02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
CAMBIAMENTO CLIMATICO

Un Pianeta sempre più caldo sta spingendo l’agricoltura e i sistemi agroalimentari al collasso

Fao - Omm: oltre 1 miliardo di persone a rischio per l’adattamento all’aumento delle temperature di lavoratori, colture, allevamento e pesca
AGRICOLTURA, ALTE TEMPERATURE, CALDO ESTREMO, CAMBIAMENTO CLIMATICO, EVENTI ESTREMI, FAO, OMM, Non Solo Vino
Un Pianeta sempre più caldo sta spingendo l’agricoltura al collasso

Un Pianeta sempre più caldo sta spingendo l’agricoltura e i sistemi agroalimentari sull’orlo del collasso, con effetti già misurabili su persone, raccolti, allevamenti, foreste e mari: oltre un miliardo di individui vede oggi minacciati reddito e salute da eventi di caldo estremo, che causano ogni anno la perdita di 500 miliardi di milioni di ore di lavoro e promettono danni crescenti alle rese agricole e alle mandrie, secondo “Caldo estremo e agricoltura”, il nuovo Rapporto congiunto della Fao e dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (Omm), che documenta come frequenza, intensità e durata delle ondate di calore siano aumentate bruscamente negli ultimi 50 anni.
Per caldo estremo, in particolare, si intendono periodi prolungati in cui temperature diurne e notturne superano le medie abituali, generando stress fisiologico e danni diretti a colture, bestiame, pesci, alberi e lavoratori agricoli, che sono in prima linea nell’assorbire gli impatti più duri. Il rapporto mostra come le ondate di calore interagiscano con piogge, radiazione solare, umidità, vento e siccità, attivando effetti combinati capaci di devastare ecosistemi e comunità: nella primavera 2025, per fare un esempio, una porzione dei monti del Fergana in Kirghizistan ha registrato per settimane 30,8 °C, 10 gradi oltre la norma, provocando shock termico su frutta e grano, favorendo un’invasione di locuste, aumentando l’evaporazione e riducendo l’irrigazione fino a far crollare del -25% il raccolto di cereali.
Ma l’aumento delle temperature medie globali restringe anche il “margine di sicurezza termica” necessario ai processi vitali: l’intensità del caldo estremo raddoppia con un riscaldamento globale di 2 °C e quadruplica a 3 °C rispetto a 1,5 °C. Negli allevamenti lo stress inizia già oltre i 25 °C, a valori più bassi per polli e suini che non sudano; gli animali cercano ombra e acqua, mangiano e si muovono meno e, se l’esposizione persiste, possono soffrire collassi digestivi, insufficienze d’organo e shock cardiovascolari, mentre anche senza esiti letali calano quantità e qualità del latte, peggiorando l’impronta carbonica dei prodotti animali. Nei mari, il caldo riduce l’ossigeno disciolto e può causare insufficienze cardiache nei pesci: nel 2024 il 91% degli oceani del Pianeta ha sperimentato almeno un’ondata di calore marina. Per la maggior parte delle colture, i cali di resa iniziano sopra i 30 °C, prima per patate e orzo, con pareti cellulari indebolite, pollini sterili e composti ossidativi tossici; negli alberi caldo e stress energetico riducono la crescita e la capacità di assorbire carbonio, mentre aumentano la probabilità e la durata degli incendi boschivi. L’effetto sull’uomo è altrettanto critico: in vaste aree dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana tropicale e dell’America centrale e meridionale i giorni all’anno in cui è semplicemente troppo caldo per lavorare potrebbero arrivare a 250, con rischi anche mortali per i braccianti.
Il pericolo maggiore, avverte lo studio, risiede nel ruolo del caldo come moltiplicatore di rischio che amplifica stress idrico, innesca siccità improvvise e accresce incendi, parassiti e malattie: esempi sono le flash drought negli Stati Uniti (2012 e 2017), in Russia (2010), Australia (2018-2019), Cina (2022) e Brasile (fine 2023-2024), dove la soia ha perso fino al 20% con temperature medie di 7 °C superiori per periodi prolungati, lasciando suoli induriti e più vulnerabili all’erosione. Emblematico anche il caso dell’eccezionale ondata di calore del 2021 in Nord America, estesa su 3 milioni di chilometri quadrati con picchi a quattro deviazioni standard sopra la norma, che ha fatto crollare le rese di frutteti e alberi di Natale e innescato incendi, con circuiti di retroazione tra suoli secchi e maggiore riscaldamento solare.
Per rispondere, il rapporto indica adattamenti indispensabili: innovazione, miglioramento genetico e scelta di colture più adatte, finestre di semina riviste, pratiche di gestione capaci di proteggere campi e attività agricole, sistemi di allerta precoce a supporto delle decisioni degli agricoltori e soprattutto accesso a strumenti finanziari come trasferimenti monetari, assicurazioni e protezioni sociali reattive agli shock. Senza superare le barriere socioeconomiche che limitano informazione, formazione e servizi nei Paesi a basso e medio reddito, le soluzioni tecniche non basteranno.
Come sottolinea il direttore della fao Qu Dongyu, “il caldo estremo è un potente moltiplicatore di rischio”, mentre per il segretario generale Fao Celeste Saulo “sta definendo le condizioni operative dei sistemi agroalimentari, imponendo solidarietà internazionale, condivisione dei rischi, volontà politica e una svolta decisa lontano da un futuro ad alte emissioni per salvaguardare agricoltura e sicurezza alimentare globali”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli