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Allegrini 2018
ARTE E VINO

Occidente ed Oriente uniti nel segno del vino: Hiroyuki Masuyama firma l’etichetta de La Grola

Il visionario giapponese firma la limited edition del vino che nasce da uno dei vigneti-icona della Valpolicella, da 40 anni di proprietà di Allegrini

Poche cose cose il vino riescono a far incontrare culture diverse. Sicuramente a tavola, davanti ad un calice, ma non solo, perchè spesso un vino, ed un progetto legato ad esso, è strumento per far dialogare persone, arti e saper diversi. È così per La Grola, vigneto-icona della Valpolicella, da 40 anni di proprietà della famiglia Allegrini, che ha visto negli anni diverse limited edition firmati da artisti come Milo Manara, Athos Faccincani, Arthur Duff, Wassily Kandinsky, Nazareno Rodrigues Alves e Leonardo Ulian. E che ora si fa ambasciatrice dell’incontro tra Occidente ed Oriente, con l’etichetta d’artista firmata dal visionario giapponese (ma di stanza in Germania) Hiroyuki Masuyama, che ha raccontato il vigneto de La Grola osservandolo e fotografandolo per 24 ore consecutive, proprio per celebrare le 4 decadi di proprietà di Allegrini. Il risultato è un’immagine dai contorni sfumati ma sempre riconoscibili. “Tempo e spazio sono gli elementi base dell’intera opera di Hiroyuki Masuyama - spiega Caterina Mastella Allegrini - tutto gravita attorno a questi due concetti. Masuyama affianca e sovrappone il risultato di centinaia di scatti fotografici presi sui luoghi rappresentati, da un punto di vista fisso, in questo caso uno dei luoghi panoramici più spettacolari della Valpolicella”.
“Il vino è simbolo di incontro, un incontro che significa - spiega Marilisa Allegrini - molte cose: conoscenza, dialogo, reciprocità, condivisione, armonia. La direzione del nostro sguardo ha raggiunto l’Oriente, con il desiderio di capire e comprendere che cosa accade quando la cultura occidentale incontra la cultura orientale. In un mondo che a volte ci appare divisivo, il vino rappresenta valori comuni e suggerisce nuovi rapporti commerciali, ma anche di amicizia. Dobbiamo aprire la mente. Noi che, come imprenditori del vino, abbiamo viaggiato molto, sappiamo che non c’è niente di meglio delle contaminazioni culturali per sviluppare anche il business individuale”.

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