Un progetto realizzato in pochi mesi, per impulso e volontà di Carlo Petrini, ma che raccoglie 30 anni di impegno, e pone le basi per un grande lavoro di divulgazione culturale, ma anche di sviluppo dei territori basato sul concetto chiave della biodiversità: è questo, in estrema sintesi, il senso degli “Atlanti dell’Arca del Gusto” di Slow Food, presentati, oggi, a Terra Madre Salone del Gusto 2026 a Torino (fino al 27 settembre), donati anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia di apertura, e realizzati con il supporto del Ministero delle Politiche Agricole e di Ismea. 1.450 i prodotti italiani censiti e raccontati con rigore scientifico, oltre 6.000 quella raccolti nel mondo dalla rete mondiale di Slow Food, per un progetto a cui Petrini ha tenuto tantissimo fino al suo ultimo respiro, e che serviranno a conservare, prima, e a valorizzare, poi, quella biodiversità che “è la condizione stessa della nostra vita: ogni prodotto salvato è un seme di futuro, ogni sapere costudito è una possibilità in più per costruire un mondo migliore”, diceva lo stesso Petrini. A raccontare il senso ed il valore del progetto, tra gli altri, Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia, Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, e Nicola Perullo, rettore dell’Università di Pollenzo, altra storica e geniale intuizione di Petrini, nel convegno moderato da Eleonora Cozzella, direttrice de “Il Gusto” de “La Repubblica”.
“Un anno e mezzo fa Carlin ci chiamò a raccolta tutti, era un po’ di tempo che non entrava operativamente sulle questioni organizzative di Terra Madre. Ci disse che la voleva in centro città, a Torino - racconta Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia - per “camminarla a piedi”, e tutta incentrata sulla biodiversità. E poi, ci disse, voglio gli “Atlanti”, uno per ogni regione. Ci sembrava impossibile. Poi ci disse anche che non li voleva digitali, ma cartacei. Era ancora più difficile. Ma, come ogni volta, Carlin riusciva a convincere chiunque a fare qualsiasi cosa, e, quindi, l’abbiamo fatto, con un grande lavoro dell’Università di Pollenzo, Slow Food Editore, e di tante forze che quando Carlo è mancato hanno tenuto ancora di più a questo progetto. E questi volumi, ora, saranno sfogliati in scuole, biblioteche, e non solo. Non è un catalogo, ma un racconto di vite, saperi e storie, e non devono essere musealizzati, ma vanno visti come un modo per tenere in vita prodotti, territori e comunità, e già siamo ripartiti con la mappatura dei prossimi 1.450 prodotti del futuro, perché tutelare la biodiversità è tutelare il nostro futuro”.
Un progetto che ha goduto da subito del supporto del Ministero dell’Agricoltura, ha sottolineato il Ministro Francesco Lollobrigida. “Ho potuto conoscere personalmente Carlin tardi, di fatto nei primi giorni del mio Ministero - ha detto Lollobrigida - quando da uomo libero ebbe modo di dire che la sovranità alimentare che avevo voluto nel nome del Ministero non voleva dire vietare di vendere l’ananas al supermercato, ma affermare un concetto importante per noi, ma anche per tutelare soprattutto i Paesi produttori più deboli dalla cancellazione di biodiversità, cultura e non solo. E l’Arca è un simbolo perfetto, perché vuole salvare produzioni che non reggerebbero in un mercato omologante come quello che abbiamo di fronte. Dobbiamo far conoscere un prodotto che spesso è sconosciuto, e poi dargli un valore, facendo capire a chi lo compra, al prezzo giusto, che sta salvando cultura, prodotti, economia dei territori. Qui c’è il legame tra il cibo e tutto quello che muove: biodiversità, lavoro, sostenibilità ambientale, che deve essere anche economica, e non solo. A Carlin non si riusciva a dire di no. E su questi temi, pur partendo su tante cose da posizioni diverse, abbiamo avuto da subito valori condivisi. Il suo progetto mi ha convito subito. Testi come gli “Atlanti dell’Arca” non sono fatti per impolverarsi, devono essere vivi e vivibili, e così come altre opere, questo lavoro dovrà arrivare dovunque, anche attraverso le nostre Ambasciate, per far conoscere al mondo quello che l’Italia, in 3.000 anni di contaminazioni con altre culture, ha saputo fare. Oggi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha invitato a considerare l’agricoltura quello che è, cioè custode dell’ambiente, se fatta con un certo modello. La scelta di richiamare “sovranità” nel nome del Ministero è la volontà di dire che l’agricoltura non è un tassello, ma un architrave della libertà, che vuole dire andare non verso l’autarchia ma, il più possibile, verso l’autosufficienza. Dobbiamo rafforzare il nostro modello alimentare, e far capire al cittadino che mangiare è un atto rivoluzionario, il primo ed il più importante”.
Il lavoro legato agli “Atlanti”, ha detto il presidente Ismea, Livio Proietti, è importante anche per lavorare al problema dell’abbandono delle aree interne, dove di fatto tanti dei prodotti censiti dagli “Atlanti” stessi nascono. “Io dico da sempre che la nostra agricoltura o salva le aree interne o fallisce, le nostre produzioni migliori nascono in tanti piccoli centri, dove la vita è ancora scandita dai ritmi dell’agricoltura. Ricercare stagionalità e sapori antichi non è nostalgia, è volontà di non veder cancellare le radici. Gli “Atlanti” lanciano un messaggio a chi viene dopo”.
“Gli “Atlanti” - ha sottolineato il rettore dell’Università di Pollenzo, Nicola Perullo - sono dedicati a Carlo Petrini, ma anche a Dauro Mattia Zocchi, ricercatore dell’Università di Pollenzo, che molto a lavorato al progetto, e per un beffa del destino ha visto anche lui concludere precocemente la propria vita, a breve distanza da Carlin. È un’opera di grande valore a cui hanno lavorato in tanti. Sovranità e biodiversità, che sono state richiamate prima, non sono slogan e turismo da cartolina. La sovranità non è uno slogan politico, ma qualcosa di profondo; la biodiversità non è il turismo della gastrocentrificazione dei luoghi. Una cosa a cui teneva molto Carlo Petrini era la divisione tra la biodiversità agricola e alimentare, e la sua mercificazione. Questi “Atlanti” sono strumenti per sviluppare nuova conoscenza, riflessioni e non solo”.
“È un opera dal valore politico enorme - ha aggiunto Francesco Sottile, agronomo e docente dell’Università di Palermo, e membro del consiglio della Fondazione Slow Food Ets - non è semplicemente un’opera che fissa la conoscenza, ma guarda la futuro. Mi preme sottolineare che, come ha raccontato Barbara Nappini, è il frutto di un lavoro straordinario e appassionato di tantissime persone, ma racconta un lavoro che Slow Food porta avanti da 30 anni. L’Arca del Gusto forse è il primo dei grandi passi in avanti fatti da Slow Food per guardare in maniera concreta alla biodiversità. Sono volumi che devono alimentare la conoscenza nelle scuole, che possono alimentare nuove economie perché i prodotti dell’Arca possono diventare Presìdi Slow Food e magari pezzi di una nuova cucina. Ma alimentano anche la responsabilità che abbiamo: c’è tanto che rischiamo di perdere, non possiamo attribuire ad agricoltori, pescatori, allevatori, la responsabilità di salvare queste cose. Abbiamo bisogno di politiche su ricerca, tutela, innovazione, politiche agricole che rendano concreta questa volontà di conservazione, perché tra qualche anno si possano avere cose non più da conservare ma solo da valorizzare”.
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