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REGNO UNITO

La Brexit spaventa il made in Italy agroalimentare: export in calo, preoccupazioni per il Natale

Coldiretti lancia l’allarme sottolineando le difficoltà di approvvigionamento Oltremanica per benzina e cibo. In calo le spedizioni di vino
BREXIT, Coldiretti, MADE IN ITALY, UK, Non Solo Vino
La Brexit illustrata da Daniel Diaz via Pixabay

La Brexit e i suoi effetti continuano ad essere un ostacolo per le esportazioni del Made in Italy. La carenza di autotrasportatori mette in pericolo 3,6 miliardi di valore annuale di export agroalimentare in Gran Bretagna che nel 2021, per la prima volta da almeno un decennio, risultano in calo (-2%). Coldiretti lancia l’allarme sottolineando le difficoltà di approvvigionamento Oltremanica per benzina e cibo mentre intanto crescono le preoccupazioni in vista del Natale, periodo storicamente felice per la vendita dei prodotti alimentari italiani nel Regno Unito. La Gran Bretagna è il nostro quarto partner commerciale per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Il prodotto più venduto è il vino, con il prosecco in testa, seguito dai derivati del pomodoro. Ma i prodotti “gettonati” non mancano: dalla pasta, ai formaggi, dai salumi all’olio d’oliva, passando per il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano.
Nel primo semestre del 2021 le esportazioni agroalimentari made in Italy in Gran Bretagna sono calate, un trend opposto all’aumento del 12% che si è registrato in valore sul mercato mondiale (analisi Coldiretti su dati Istat ndr). A pesare è stato il calo delle spedizioni dall’Italia di pasta (-27%) salsa di pomodoro (-14%), formaggi (-6%), vini e spumanti (-2%). A frenare l’export alimentare nazionale in Uk per Coldiretti sono le difficoltà burocratiche ed amministrative che interessano le nuove procedure doganali e riguardano anche l’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi e maggiori controlli. In particolare è la mancanza di trasportatori a gravare sulla filiera agroalimentare “con la Gran Bretagna che produce appena la metà del cibo che consuma ed è costretta pertanto a ricorrere alle importazioni dall’Unione Europea (30%), dalle Americhe (8%), dall’Africa (4%), dall’Asia (4%), da altri paesi del mondo. Il problema riguarda - precisa la Coldiretti - soprattutto prodotti deperibili come la frutta e verdura che per circa un terzo viene dall’Unione Europea con oltre 250 milioni dall’Italia lo scorso anno. Le difficoltà nei rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea rischiano peraltro di favorire l’arrivo di cibi e bevande extracomunitarie non conformi agli standard sicurezza Ue ma anche contraffazioni ed imitazioni dei prodotti alimentari Made in Italy, dal Parmigiano al Chianti. Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano le vertenze Ue del passato nei confronti di Londra con i casi della vendita di falso Prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o addirittura Parmigiano Reggiano. La Gran Bretagna potrebbe, infatti, diventare il cavallo di troia per l’arrivo del falso Made in Italy che, nel mondo, fattura 100 miliardi e che vedono tra i maggiori contraffattori gli Usa, con i quali gli inglesi stanno negoziando un accordo commerciale privilegiato, ma anche il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth”.

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