Oltre 86.000 negozi di vicinato scomparsi negli ultimi 10 anni, con un saldo negativo che supera le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. È la fotografia “preoccupante” scattata dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, edizione n. 1 realizzata con Percorsi di Secondo Welfare, e presentato, nei giorni scorsi a Bologna. “Un segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio locale non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori”, spiega Nomisma che, per combattere queste dinamiche ha rilanciato il “Manifesto della Reciprocità”: un opportunità per riflettere e individuare soluzioni su scala nazionale e locale attraverso la messa a terra di 10 punti programmatici e che si propone come strumento di sensibilizzazione e coinvolgimento di stakeholder e amministrazioni locali con un approccio primariamente sociale e orientato alle comunità.
Nonostante la contrazione della rete fisica (del -6,7% di unità locali a livello nazionale), il report indica che si registra l’aumento del numero degli addetti, cresciuto mediamente del +21,2% tra il 2015 e il 2025. E mentre il commercio di prossimità è il più colpito - in particolare le attività nei settori cultura e svago (-28% per numero di esercizi, -19,5% gli addetti) e tessile-abbigliamento (rispettivamente -21,4% e -6,1%), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari - si espande la ristorazione, principale motore di crescita con forti aumenti sia nel numero delle unità locali (+26,2%, +55.000 unità) sia degli addetti (+69,4%). Ad andare bene anche il settore della cura della persona (+0,4% unità, +27,5% di addetti) e gli articoli per l’edilizia (+21,4% di addetti).
“Risulta evidente, come i settori del commercio locale che presentano le performance migliori siano sostenuti da fattori esogeni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), mentre per le restanti categorie merceologiche la desertificazione commerciale non ha incontrato ostacoli nell’ultimo decennio - sottolinea Francesco Capobianco, Head of Public Policy Nomisma - queste considerazioni imporrebbero tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose per salvaguardare socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di convogliare sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto”.
Nel periodo 2015-2024, spiega Nomisma, per le imprese “sopravvissute” i ricavi sono aumentati in media del +37,6% a livello nazionale, pur presentando significative disomogeneità. Mentre le grandi imprese registrano performance solide e in espansione, le piccole realtà affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo. Differenze che emergono chiaramente anche a livello settoriale. Di nuovo, la ristorazione si conferma il comparto più dinamico, con una crescita dei ricavi del +54,6%, seguita dal segmento dei bar (+51,2%) e dagli alimentari e bevande (+44,4%), ma anche della ferramenta (+41%), della gioielleria (+33,3%) e nel comparto della salute e cura della persona (+29,1%). Più complessa, invece, la situazione dei settori tessile, abbigliamento e accessori e in quello relativo a cultura e svago, che registrano le performance più deboli dell’intero periodo di osservazione (rispettivamente +16,5% e +13,3%): “incidono la contrazione dei consumi discrezionali, la crescente concorrenza dei canali online e una maggiore difficoltà di recupero nel post-pandemia”, puntualizza Nomisma.
La “desertificazione commerciale”, nel frattempo, colpisce quasi tutte le città metropolitane: Bari (-14,8%), Roma (-9,7%), Torino (-9,3%) e Bologna (-8,3%), mentre tiene maggiormente il Sud, con Napoli (+4,6%), Messina (+1,1%) e Reggio Calabria (+1,9%). I cali più drastici si registrano ad Ancona (-21,3%) e Pesaro-Urbino (-20%). E anche il mercato immobiliare riflette la crisi: i prezzi di compravendita dei negozi sono calati del 9%, ma i canoni di locazione sono aumentati del 12,9%.
“Servono scelte coraggiose per salvaguardare la socialità e la sicurezza dei contesti urbani e rurali - conclude Capobianco - la costruzione di reti in grado di convogliare sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto”.
Focus - I 10 punti del “Manifesto della Reciprocità”
1. Attivare reti territoriali e nazionali: aumentare il grado di consapevolezza di cittadini, istituzioni e imprese sul ruolo sociale dell’economia di prossimità.
2. Avvicinarsi ai bisogni e alle abitudini delle persone: incoraggiare l’offerta delle attività economiche locali verso i nuovi bisogni e le nuove abitudini di tutti i consumatori.
3. Pomuovere un trattamento equo delle imprese: contrastare le logiche di erosione dei margini economici delle micro e piccole imprese. Equità e convenienza per il consumatore possono convivere.
4. Ripopolare i centri storici di città e paesi: sostenere azioni e progetti che vogliono valorizzare le comunità e i quartieri in cui l’economia dei territori si sviluppa.
5. Incentivare il protagonismo degli enti locali: promuovere formule collaborative tra enti locali di territori differenti per il sostegno all’economia locale.
6. Coinvolgere tutti gli attori strategici: fare squadra, cioè coinvolgere tutte le organizzazioni che rappresentano gli esercenti, i commercianti, gli artigiani e, più in generale, le micro e piccole imprese.
7. Promuovere azioni coordinate: agire in una logica collaborativa e multilivello, coinvolgendo commercianti, Pmi imprese, organizzazioni di rappresentanza ed amministrazioni pubbliche.
8. Abbracciare l’innovazione e la tecnologia: accompagnare le imprese nell'adozione di nuovi strumenti digitali e tecnologici per favorire l'innovazione di prodotto e di servizio e migliorare l'offerta commerciale.
9. Muoversi verso la strada della reciprocità: attivare iniziative che contengano il principio di reciprocità economica e sociale ovvero “io sostengo la tua attività se anche tu favorirai altre imprese di prossimità”.
10. Diffondere il Patto di Reciprocità: più siamo più forti saremo. Acquistare da imprese ed esercizi che hanno aderito al Patto e diffonderlo al più largo numero di attività, generando un effetto moltiplicatore comunitario.
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