La storia del Bellavista Satèn affonda le radici in un percorso di costante innovazione iniziato nel 1984, quando l’azienda produsse il primo Crémant franciacortino. Fu Vittorio Moretti in Bellavista a inventare e registrare nel 1990 il termine Satèn, nome poi ceduto al Consorzio di Tutela per permetterne l’utilizzo a tutti gli associati, definendo così uno stile basato su una minore pressione atmosferica in bottiglia, fissata a 5 atm invece delle 6 del Metodo Classico. L’edizione 2021 interpreta questa eredità attraverso una selezione rigorosa di uve Chardonnay provenienti da vigneti collinari di circa trent’anni, allevati a Guyot con densità di 5.000 ceppi per ettaro. La vendemmia è di fine agosto, con rese contenute, e la vinificazione vede circa il 45% della base affinata in pièces di rovere, mentre la restante parte affina in acciaio. Il vino sosta poi sui lieviti oltre 40 mesi prima della sboccatura, effettuata con un dosaggio contenuto che ne preserva il profilo dinamico. Al naso, note di agrumi maturi, fiori bianchi e sottili sfumature di pasta di mandorla. Al palato la tipica cremosità è bilanciata da una freschezza definita, che sostiene la progressione gustativa fino a una chiusura di buona sapidità, dove la struttura derivante dal legno si integra con la verticalità del frutto. Il Satèn di Bellavista conferma la stilistica di un’etichetta che ha tracciato la strada per l’intera denominazione.
(Chiara Giovoni)
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