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LA GRIFFE

Dal Forno, Docg Amarone della Valpolicella Monte Lodoletta 2012

Vendemmia: 2012
Uvaggio: Corvina, Rondinella, Corvinone, Oseleta, Croatina
Bottiglie prodotte: 22.500
Prezzo allo scaffale: € 280,00
Proprietà: Romano Dal Forno
Enologo: Luca e Romano Dal Forno
Territorio: Valpolicella

È divenuto un simbolo. Un’icona. Insieme a un illustre (e purtroppo scomparso) predecessore e suo mentore, Giuseppe “el Bepi” Quintarelli. Testimoni l’uno dell’era eroica e del primo emergere tra i big del suo amato vino, e l’altro (Romano Dal Forno, appunto) della piena coscienza del valore del prodotto, del territorio madre e della denominazione, e dei protocolli da seguire per ricavarne il massimo frutto proiettandone così la parabola verso il futuro. Un piccolo episodio per capire meglio. Hong Kong, “Wines & Spirits Fair”, buyers, lovers e “big spender” da tutta l’Asia e oltre. Nell’angolo Italia, tra gli altri, i dieci migliori vini scelti a Milano da una commissione internazionale - con dentro vari “master of wine” - sotto l’egida Biwa. Dieci, non uno. Ma il primo classificato quell’anno era la Valpolicella Superiore di Romano. E tutti – tutti!!! – i professionisti locali, cinesi, indonesiani, di Singapore, australiani (molti anche loro) che si presentavano per l’assaggio entravano pronunciando (con varie storpiature esotiche) due sole parole, seguite da doppio punto interrogativo. Più o meno un: “Diel Fornow??”. Come dire: “C’è? Sicuro? Perché se c’è ‘sto vino, bene; sennò ce ne andiamo…”. Fama ubiqua, insomma, e quotazioni delle bottiglie da top player, conquistate con un iter lungo, ambizioso, sempre puntato in su, ma non esente certo da fatiche e ostacoli. Superati via via grazie a vini “atomici” e scelte nette: come quella, ad esempio, di non fare Amarone nell’annata 2014 (col risultato che ogni volta che scatta, come qui, la rinuncia, la caccia al Valpolicella s’impenna). Fatto, invece, e alla grande, l’Amarone 2012. Dribblando i problemi che anche in quell’annata il clima (torrido e siccitoso) non ha risparmiato. Ma le “old vines” di Dal Forno, e il loro substrato in larga prevalenza ghiaioso hanno retto alla grande. E ora il Lodoletta, figlio di lunghissima, dolcissima fermentazione (prima fase intensa da fine dicembre a metà gennaio, seconda, lentissima, nei legni d’affinamento proseguita per un anno e mezzo, più o meno) e ulteriore sosta in barrique fino al traguardo dei 3 anni totali seguiti da altri due di pit stop in vetro prima del rilascio, “parla” chiaro e forte. Con la sua lingua. Fatta di spessore, densità, avvolgenza, calore, e note intense e distinte di frutta scura “cruda” e in crostata, polvere di caffè e noce, spezie (pepe in primis) e sottobosco. La lunghezza e l’ampiezza sono simmetriche. L’impatto, un kolossal. Da amore totale o “astenersi i non fan del genere” (a giudicare dai ritmi di sparizione delle bottiglie, non molti…).

(Antonio Paolini)

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