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CAMBIAMENTO CLIMATICO

Emergenza idrica, in Piemonte “un disegno di legge rivoluzionerà la governance dell’acqua”

“Sos” della Regione a Valle d’Aosta e Canton Ticino. Agricoltori: “indispensabile per la competitività imprese”. Slow Food: “la biodiversità vince”
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La siccità del fiume Po (ph: Facebook/Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po)

Una situazione idrica complessivamente deficitaria, con le risorse idriche superficiali ridotte del 37% sulla media del periodo e con le sezioni idrometriche che, nella prima decade di luglio, presentano deficit superiori anche al 40%, mentre si registrano condizioni di siccità severa in tutto il bacino dei fiumi Tanaro, Scrivia e del Po, che ha registrato un deficit di precipitazioni del 36% sulla media storica, e una portata media inferiore fino al 75%, a fronte di temperature superiori alla media del periodo di +3,5 °C. E con le prospettive meteorologiche per le prossime settimane che non lasciano intravedere un’inversione di tendenza. È la situazione paradigmatica dell’emergenza idrica in Piemonte, delineata, ieri, nel Tavolo riunito dalla Regione Piemonte a Torino, con Arpa, associazioni agricole, parchi e aree protette, consorzi idrici, Anbi, Prefetture, Città Metropolitana di Torino e Province, enti di governo e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche, ma che racconta una delle più grandi problematiche legate agli effetti del cambiamento climatico che interessa, ormai, la maggior parte dei territori italiani, che, in mancanza di una gestione migliore nella “politica dell’acqua” nel nostro Paese, si trovano ad affrontarla ogni anno con maggiori criticità, a partire dall’agricoltura, dove una gestione sempre più moderna, coordinata ed efficiente della risorsa rappresenta, ormai, una condizione indispensabile per garantire non solo i raccolti, ma la competitività delle imprese.
“Il caldo e l’assenza di piogge stanno determinando un’emergenza da affrontare con attenzione soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura - ha riassunto il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio - su questo non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo. Per quanto riguarda l’aspetto idropotabile, ci sono un centinaio di comuni che in questo momento hanno già emanato ordinanze per regolare la gestione dell’acqua, soprattutto nelle frazioni e nei paesi di montagna, dove ci sono località nelle quali già oggi dobbiamo intervenire con le autobotti. Monitoriamo giorno dopo giorno la situazione, pronti ad avviare la richiesta dello stato di emergenza se non dovessero migliorare le condizioni meteorologiche, in accordo con le altre regioni che vivono la nostra stessa situazione, per dare i ristori necessari”. Intanto, l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni ha spiegato che “in Regione è operativo un gruppo di lavoro interdirezionale con il compito specifico di monitorare il rischio di perdita del raccolto per cause idriche, che si riunisce con regolarità per elaborare i dati di Arpa e fornire al mondo agricolo indicazioni proiettive. E a fine luglio - ha anticipato - incardineremo in Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale il disegno di legge di riforma dei consorzi irrigui, destinato a rivoluzionare in modo strutturale la governance della gestione dell’acqua per la nostra produzione agricola e agroalimentare”.
“Le aziende agricole - ha spiegato il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia - hanno già sostenuto costi molto elevati per le semine, le lavorazioni e la gestione delle colture; oggi il rischio concreto è quello di non riuscire a portare a casa il raccolto, con conseguenze economiche pesantissime per molte imprese. L’emergenza richiede, quindi, interventi immediati per limitare i danni alle produzioni, ma sarebbe un errore considerarla soltanto un evento contingente. I cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti e intensi questi fenomeni e impongono una politica dell’acqua capace di guardare al medio e lungo periodo”. Per Confagricoltura è indispensabile accelerare gli investimenti destinati ad aumentare la capacità di accumulo della risorsa idrica, rendere più efficienti le reti irrigue, semplificare le procedure autorizzative per le opere necessarie e adottare strumenti di gestione che consentano di utilizzare ogni disponibilità d’acqua nel modo più efficace possibile, conciliando le esigenze ambientali con quelle produttive. Per questo l’organizzazione guarda inoltre con interesse al percorso annunciato dalla Regione sulla riforma della governance irrigua, perché “l’acqua - conclude Allasia - non è soltanto un fattore produttivo: è il presupposto della sicurezza alimentare, della tutela del territorio e della vitalità delle aree rurali”.
Lo ribadisce anche la presidente Slow Food Italia Barbara Nappini, per la quale “la trave nel piatto è che, a fronte di una crisi idrica tanto drammatica, si continua a sostenere la coltura e il consumo di specie e varietà sempre più idrovore, e a praticare un’agricoltura insostenibile, anche in relazione all’esigenza idrica. In luogo di finanziare ulteriori sistemi di irrigazione, sarebbe sensato promuovere un’agricoltura che ha bisogno di meno acqua e pratiche che gestiscono meglio questa risorsa sempre più scarsa”. E, aggiunge, “di fronte a questa delicata situazione puntare tutto sulla costruzione di nuove infrastrutture come gli invasi, sembra un’ipotesi semplicistica e riduttiva: noi riteniamo che serva una visione lucida d’insieme e una conseguente complessiva e lungimirante programmazione. Pensiamo per esempio al rafforzamento del riutilizzo dell’acqua piovana che oggi riguarda solo l’11% e la ristrutturazione della rete idrica nazionale che registra perdite pari al 42% dell’acqua immessa. La raccolta dell’acqua piovana in agricoltura dovrebbe essere obbligatoria”. Anche in questo ambito, infatti, “così vasto e strategico - conclude Nappini - le soluzioni vengono dalla diversità e non dalla monocoltura: la coltivazione di varietà vegetali locali e stagionali è una risposta. Quest’ultime, infatti, evolutesi in un’area specifica sono meno esigenti in termini di apporto idrico e al contempo mantengono il suolo vivo e permeabile. Molte varietà tradizionali di pomodori (come il Presidio del Pomodoro Siccagno della Valle del Bilici), di frutta a guscio (come il Presidio della Mandorla Tondina dell’Alto Salento) e anche di legumi (vedi il Presidio del Moco delle Valli della Bormida) sono del tutto resistenti alla siccità e possono essere adottati per la loro capacità di resilienza. In generale la biodiversità e l’agroecologia hanno in sé molte delle risposte necessarie ad affrontare l’emergenza e a pianificare con lungimiranza e saggezza il futuro: che sarà tale solo se agiamo subito”.

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