Torre d’Orti era la torre di guardia del Castello di Montorio nella frazione di Marcellise di San Martino Buonalbergo. Da questo crinale di collina, la vista era perfetta per controllare il territorio sottostante. Ma si rivelò anche perfetto per fare terrazzamenti e coltivare ulivi, grano e vite: da qui il nome della località, che fu acquistata dalla famiglia Piona nel 2002 per avviare la produzione di vini della Valpolicella. Qui la terra rossa della Valpolicella lascia spazio allo scoglio bianco calcareo dalla Valpolicella allargata, che si apre verso oriente: una composizione particolare che pare aiutare i vini a sviluppare ph bassi e acidità sostenute, utili a reggere tannini decisi e concentrazione materica; ma anche i valori alcolici importanti dell’Amarone. E c’è da dire che proprio l’Amarone di Torre d’Orti spesso dimostra un’eleganza e un’armonia che risalta fra gli assaggi. La versione 2021 non è un’eccezione, grazie a carnosità e freschezza che ben bilanciano un tenore alcolico percepibile ma non invadente. Note vegetali di wasabi ed erbe botaniche si accompagnano alle note fruttate dolci ma fresche dei piccoli frutti di bosco; al sorso c’è aderenza e piccantezza, ma c’è anche la freschezza pungente dell’uva spina e dei ribes rossi a dare equilibrio, donando sostanza e scorrevolezza in simbiosi. Torre d’Orti fa parte delle Tenute di Famiglia, insieme a Cavalchina, Prendina e LLac sul Garda.
(ns)
Copyright © 2000/2025
Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit
Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2025