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ANALISI WINENEWS

Bordeaux: dopo i wine merchant, anche i prezzi e la critica incoronano l’annata 2022

Leoville Las Cases e Cheval Blanc conquistano tutti. Boom Angélus, a 4.296 sterline a cassa, per il trade internazionale: +37,7%
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La 2022 di Bordeaux tra prezzi, trade e critica internazionale

Le aspettative erano alte, perché nonostante la grande siccità e temperature medie sopra la media, l’andamento dell’annata 2022 a Bordeaux è stato decisamente positivo, grazie principalmente alla capacità dei produttori di affrontare al meglio l’estate, portando in cantina uve sane e vini che, nonostante gradazioni potenti, hanno saputo garantire, nella stragrande maggioranza dei casi, eleganza e freschezza. Aspettative che, a giudicare dalle reazioni dei 640 wine merchant sondati qualche giorno fa dal Liv-ex, nel bel mezzo della campagna en primeur, sono state ampiamente rispettate, tanto che il punteggio medio, per l’annata 2022 di Bordeaux, è stato di 96,2/100, il più alto di sempre (dal 2007), anche più di annate già passate alla storia, come la 2009 e la 2010 (ne abbiamo scritto qui).

Crescono, di conseguenza, i prezzi, ben più di quanto previsto, e probabilmente sperato, dal trade, che aveva predetto un +7,7% rispetto ai prezzi di uscita dell’annata 2021, che, a sua volta, uscì più o meno agli stessi prezzi della 2020. Mancano ancora all’appello moltissimi Château, specie tra quelli di primissimo piano, ma un primo bilancio si può comunque fare. Spicca, ad esempio, il +32% di Angélus ex-négociant, a 350 euro a bottiglia, che diventa addirittura +37,7% (4.296 sterline a cassa) per il trade internazionale, ossia i prezzi più alti raggiunti nelle ultime 22 annate. Non sembra quindi aver sortito alcun effetto l’abbandono della classificazione dei Grands crus di Saint-Emilion, ufficializzato a settembre 2022, e anzi il grande successo, nel bicchiere, riscosso dalla denominazione è confermato anche dalla scelta di un altro prestigioso fuoriuscito: Cheval Blanc, storico Château di proprietà - come Ausone - del gruppo Lvmh, che ha deciso un prezzo di rilascio di 470 euro ex-négociant (+20,5%), e di 5.760 sterline a cassa per il trade internazionale (+21,5%).

Altri prezzi da segnalare, quello di Château Leoville Barton, a 64,2 euro a bottiglia ex-négociant (+15,1%) e 780 sterline a cassa per il trade internazionale (+16,7%). E ancora, Château Climens, sul mercato a 106,25 euro a bottiglia ex-négociant e a 1.340 sterline a cassa per il trade internazionale: impossibile fare paragoni con annate recenti, perché la griffe di Barsac ha vissuto anni complicati, segnati dalle gelate del 2017 e del 2021 e dalle muffe nel 2018 che ne hanno azzerato la produzione. Quindi Château Beychevelle, sul mercato a 67,5 euro a bottiglia ex-négociant (+17,2%) e a 836 sterline a cassa per il trade internazionale (+18,4%): prezzi importanti, ma comunque distanti dalle valutazioni raggiunte dalle ultime annate sul mercato secondario. Proprio come il Carruades de Lafite, rilasciato a 180 euro a bottiglie ex-négociant (+12,5%) e a 2.256 sterline per il trade internazionale (+13,9%), ma che con le ultime annate, sul mercato secondario, ha raggiunto quotazioni decisamente più alte. Importante il prezzo di rilascio deciso da Château Lafleur: 610 euro ex-négociant (+8,9%), e 7.440 sterline a cassa per il trade internazionale, anche sulla scorta dei giudizi della critica internazionale.

A tal proposito, incrociando i voti dei wine writer e delle testate più influenti - Antonio Galloni (Vinous), Colin Hay (The Drinks Business), Chris Kissack (Wine Doctor), Falstaff, James Suckling, il team di Jancis Robinson, Jane Anson (Inside Bordeaux), Jean-Marc Quarin (Quarin), Jeb Dunnuck, Jeff Leve (The Wine Cellar Insider), Lisa Perotti-Brown (The Wine Independent), Matthew Jukes (Matthew Jukes), Neal Martin (Vinous), e William Kelley e Yohan Castaing (Wine Advocate), aspettando i punteggi di Roger Voss (Wine Enthusiast) e Georgina Hindle (Decanter) - raccolti dal Liv-ex, emerge un quadro decisamente composito, con tante etichette capaci di raggiungere punteggi altissimi se non addirittura i tanto agognati 100/100, ma ben poche in grado di mettere d’accordo tutti o quasi. Ci riesce Leoville Las Cases, capace di raggiungere il massimo dei voti (spesso espressi in un range di due o tre punti - 98-100 - vista la intrinseca dinamicità di un giudizio destinato a mutare nel tempo, ndr) in ben 11 testate diverse, compresi Antonio Galloni, James Suckling e The Wine Advocate. Subito dietro, Cheval Blanc (10), Latour e Mouton Rothschild (7).

Quando si parla di critica, però, va anche saputo riconoscere il diverso peso specifico delle tante firme internazionali. E allora, se per Jancis Robinson la perfezione, in quest’annata 2022, non esiste (almeno per ora), spingendosi al massimo ai 19/20 a Mouton Rothschild, per i due nasi di “The Wine Advocate” (William Kelley e Yohan Castaing) impegnati in Gironda, sono ben 8 le etichette al top: Canon (99-100), Carmes Haut Brion (99-100), Conseillante (97-100), Figeac (98-100), Latour (97-100), Leoville Las Cases (98-100), Montrose (99-100) e Troplong Mondot (98-100). Un po’ più tirato, nei giudizi su questa annata 2022 di Bordeaux, Antonio Galloni (Vinous), che ha segnalato 5 vini meritevoli del massimo dei voti (98-100): Carmes Haut Brion, Cheval Blanc, Gaffeliere, Leoville Las Cases e Vieux Chateau Certan. Infine, i migliori secondo James Suckling (99-100): Cheval Blanc, Lafite Rothschild, Leoville Las Cases, Pavillon Blanc, Pin, Pontet Canet e Trotanoy.

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