La piccola realtà produttiva di Patrizia Cencioni, all’inizio del Nuovo Millennio, rappresentava una delle migliori firme tra le “nuove” aziende di quell’epoca. I tratti stilistici dei Brunello aziendali erano ben centrati sull’equilibrio e l’essenzialità, tracciando un percorso, in quegli anni, poco battuto. Successivamente, i vini si sono un po’ appesantiti ma oggi, anche grazie ad un intelligente ripensamento della gestione di cantina, hanno ritrovato i loro caratteri originari e una fisionomia ben centrata, insieme ad una confortante continuità. L’azienda, che si trova ad un passo da Montalcino arrivando da San Quirico d’Orcia presso il Podere Capanna, conta su poco più di 9 ettari a vigneto a 350 metri di altezza sul livello del mare - che guardano verso il quadrante sud-est della denominazione - e produce 50.000 bottiglie. Patrizia Cencioni è - oggi insieme anche alle figlie Annalisa e Arianna - alla sua guida dal 1989, anno della fondazione, dopo aver ripreso i fili del lavoro di suo nonno Giuseppe Cencioni, uno dei fondatori del Consorzio del Brunello di Montalcino. Il Brunello di Montalcino 123 Riserva 2020, maturato per 48 mesi in legno grande, profuma di amarena matura e viole appena appassite, sottobosco e spezie. In bocca il sorso è pieno e compatto, dalla trama tannica fitta e dalla vivace verve acida, che muove un finale lungo di nuovo sul frutto e con toni di liquirizia a rifinitura.
(fp)
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