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LA NUOVA ANNATA

Inizia la vendemmia in Italia: il taglio dei primi grappoli in Franciacorta con le uve Chardonnay

Coldiretti: produzione in calo (45 milioni di ettolitri, -5% su 2019). E, per la prima volta da 30 anni, nel difficile 2020, cala anche l’export (-4%)

Attesa, forse mai come quest’anno, difficile ma con il lavoro in vigna e cantina che non si è mai fermato, in Italia è iniziata la vendemmia 2020, con la produzione stimata attorno ai 45 milioni di ettolitri, in calo del 5% sul 2019. Emerge da un’analisi di Coldiretti per il taglio dei primi grappoli in Franciacorta, dove, come da tradizione, la raccolta di uve Chardonnay per la produzione di spumanti, le prime ad essere raccolte - nella cantina Faccoli, a Coccaglio - inaugura l’inizio della vendemmia lungo tutta la Penisola, con tempistiche in linea con gli ultimi anni e un’annata che si prospetta di buona-ottima qualità. “Con la vendemmia in Italia si attiva un motore economico che genera oltre 11 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che dà opportunità di lavoro nella filiera a 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, sia per quelle impiegate in attività connesse e di servizio” spiega il presidente Coldiretti, Ettore Prandini, nel sottolineare “l’importanza di sostenere un settore che svolge un ruolo da traino del made in Italy in Italia e all’estero”. Estero dove, per la prima volta negli ultimi 30 anni e dopo il record di 6,4 miliardi di euro nel 2019, con una storica inversione di tendenza, anche le vendite di vino italiano sono in calo del 4% nel 2020, sulla base dei dati Istat relativi all’export nei primi 5 mesi 2020, a causa delle difficoltà registrate dalla ristorazione in tutto il mondo per l’emergenza Covid.
Tornando alla vendemmia appena iniziata, per la Coldiretti, ancora una volta, si prospetta una sfida con la Francia, dove la produzione è stimata tra 44,7 e 45,7 milioni di ettolitri secondo il Servizio statistica e previsioni del Ministero dell’Agricoltura d’Oltralpe, mentre in Spagna si stimano tra i 43 e i 44 milioni di ettolitri.
Dal punto di vista temporale l’inizio della vendemmia è praticamente in linea con quello degli ultimi anni che, per effetto dei cambiamenti climatici, evidenziano però un anticipo di circa un mese rispetto a 30 anni fa che smentisce il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”. Nonostante un meteo pazzo con caldo africano alternato a bombe d’acqua e grandinate si prevede per l’Italia una annata di buona/ottima qualità anche se l’andamento della raccolta dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo. Da Nord a Sud della Penisola la raccolta parte tradizionalmente con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello su 658.000 ettari coltivati a livello nazionale.
La produzione tricolore sarà destinata per il 70% a vini Docg, Doc e Igt, con 332 vini a Denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a Indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola. Sul territorio nazionale ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.
La vendemmia 2020 è la prima segnata dagli effetti della pandemia mondiale, delle tensioni commerciali internazionali con la minaccia dei dazi Usa e della Brexit con l’uscita dall’Unione Europea della Gran Bretagna che è stata per lungo tempo il principale cliente del prosecco, il vino italiano più esportato nel mondo. In Cina, dove il virus ha colpito per primo, il consumo di bottiglie tricolori tra gennaio e maggio 2020 è crollato in valore del 44%, nel Regno Unito le vendite sono scese di quasi il 12% anche a causa delle incertezze e delle tensioni legate alla Brexit, la Francia ha ceduto il 14% mentre l’export in Germania e Stati Uniti, due dei principali mercati per l’Italia, è in leggero calo (- 1%). Ma sul commercio con gli Usa pende la scure dei dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump il cui verdetto sarà noto a breve e potrebbero colpire proprio il vino con un valore delle esportazioni di oltre 1,5 miliardi di euro, è il prodotto agroalimentare italiano più venduto negli States. Gli Stati Uniti sono il principale consumatore mondiale di vino e l’Italia è il loro primo fornitore con gli americani che apprezzano tra l’altro il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti che a differenza dei vini francesi erano scampati alla prima black list scattata ad ottobre 2019. Se entrassero in vigore dazi del 100% ad valorem sul vino italiano una bottiglia di Prosecco venduta in media oggi al dettaglio in Usa a 10 dollari ne verrebbe a costare 15, con una rilevante perdita di competitività.
La vendemmia 2020 in Italia è influenzata anche dalle misure di sicurezza anti contagio e dalle difficoltà di spostamento degli stagionali agricoli stranieri che, spiega la Coldiretti, in passato contribuivano in modo significativo alla raccolta delle uve. Infatti il necessario vincolo della quarantena per i Paesi più a rischio ha frenato gli arrivi di lavoratori dall’estero e in questo contesto almeno 25.000 posti di lavoro occasionali tra le vigne potrebbero essere disponibili per la vendemmia con una radicale semplificazione del voucher “agricolo”.
“Con quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) che fanno registrare difficoltà a seguito dell’emergenza occorre intervenire rapidamente per sostenere le esportazioni, alleggerire le scorte, ridurre I costi e tagliare la burocrazia” afferma Prandini nel sottolineare che “bisogna ripensare per la vendemmia in corso ad uno strumento per il settore che semplifichi, sia agile e flessibile rispondendo soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità all’impiego e dall’altra generi opportunità di integrazione al reddito per giovani studenti, pensionati e cassa integrati”.

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