02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
NOVITÀ

I semi d’uva del Texas dalla Terra allo spazio, per un vino “cosmico” del futuro

Ricercatori della Texas A&M University inviano semi sulla Stazione Spaziale Internazionale per studiare radiazioni e creare nuove varietà resistenti
SPAZIO, STAZIONE SPAZIALE INTERNAZIONALE, TEXAS, vino, Mondo
Uva del Texas nello spazio per la ricerca (ph: Sam Craft/Texas A&M AgriLife)

I vigneti del futuro potrebbero nascere tra le stelle. Centinaia di semi di uva provenienti dal Texas sono stati lanciati verso la Stazione Spaziale Internazionale (Ssi) nell’ambito di una missione scientifica guidata dall’insieme di istituzioni legate all’Università Texas A&M che si occupano di agricoltura, risorse naturali e scienze della vita Texas A&M AgriLife, con l’obiettivo di studiare gli effetti delle radiazioni cosmiche e, un giorno, produrre quello che potrebbe diventare il primo vino ottenuto da piante nate dopo un viaggio orbitale. I semi resteranno nello spazio per circa sei mesi all’interno della missione Tamu-Spirit-1, una piattaforma di ricerca concepita come un vero e proprio “campus satellitare”, prima di tornare sulla Terra dove saranno coltivati e confrontati con campioni di controllo per analizzarne crescita, resa e mutazioni genetiche. Il progetto nasce dall’iniziativa di Coby Arnold e Arvind Subramanyam, due studenti iscritti all’ultimo anno di ingegneria aerospaziale all’Università Texas A&M che, con il supporto di Justin Scheiner, esperto di viticoltura e professore associato presso il dipartimento di Scienze Orticole della Texas A&M, hanno sviluppato un sistema di trasporto in grado di proteggere i semi pur consentendo un’esposizione controllata alle radiazioni, potenzialmente in grado di innescare mutazioni utili per ottenere varietà più resistenti e adattabili ai cambiamenti climatici.
Tra le cultivar coinvolte c’è anche la Lomanto, varietà storica texana sviluppata all’inizio del Novecento dall’orticoltore e pioniere della viticoltura Thomas Volney Munson. Questa scelta richiama un simbolico ritorno alle origini della viticoltura moderna e, come ha sottolineato Scheiner, rappresenta un momento di “ciclo completo” per una vite autoctona del Texas che in passato contribuì a salvare l’industria vinicola globale e che oggi potrebbe avere un ruolo nel futuro della ricerca orticola. Dopo il rientro sulla Terra, i semi saranno piantati accanto a campioni di controllo identici nel vigneto AgriLife Research di Thomas Ranch. Gli scienziati analizzeranno le eventuali differenze nella crescita delle piante, nelle prestazioni delle viti e delle uve e nella struttura genetica. Il team di ricerca analizzerà nel dettaglio le modifiche genetiche insieme a specialisti di genomica e miglioramento varietale, tra cui il ricercatore e docente e il professore e direttore Amit Dhingra nel Dipartimento di Scienze Orticole della Texas A&M Andrej Svyantek, per comprendere a livello molecolare gli effetti dell’esposizione alle radiazioni spaziali.
“La ricerca ci aiuterà a capire come diversi livelli di radiazione influenzino i semi e l’espressione genetica delle varietà una volta coltivate, ma c’è anche l’aspetto affascinante che tra alcuni anni potremmo imbottigliare vino da semi che hanno lasciato la Terra - dichiara Scheiner - la scienza è interessante dal punto di vista della ricerca, ma il fattore più emozionante sarà questo momento di ritorno alle origini per questa storica varietà texana e, in definitiva, la produzione di un vino che è letteralmente fuori dal mondo”.
Le varietà selezionate non sono casuali: possiedono già caratteristiche genetiche utili ai vigneti texani, come resistenza alle malattie e adattabilità a condizioni di suolo e disponibilità idrica. Sebbene il team non progetti razzi, è impegnato a “progettare” piante più resistenti, adattive e produttive. In questo contesto, lo studio delle mutazioni, che storicamente hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della viticoltura (come nel caso del Pinot Grigio, nato da una mutazione del Pinot noir), sarà centrale per identificare eventuali cambiamenti indotti dalle radiazioni. “Queste varietà di uva sono collaudate e affidabili per il Texas - afferma Scheiner - dal punto di vista della ricerca, vogliamo capire come la permanenza nello spazio potrebbe influenzare queste varietà. Per l’appassionato di vino che è in me, sarebbe molto interessante se questi semi mostrassero qualche mutazione positiva casuale che rappresenti il punto di origine di una nuova varietà”.
Entro quattro o cinque anni si prevede la prima vendemmia, con la concreta possibilità di ottenere quello che potrebbe essere il primo vino prodotto da uve nate da semi che hanno viaggiato nello spazio: un vino definito già “fuori dal mondo”, non solo per la sua originalità, ma anche per il suo valore scientifico e simbolico.
“Il ruolo dell’orticoltura nell’esplorazione spaziale - che si tratti di produrre cibo o ossigeno o di contribuire al benessere complessivo degli astronauti - stimola l’immaginazione, ma le piante saranno una necessità, e questo è entusiasmante per noi - dichiara Dhingra - questo progetto collega il passato e il futuro delle scienze orticole e mostra come la nostra ricerca possa avere un impatto sui coltivatori qui e ora, ma anche aiutare l’umanità a raggiungere le stelle, e a mettere radici anche lì”.
Il progetto si inserisce in un filone di ricerca sempre più attivo che vede il vino e la vite protagonisti anche oltre l’atmosfera terrestre. Negli ultimi anni, infatti, diverse sperimentazioni hanno analizzato gli effetti dell’ambiente spaziale sia sull’affinamento del vino sia sul comportamento delle piante di vite in orbita, evidenziando come condizioni estreme possano influenzare struttura, evoluzione e caratteristiche organolettiche. Dalle bottiglie di Château Petrus affinate in orbita ai test su barbatelle di grandi nomi italiani come Gaja, Biondi Santi e Feudi San Gregorio, fino alle degustazioni dei vini di Bordeaux rientrati dalla Ssi, questi studi hanno contribuito ad aprire nuove prospettive sulla resilienza della vite e sull’adattabilità delle colture a condizioni non convenzionali.
In questo contesto, la missione Tamu-Spirit-1 rappresenta un ulteriore passo avanti, unendo ricerca scientifica, innovazione agronomica e visione futura: non solo migliorare la viticoltura sulla Terra, ma anche porre le basi per coltivazioni in ambienti extraterrestri.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli