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IL PREMIO

Ad Angelo Gaja, produttore simbolo dell’Italia, il Winemakers’ Winemaker Award dei Masters of Wine

Un riconoscimento alla sua sfida alle “convenzioni e le regole, restando sempre appassionatamente dedito agli standard più alti del vino di qualità”

È andato ad Angelo Gaja, fra i produttori italiani di maggior successo, icona non solo del Piemonte ma di tutto il Belpaese (con cantine e vigneti anche a Montalcino, Bolgheri e sull’Etna), il Winemakers’ Winemaker Award 2019 che viene consegnato ogni anno dall’Istitute of Masters of Wine e The Drinks Business ad enologi e produttori che hanno raggiunto risultati eccezionali, scelti da un panel di winemaker Masters of Wine e dai precendenti vincitori (nomi come Àlvaro Palacios, Egon Müller, Anne-Claude Leflaive di Domaine Leflaive, Paul Draper di Ridge, Peter Gago di Penfold’s, Peter Sisseck di Dominio de Pingus e Jean-Claude Berrouet di Château Petrus).
“Non riesco a pensare a nessuno che possa meritare di più questo riconoscimento - ha dichiarato il Master of Wine Adrian Garforth, presidente dell’Istitute of Masters of Wine, alla consegna del premio a Prowein - perché Angelo non ha mai avuto paura di sfidare le convenzioni e le regole, restando sempre appassionatamente dedito agli standard più alti del vino di qualità. Attraverso la sua famiglia, ma anche tramite l’Istituto Grandi Marchi, continua a promuovere gli elevati standard dell’eccellenza, della cultura e della tradizione del vino italiano”.
58 vendemmie alle spalle, per Angelo Gaja, ma una lucida memoria della storia che il vino italiano ha attraversato, passando dall’essere universalmente conosciuto come vino povero, economico e facile, al graduale recupero di credibilità grazie a decisioni importanti come l’introduzione della piramide di qualità delle denominazioni nel 1966. “Ancora nel 1982 negli Stati Uniti, l’unico modo di vendere vino italiano era di uscire a prezzi più bassi del prezzo più basso del vino francese – ha ricordato Gaja – ma l’Italia è “Enotria tellus”, la terra del vino: 350 vitigni autoctoni, oltre 530 diverse denominazioni fra Docg, Doc e Igt e l’impegno ci hanno dato via via l’opportunità di essere riconosciuti come produttori di vino di qualità”.
Ci è voluto tempo e passione e serietà, da parte dei produttori. “Il fattore umano è stato essenziale. Come anche la cucina italiana, e l’enoturismo, entrambi fattore chiave che aiutano ad avvicinare i giovani al mondo del vino. Ma non basta. Bisogna lavorare insieme – ha concluso Gaja, lanciando un appello alla sala – per proteggere e diffondere l’immensa cultura e tradizione che solamente il vino possiede: Masters of Wine, sommelier, ristoratori, distributori, produttori, tutti dobbiamo impegnarci a far capire che il vino è un prodotto diverso, unico e speciale”.

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