Rappresentavano il 7% delle vendite globali del settore della ristorazione nel 2019 e oggi, nonostante la fine delle restrizioni per la pandemia da Covid-19, toccano la percentuale del 20%. Le consegne a domicilio negli ultimi 7 anni (“aiutate” in un certo senso dall’isolamento vissuto tra il 2020 e il 2021 con il lockdown che di fatto ha spinto questo trend) sono praticamente triplicate e, secondo le stime, destinate a crescere ancora. I fattori, spiega un’indagine di Euromonitor International, sono da ricercare nella comodità, che è sempre più un driver di acquisto (con il cosiddetto “food delivery” il cibo infatti ti viene consegnato direttamente a casa dopo averlo ordinato tramite smartphone), connessa a sua volta al crescente potere d’acquisto oggi delle generazioni native digitali, che privilegiano proprio un servizio di questo genere. Il punto, però, è che la gestione delle consegne tramite terze parti rappresenta per gli operatori della ristorazione un’erosione dei propri margini di profitto a causa delle commissioni applicate dalle aziende di delivery, e che già si unisce alle problematiche economiche legate al crescente costo degli ingredienti, delle spedizioni e la manodopera. Non a caso, spiega il report, mentre i ristoranti a servizio limitato a livello globale sono riusciti a tornare ai livelli di fatturato pre-pandemia entro il 2021, i ristoranti a servizio completo hanno registrato una ripresa solo nel 2025.
Eppure, secondo la survey sul lifestyle “Euromonitor Voice of the Consumer”, il 21,5% dei consumatori globali intende aumentare le proprie visite al ristorante nei prossimi 12 mesi (dato che arriva al 27,4% tra gli intervistati, con un reddito annuo superiore agli 80.000 dollari). Ed i giovani, nel caso specifico, sono una generazione che in realtà privilegia le esperienze dal vivo: una dimostrazione, secondo Euromonitor, sarebbe la spesa che viene frequentemente destinata da questa fascia d’età per viaggi nonostante le attuali tensioni geopolitiche e la pressione sui consumi.
Così l’indagine sprona gli operatori della ristorazione a dare risalto al concetto di “esperienza” nelle loro proposte prendendo spunto dagli slogan di grandi marchi di altri comparti che “da tempo mirano ad innescare bisogni emotivi”: identificare dunque degli “spazi inesplorati” dove risiedono “obiettivi non ancora soddisfatti” e pensare “prodotti e messaggi” che “segnalino come realizzarli”.
Un approccio che, dice Euromonitor, “ha aiutato le aziende di beni di largo consumo ad andare oltre la logica del beneficio momentaneo e costruire invece legami più forti e duraturi con i consumatori. I ristoratori possono trarre spunto da questo metodo per comunicare un valore premium il cui vantaggio competitivo risiede nelle loro caratteristiche esperienziali uniche. Comprendere il proprio spazio di vendita e la propria strategia di ospitalità permette di rispondere ai bisogni più ampi del consumatore e incentivarlo a incontrarvi in loco”.
Copyright © 2000/2026
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026