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LA VISIONE

“Tra clima, mercati e consumi che cambiano, il vino è un patrimonio culturale a rischio”

Il presidente Legacoop Agroalimentare Cristian Maretti “chiama” le istituzioni: “servono politiche capaci di accompagnare il settore”
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Il presidente Legacoop Agroalimentare, Cristian Maretti

Rese in calo per effetto del riscaldamento globale, una vendemmia anticipata come mai visto prima, mercati internazionali incerti tra dazi e tensioni geopolitiche e consumi in trasformazione. Ecco i fronti aperti su cui si gioca il futuro di uno dei comparti più identitari dell’agroalimentare italiano: il vino. A fare il punto sulla situazione - nei giorni in cui riparte la pianificazione dello spot istituzionale dedicato al vino italiano, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - è Legacoop Agroalimentare, l’associazione che riunisce oltre 60 cooperative vitivinicole del Paese, per un valore alla produzione di 2 miliardi di euro, quasi il 13% del fatturato del vino italiano, per un giro d’affari in materia di export di 620 milioni di euro ed oltre 2.700 occupati. “Il settore del vino è pienamente dentro la nostra cultura e storia, ma molte questioni tra cui il riscaldamento globale mettono a rischio un settore fondamentale per l’economia agroalimentare del nostro Paese - dichiara il presidente Cristian Maretti - accogliamo con favore ogni iniziativa che contribuisca a raccontare il valore del vino italiano nel mondo. Ma la promozione, da sola, non basta: il comparto ha bisogno di politiche capaci di accompagnarlo di fronte a sfide che si sommano tra loro. C’è bisogno di gustare questo finale di agosto con un bel calice”.
Il nodo principale riguarda il clima. Il riscaldamento globale, ricorda Maretti, non è più una minaccia astratta ma un fattore che incide già oggi sulle rese e sulla qualità delle produzioni, colpendo in particolare le aree collinari, dove le basse rese renderebbero necessari interventi mirati, a partire dal potenziamento delle infrastrutture irrigue. Ma a preoccupare il presidente Legacoop Agroalimentare è anche il proliferare di nuovi vigneti: il sistema attuale consente ogni anno l’impianto di quasi 7.000 nuovi ettari, un ritmo che il Coordinamento vitivinicolo di Legacoop Agroalimentare chiede da tempo di sospendere temporaneamente, insieme a un rafforzamento degli strumenti di liquidità per le imprese cooperative. E sul fronte del commercio estero, pesano ancora le incognite legate ai dazi Usa sul vino europeo, che interessano un mercato da 4,88 miliardi di euro, pari al 28% del valore totale delle esportazioni vinicole dell’Unione europea (nonché primo mercato di sbocco per l’Italia e che, a maggio 2026, ha visto importazioni negli States per 709 milioni di euro facendo segnare il -15,4% rispetto ad un anno fa, come da dati Istat, analizzati da WineNews).
Un contesto che, peraltro, è reso ancora più complesso da tensioni geopolitiche, rincari energetici e costi dei trasporti in aumento. “Tuttavia sembra di vedere i primi riscontri positivi dal mercato brasiliano, uno spiraglio di luce in un momento non facile”, commenta Maretti. Il Brasile rappresenta infatti la principale porta d’accesso al Sudamerica per le imprese del vino italiano (ed europeo), soprattutto alla luce dell’accordo del Mercosur. Secondo i dati Secex Brasil, analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino Spagnolo (Oive), le importazioni di vino italiano nel Paese sudamericano, nel primo semestre 2026, hanno raggiunto i 79,4 milioni di litri (+9,1%), per un valore di 234,3 milioni di euro (+5,9%) e un prezzo medio di 2,95 euro/litro (-2,9%). Il presidente Maretti segnala infine l’impatto dell’evoluzione dei consumi sui vini rossi a maggiore gradazione alcolica, un trend che sta spingendo le cantine cooperative a guardare con crescente attenzione ai vini dealcolati e parzialmente dealcolati, un segmento che a livello mondiale vale già oltre 2,4 miliardi di dollari e che, secondo le previsioni, arriverà a 3,3 miliardi entro il 2028.
Su tutti questi fronti, Legacoop Agroalimentare chiede alle istituzioni interventi rapidi e coordinati: dall’attuazione tempestiva del recente “Pacchetto Vino” concordato in sede europea, alla certezza sul futuro dell’Ocm vino nell’ambito della riforma della Pac post-2027, fino a misure straordinarie - come distillazione ed estirpazione - da tenere pronte per le situazioni di crisi più acute.
“Il vino italiano continua ad essere un ambasciatore del nostro Paese nel mondo - conclude Maretti - ma perché questo racconto resti vero anche negli anni a venire, servono scelte coerenti: sostenere chi negli anni ha investito in innovazione, tutelare il reddito dei viticoltori e affrontare con strumenti concreti gli effetti della crisi climatica. Legacoop Agroalimentare continuerà a portare queste istanze nei tavoli istituzionali, a fianco delle cantine cooperative di tutto il territorio nazionale”.

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