Il Moma il cui nome è l’acronimo di “My Own Masterpiece” (Il Mio Capolavoro), oltre ad essere un vino è anche un tributo all’arte. Dopo l’omaggio a Giorgio Morandi nella prima edizione dell’etichetta, a questa linea di vini è stato dedicato un concorso, l’“Umberto Cesari Art Contest”, che vede impegnati centinaia di giovani creativi nel rinnovarne la veste grafica. L’opera “Golden Glass” di Beatrice Pani, campeggia nella versione 2023, del blend a base di Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Merlot maturato in legno grande per 6 mesi. Il vino profuma di prugna e viole, con tocchi di tabacco e cioccolato. In bocca il sorso è suadente e morbido, dallo sviluppo continuo e dal finale persistente, ancora su toni fruttati. Quella di Umberto Cesari è una delle firme più conosciute della viti-enologia emiliana, con una storia che comincia nel 1964 e una capacità di interpretare i mercati come pochi altri. Certo l’azienda di Castel San Pietro ne ha fatta di strada dalla sua fondazione, da quei circa venti ettari di allora che sono diventati oggi oltre 250, coltivati a biologico (per una produzione complessiva di 2.800.000 di bottiglie), tutti sulle colline che confinano con la Toscana e sovrastano l’antica via Emilia, ad altitudini che vanno dai 200 ai 400 metri sul livello del mare. Terre suddivise in vari poderi - La Casetta, Parolino, Cà Grande e Laurento - acquisiti nel tempo dalla famiglia.
(fp)
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