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MERCATO

Vino sfuso mondiale, nel primo trimestre 2026 netto calo in valore a 566 milioni di euro (-18,8%)

Giù anche i volumi a -18,9% (7,1 milioni di ettolitri) secondo il report sull’export di Vinexposium. La Spagna è leader, Italia terzo Paese fornitore
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Vino sfuso, nel primo trimestre 2026 mercato mondiale in calo

A causa anche (ma non solo) di vendemmie sempre più “leggere” - ma comunque in grado di soddisfare i consumi interni e le esportazioni, e, quindi, con una minore necessità di acquistare vino da altri Paesi - le esportazioni mondiali di vino sfuso nel primo trimestre 2026 hanno subito un forte calo. Sono diminuite del -18,8% in valore, attestandosi a 566 milioni di euro, e del -18,9% in volume, scendendo a 7,1 milioni di ettolitri, mentre i prezzi medi sono rimasti pressoché invariati a 80 euro per ettolitro (+0,1%). Sono i dati del “Bulk Wine Markets Evolution up to March” 2026 di Vinexposium, tra i leader globali per gli eventi dedicati a professionisti e operatori di vino e distillati (firma della fiera internazionale “Wine Paris”, ndr), con l’analisi di Rafael del Rey/Del Rey Analysts of Wine Markets (Awm). E stando ai quali, su base annua, le esportazioni di vino sfuso sono diminuite, invece, dell’11,8% in valore (attestandosi a 2,3 miliardi di euro) e del 10,3% in volume (scendendo a 30 milioni di ettolitri), con prezzi medi in lieve calo a 78 euro per ettolitro. Il ritmo del calo sta, quindi, accelerando e, rispetto all’andamento del mercato vinicolo globale, la performance negativa delle esportazioni di vino sfuso risulta peggiore della media, che registra una flessione del -6,6% in volume e del -8,8% in valore.
Per quanto riguarda il vino sfuso “vero e proprio”, ovvero quello spedito in contenitori di capacità superiore ai 10 litri, spiega il report, la Spagna rimane di gran lunga il principale esportatore mondiale. In un anno, da marzo 2025 a marzo 2026, ha esportato 10,2 milioni di ettolitri, nonostante un calo del -5,2% nei volumi di spedizione. Tuttavia, l’aumento dei prezzi, trainato da un raccolto più scarso nell’emisfero settentrionale, ha fatto salire il fatturato dello 0,9%, raggiungendo i 538 milioni di euro. Nel primo trimestre dell’anno, tutti i principali produttori, ad eccezione di Sudafrica, Francia e Argentina hanno ridotto le vendite di vino sfuso. L’Italia, sempre da marzo 2025 a marzo 2026, è il terzo fornitore in valore con 273 milioni di euro (-11,3%), dietro, oltre che alla Spagna, alla Nuova Zelanda (292 milioni di euro, - 20,6%), e il terzo Paese fornitore in volume, preceduta da Spagna e Australia, con 3,1 milioni di ettolitri (-13,3%). Il prezzo medio, però, è salito a 0,88 euro (+2,3%). L’Italia, nel primo trimestre 2026, è crollata nelle importazioni di vino sfuso, raggiungendo in valore i 12 milioni di euro (-56,1%), per 0,2 milioni di ettolitri (-52,9%) ad un prezzo medio di 0,52 euro al litro.Con 126 milioni di euro nel primo trimestre 2026, il Regno Unito è il primo importatore di vino sfuso (-9,7%), periodo temporale in cui la Germania è leader nei volumi importati di sfuso a 1,6 milioni di ettolitri (-7,6%).
Dal 2017, le esportazioni di vino sfuso dell’Ue, spiega il report, sono diminuite del 5,1% in valore e del 21,2% in volume, a seguito di un aumento dei prezzi medi del +20,3% nell’arco di quasi un decennio. Tuttavia, l’andamento è variato notevolmente in base alla tipologia di colore: le esportazioni di vino bianco sfuso sono calate solo del -7,3% in volume, mentre quelle di vini rossi e rosati hanno registrato una flessione del -33,6%. In termini di valore, il divario è stato ancora più marcato: i vini bianchi hanno visto crescere i ricavi del +20,9%, a fronte di un calo del -23,7% per i rossi e i rosati. Nel primo trimestre dell’anno, tuttavia, i vini bianchi hanno registrato performance leggermente peggiori di rossi e rosati in termini di valore, con un calo rispettivamente del -14,3% contro il -11,2%, pur mantenendo una tenuta migliore in termini di volume.

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