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CRISI E PANDEMIA

Ristorazione, profondo rosso: persi 56 miliardi di euro e chiuse 45.000 imprese in 2 anni

I numeri di Fipe/Confcommercio, che scrive al Governo: “le imprese del settore siano incluse nel nuovo decreto di sostegno in arrivo”
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Ristorazione, profondo rosso: persi 56 miliardi di euro e chiuse 45.000 imprese in 2 anni

56 miliardi di giro d’affari persi in due anni, 45.000 imprese scomparse, 300.000 posti di lavoro persi: si conferma drammatico il conto presentato dalla pandemia alla ristorazione italiana, che nonostante un parziale recupero nel 2021, fortemente limitato dalla quarta ondata che ha pesato tantissimo nell’ultimo mese dell’anno scorso, periodo importantissimo per i fatturati. A rilanciare l’allarme è la Fipe/Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici Esercizi, che ha inviato una lettera ai Ministeri del Lavoro e del Turismo per fare in modo che le imprese del settore siano comprese nel prossimo decreto di sostegno alle realtà in crisi, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni all’attenzione del Consiglio dei ministri.
“I numeri a supporto di questa richiesta - sottolinea la Fipe - sono impietosi: nel 2020 i consumi nella ristorazione sono calati del 37,4%, pari a 32 miliardi di euro rispetto al 2019. A questi si aggiunge il 28% dei consumi perduti nel 2021 sull’anno pre-pandemia: altri 24 miliardi, per un totale di 56 miliardi di euro in meno spesi da famiglie e turisti, italiani e stranieri, all’interno dei pubblici esercizi. Il risultato è che 45.000 imprese sono scomparse in meno di due anni, 300.000 lavoratori hanno perduto il proprio impiego, determinando una perdita di competenze essenziali e professionali difficilmente recuperabile, e altre centinaia di migliaia di realtà oberate dai debiti per far fronte alla crisi”.
“Tutto questo - sottolinea Roberto Calugi, direttore generale Fipe/Confcommercio - impone di considerare la ristorazione e i pubblici esercizi alla stregua di altri settori dell’offerta turistica italiana. Discoteche, locali presenti in particolare nei centri storici delle città d’arte, aziende di catering e banqueting, mense, ristorazione commerciale negli aeroporti e negli snodi turistici e centri deputati al gioco sono in profondo rosso. Il mese di dicembre ha vanificato gli sforzi e l’ottimismo dell’estate e ci ritroviamo immersi in un’emergenza senza fine. Nessuno chiede aiuti a pioggia: se il problema sono le risorse si selezioni l’accesso alla Cassa Integrazione, alle moratorie e agli altri incentivi sulla base della reale perdita di fatturato, ma non possiamo lasciare le imprese al loro destino, con la contrazione delle attività che stiamo registrando negli ultimi mesi, il settore semplicemente non sopravvivrà. Bisogna agire e bisogna farlo subito”.

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