Il 22 aprile è la “Giornata Mondiale della Terra”, nata per sensibilizzare i cittadini sul ruolo fondamentale della Terra per la nostra vita e per aumentare la consapevolezza ambientale. Ma, secondo Slow Food Italia, da molti anni, ormai, questa ricorrenza si celebra in una situazione sempre più disastrosa. Sembra paradossale, secondo il più importante movimento mondiale che si batte per il diritto al cibo buono, pulito e giusto per tutti, fondato esattamente 40 anni fa da Carlin Petrini, e che, oggi, abbracciando 160 Paesi del mondo, è arrivato fino in Cina: ma nonostante studi scientifici e appelli “invece di migliorare, si peggiora: cementificazione, il massiccio uso di erbicidi e pesticidi, di cui il glifosato è solo uno degli esempi più noti, eccessivo sfruttamento, inquinamento, e ora anche le guerre sempre più diffuse”.
Così la Chiocciola torna a sottolineare come la transizione ecologica possa avvenire anche tramite scelte quotidiane - seguendo proprio lo slogan della “Giornata Mondiale della Terra” 2026: “Our Power, Our Planet”, tradotto: “Il nostro potere, il nostro Pianeta” - a partire dalla spesa e da ciò che portiamo in tavola: un atto su cui ogni persona può incidere, perché ogni scelta alimentare sostiene uno specifico modello agricolo e distributivo, difende la biodiversità, la salute dell’ambiente e l’economia rurale.
“Il cibo assume un ruolo centrale e decisivo. È attraverso modelli distorti di produzione alimentare che si sono consumate alcune delle ferite più profonde inflitte al Pianeta. Le monocolture, l’agricoltura industrializzata, la logica dell’efficienza a ogni costo, hanno spezzato equilibri antichi, cancellando un sapere fondamentale. Il cibo non è solo nutrimento. È il punto di incontro tra l’uomo e la natura, il luogo in cui ambiente e società si intrecciano, la chiave per leggere il nostro modo di abitare il mondo - spiega a tal proposito Francesco Sottile, vicepresidente Slow Food Italia - è da qui che affiora con forza il valore dell’agroecologia. Non solo come disciplina scientifica, ma come visione culturale che nasce dal basso, dall’esperienza e dall’ascolto dei territori. L’agroecologia ci insegna a osservare i sistemi agricoli come ecosistemi complessi, fatti di relazioni, di equilibri sottili, di funzioni che si sostengono a vicenda. Non si tratta semplicemente di produrre cibo, ma di farlo senza spezzare i cicli naturali, custodendo la fertilità dei suoli, rafforzando le interconnessioni tra le forme di vita, riconoscendo il valore della biodiversità, delle comunità rurali e dei paesaggi costruiti da secoli di convivenza tra uomo e natura”.
Anche il cibo, con la sua produzione e distribuzione, ricorda Slow Food, contribuisce, infatti, a mettere sotto assedio la terra. Spreco, uso di chimica di sintesi, merci che percorrono migliaia di chilometri e sovrasfruttamento dei terreni, sono solo alcuni dei mali di questo sistema che fa il conto su fonti che considera inesauribili come acqua, terra e aria.
“Come se fosse possibile comportarsi contro l’ambiente senza subirne le conseguenze. Come se proteggere la nostra casa comune non significasse, in fondo, prendersi cura di chi la abita - prosegue Sottile - la Terra non è un’opinione: è la condizione stessa della nostra esistenza. Forse è proprio questo il significato più profondo della “Giornata Mondiale della Terra”. Non sentirci, per un giorno soltanto, più “ambientalisti”, ma tornare ad essere abitanti consapevoli. Comprendere che terra significa ambiente, biodiversità, relazioni. Che difenderla non è una scelta ideologica, ma una responsabilità inevitabile”.
I segnali, dice la Chicciola, del resto, sono inequivocabili: deserti che avanzano, incendi, inondazioni, eventi climatici estremi che provocano morti e migrazioni, un’incertezza sociale difficile da gestire. Slow Food invita, dunque, a partire dal rispetto della Terra, “perché un’altra idea di mondo è possibile”.
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