Il Terre Brune 2021, maturato per 16 mesi in barrique, profuma di frutta rossa matura e macchia mediterranea, con tocchi tostati e affumicati. In bocca il sorso scorre pieno e avvolgente, con una ricca articolazione tannica, terminando in un finale intenso su richiami al cioccolato e ritorni fruttati. Agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso nella cooperativa sarda era arrivato Giacomo Tachis, il cui impulso fu certo determinante per il successo del Terre Brune alla sua prima uscita nel 1984. Un vino che nasceva da antichi vigneti nel Sulcis meridionale, allevati con le varietà Carignano e Bovaleddu, impiantate ad alberello ancora a piede franco. Solo i metodi di vinificazione e affinamento erano uno strappo deciso col passato. La storia della Cantina Santadi comincia nel 1960, con lo slancio di un gruppo di vignaioli pionieri uniti in una cooperativa. I primi anni servirono a rodare una macchina complessa - dapprima dedita alla produzione e vendita di solo vino sfuso - con le prime bottiglie ad arrivare sul mercato negli anni Ottanta del secolo scorso. Oggi la Cantina Santadi - posta nel Sulcis in provincia di Carbonia-Iglesias, nella zona sud-occidentale dell’isola - è un colosso, almeno per l’economia della Sardegna, e conta su 550 ettari a vigneto da cui arrivano circa 2.500.000 di bottiglie, distribuite in un ampio portafoglio etichette dalla solida costanza qualitativa.
(fp)
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