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Fine anno, la ristorazione insorge: “se non possiamo lavorare, rimborsi al 100% su dicembre 2019”

In attesa del nuovo Dcpm e del decreto “Ristori 4”, la Fipe/Confcommercio alza l’allerta per un periodo cruciale per la vita dei ristoranti
CLAUDIO SADLER, DPCM+, FINE ANNO, FIPE, RISTORAZIONE, vino, Non Solo Vino
Claudio Sadler: “a fine anno il 25% del fatturato. O lavoriamo, o rimborsi al 100%”

Se da marzo ad oggi la vita ed il business della ristorazione ha vissuto una situazione che definire complicatissima è poco, con enormi limitazioni, conseguenti perdite di fatturato (che si ripercuotono lungo tutta la filiera alimentare e del vino), e misure come cassa integrazione, ristori e così via che non sembrano aver funzionato a dovere, la fine dell’anno, che si avvicina tra altre mille incertezze e indiscrezioni su aperture e chiusure, e ulteriori limitazioni agli spostamenti, che saranno comunicati a giorni con un nuovo Dcpm (dove si ipotizza la chiusura totale dei ristoranti anche nelle “zone gialle” per il 25 e 26 dicembre, anche se alcuni Presidenti di Regione stanno facendo pressione per prevedere l’apertura nei giorni di festa, ed anche a cena, ndr), fa alzare un nuovo livello di allerta ai ristoratori italiani, che rischiano un ennesimo disastro economico in un periodo che per molti vale gran parte dei fatturati dell’anno.
“È ora di finirla con la caccia alle streghe, la nostra pazienza è finita. Non esiste alcuno studio scientifico che dimostri che i ristoranti sono luoghi di contagio, eppure ad ogni Dpcm i più penalizzati sono sempre i pubblici esercizi. L’dea di imporre un coprifuoco generalizzato alle ore 22 per tutte le feste natalizie, con lo stop a bar e ristoranti alle ore 18 il 25 e 31 dicembre non ha alcun senso né motivazione scientifica. Dicembre non è un mese come gli altri, da solo vale 7,9 miliardi di euro, praticamente il 20% dei fatturati di un anno. Quindi se si vuole impedire ai ristoranti di lavorare a cena, bisogna compensare le perdite al 100%, basandosi sui fatturati di dicembre 2019”. Parole della Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi che mette in fila i numeri di un eventuale stop alle attività di ristorazione per Natale e Capodanno. Nel 2019, 4,9 milioni di italiani hanno trascorso il 25 dicembre in uno degli 85.000 locali aperti per l’occasione, spendendo 270 milioni di euro in tutto. A questi si aggiungono 445 milioni di euro spesi a Capodanno da 5,6 milioni di persone per il cenone, per un totale di quasi 720 milioni di euro.
“È evidente - sottolinea Claudio Sadler, chef stellato del ristorante Sadler di Milano - che non possiamo rinunciare agli incassi di dicembre: per i miei locali le feste rappresentano il 25% del mio fatturato annuo. Se davvero il governo pensa sia più prudente chiuderci lo faccia, ma ci ristori al 100% e immediatamente. Altrimenti ci lasci lavorare in sicurezza come abbiamo sempre fatto, almeno fino alle ore 23. Anche perché le persone hanno voglia di socialità e di svago dopo un autunno di clausura. E se non ci saranno i ristoranti a fare da garanti del distanziamento e della sicurezza, rivedremo le scene di quest’estate con piazze piene e nessun controllo”.
“Chi non potrà essere messo in condizione di lavorare - fa eco Laura Barbieri del Ristorante Barbieri di Altomonte (Cosenza) - dovrà essere ristorato subito, non come accaduto con le misure precedenti. A noi che operiamo in un paesino di 4.000 abitanti, il blocco degli spostamenti tra comuni ha già tagliato le gambe. Secondo le nostre previsioni perderemo il 90% del fatturato di dicembre che, insieme ad agosto, costituisce il 50% del nostro lavoro annuale. È chiaro che le vie di mezzo non bastano: o ci ristorano al 100% o ci mettono in condizione di lavorare davvero”.
Intanto, tra le poche certezze, c’è la proroga al 15 dicembre per l’accesso alle risorse del Fondo Ristorazione che, come prevedibile però, con i ristoranti sostanzialmente quasi fermi in tutta Italia, non ha funzionato più di tanto. Anche per questo, ha annunciato la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, “nel Dl Ristori 4, infatti, una quota parte di quanto era stato destinato al Fondo con il Decreto Agosto, viene spostato al 2021 con effetto immediato, mentre una quota parte di 150 milioni verrà assicurata con il Decreto Legge previsto per inizio gennaio. La norma, già concordata con il Ministero dell’Economia - dice la Ministra Bellanova - “a fronte dei 600 milioni di euro stanziati per il solo 2020 dal decreto agosto (da impegnare e spendere nel 2020) consente di utilizzarne 250 nel 2020 e di spostare gli altri 350 nel 2021”. E, secondo le indiscrezioni, la platea dei beneficiari potrebbe essere allargata anche all’ittiturismo e alle cantine Italiane, ma con modalità e dettagli ancora tutti da conoscere e comprendere.
In un quadro che vede in enorme sofferenza anche tante piccole cantine che di ristorazione vivono: secondo i dati di TradeLab, per Federvini, il giro d’affari enoico nel fuori casa nel 2020 perderà il -40% (in linea con le stime per la ristorazione, che lascerà sul terreno 40 miliardi di euro su un giro d’affari, nel 2019, di 86 miliardi di euro), con un vero e proprio tracollo a dicembre, dove si sfiorerà il -90%.

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