Il prezzo medio del grano duro alla Commissione Unica Nazionale è sceso del -50% rispetto a 4 campagne fa, mentre per quanto riguarda il risone, le principali varietà da risotto come Carnaroli, Arborio e Volano, nel mese corrente, registrano una flessione del -33% su base annua con il Vialone Nano che, a giugno, è quotato oltre il 60% in meno. Così come le quotazioni dei suini da macello che si collocano, ormai stabilmente, intorno al -20% rispetto agli ultimi 2 anni e quelle dell’olio Evo che, negli ultimi 12 mesi, sono crollate del -33%, con tagli in alcune situazioni specifiche che raggiungono e superano anche il -50% su base annua (e che sono state, tra le altre cose, anche motivo di mobilitazione da parte degli olivicoltori, oggi, a Bari): il tutto aggravato da un “fermo” degli scambi che sta ulteriormente complicando la congiuntura di mercato. Sono le forti criticità per alcune produzioni identitarie del made in Italy evidenziate da Confagricoltura, riunita oggi a Palazzo della Valle a Roma, che raccontano di una “situazione insostenibile per le imprese agricole che affrontano, contestualmente, un incremento medio dei costi, legato alla situazione internazionale drasticamente peggiorata negli ultimi tempi”.
Ad aprile, per esempio, produrre riso e frumento è costato circa l’11% in più e il +7,4% per l’olivicoltura: “questo grave deterioramento della ragione di scambio - commenta la Giunta Nazionale di Confagricoltura - mette a repentaglio le produzioni agricole alla base di filiere strategiche per il sistema agroalimentare nazionale. Urgono misure risolutive non più rinviabili: sia interventi pubblici di politica agricola che intese di filiera tra operatori, che attenuino i gravi effetti di una dinamica di mercato che sta mettendo a serio rischio la fiducia e la tenuta delle imprese agricole di questi comparti”.
La confederazione degli agricoltori propone, perciò, una serie di interventi mirati. Per il grano duro, spiegano, è essenziale valorizzare il prodotto nazionale aumentando il dettaglio dei Paesi di origine, nel caso della miscela, e la percentuale minima - oggi fissata al 50% - che consente di indicare il principale Paese di provenienza. Riguardo al riso, invece, “è necessario agire, anche a livello comunitario, per aumentare i controlli sanitari sulle importazioni, favorendo la reciprocità”. Capitolo mercato suinicolo: “occorre un attento monitoraggio di tutte le possibili perturbazioni - come l’aumento delle importazioni e gli effetti delle malattie animali (es. Peste Suina Africana) – affinché si riflettano correttamente sulle quotazioni. Per il comparto olivicolo, è urgente il riconoscimento ufficiale dello stato di crisi e l’istituzione di un apposito fondo per finanziare misure specifiche, indirizzate a sostenere la liquidità, a coprire gli oneri creditizi e a promuovere il prodotto nazionale.
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