In attesa delle piogge previste che, tutti sperano, portino un po’ di refrigerio, ma senza danni legati a temporali troppo forti, grandinate e così via, il grande caldo che attanaglia l’Europa e l’Italia e riempie le cronache, da giorni, è al centro delle attenzioni anche in vigna. E se ancora non si deve parlare di emergenza, sperando, però, che il meteo sia più clemente nei prossimi giorni, come ha spiegato a WineNews nei giorni scorsi il professor Leonardo Valenti, docente di Viticoltura all’Università di Milano e tra i più importanti esperti italiani, anche Giovanni Bigot, agronomo e creatore dell’“indice Bigot”, che monitora, secondo diversi parametri, la salute dei vigneti, dice “niente panico”, anche se qualche problema inizia ad esserci. “Il problema del caldo si sente anche nelle vigne, che non riescono a far fronte alla grande domanda evotraspirativa che le alte temperature generano. In generale, con queste condizioni climatiche, ovvero temperature elevate e in alcuni casi molta ventilazione, molti suoli in 10 giorni hanno perso quasi 60 millimetri di acqua, un terzo delle riserve idriche medie. Inoltre, al netto delle piogge che potrebbero arrivare nei prossimi giorni, qualche fenomeno di disseccamento di parte dei grappoli, e di scottatura, c’è già e quello è irreversibile. Diciamo che grandi danni non sono ancora diffusi, ma si iniziano a vedere. Soprattutto al Nord, mentre al Sud, per esempio in Sicilia da dove sono appena tornato, le condizioni in vigna sono decisamente migliori. In parte il problema è legato anche al fatto che questa forte ondata di calore non ha consentito grandi tempi di ambientamento alla vite, che in generale aveva visto una prima parte della stagione fresca e piovosa, ed il caldo repentino ha portato qualche squilibrio sulle piante, i cui effetti si iniziano a notare”.
Questo, ovviamente, non vuol dire che la vendemmia 2026 sia compromessa. Ma, sottolinea Bigot, “come sempre in fasi di difficoltà si evidenziano le differenze tra i vecchi vigneti e quelli più giovani, con i primi che si adattano e si autoregolano meglio dei secondi; si evidenziano le differenze tra chi ha curato meglio la vigna, il suolo, la chioma, ha utilizzato bene le reti ombreggianti, e chi non lo ha fatto. E questo è problema che sta emergendo, perché in una fase difficile di mercato, qualcuno taglia anche sulla gestione “qualitativa” del vigneto, e poi gli effetti rispetto a chi, invece, continua nonostante tutto ad investire, si vedono. Perché, ormai, è acclarato che sono tantissimi i fattori da tenere sotto controllo per una buona gestione del vigneto, ogni hanno c’è qualche “emergenza” o situazione da gestire, e chi lo fa, negli anni, mette insieme tanti elementi importanti che poi si ritrovano nella gestione del vigneto”.
In ogni caso, in questo momento, “da fare c’è relativamente poco - ha sottolineato il professor Leonardo Valenti - nel senso che c’è sempre una difesa attiva e una passiva. Sicuramente non si deve eliminare la vegetazione, in modo che la pianta rimanga coperta e abbia una protezione dalle foglie, che servono un pochino a mitigare quelle che sono le temperature estreme che stiamo raggiungendo. Il problema secondo me è più quasi del Centro-Nord che del Sud, almeno per quello che ho visto io: per esempio in Basilicata la settimana scorsa non c’era niente da rilevare, anche se faceva molto caldo. La questione è sempre la stessa, non abbiamo ancora messo in pratica quelle politiche che potevano servire, come la copertura delle uve con reti o con altri sistemi, e, quindi, andiamo incontro a quelle che sono le problematiche dell’annata. La vite con queste temperature tende a bloccarsi e non fa più fotosintesi, quindi, rimane quiescente, aspettando momenti migliori. Dipende quanto dura ancora questa situazione: anche se andasse avanti ancora qualche giorno - ma pare che in questi giorni ci saranno dei cambiamenti nel meteo - torneremo in una condizione di normalità e, a quel punto, non ci sarebbero più problemi. Come per tutte le cose, c’è un limite oltre cui non si può andare. Ancora non si è raggiunto quel limite, però, se continuasse così - e io spero ardentemente di no - potremmo avere problemi”.
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