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VINO E CRITICA

L’Italia del vino ancora in copertina di “Wine Spectator”. Con Lamberto Frescobaldi

A WineNews la guida del gruppo Frescobaldi, tra i nomi più importanti del vino italiano: “un riconoscimento a chi crede nella terra e nella vigna”

“Un riconoscimento al nostro lavoro di imprenditori del vino e di agricoltori, ed a tutti quelli che come noi hanno ben chiara una cosa: che il vero valore non è nel vino, ma nella terra e nella vigna”. Parola di Lamberto Frescobaldi, alla guida del gruppo Frescobaldi, uno dei nomi più importanti e storici del vino italiano, e tra i pochi eletti, tra i produttori italiani, a finire sulla copertina della più diffusa rivista del vino internazionale, “Wine Spectator”, nel suo numero di Aprile 2021 (dedicato all’Italia come da tradizione, nel periodo in cui storicamente è di scena Vinitaly, quest’anno spostato a giugno a causa del Covid, ndr).
“È una cosa che fa estremamente piacere - commenta Lamberto Frescobaldi, a WineNews - è un riconoscimento ad un percorso che l’azienda Frescobaldi ha fatto in questi anni, un’azienda che mi piace ricordare, è “familiare”, con secoli alle spalle. Siamo sempre stati un’azienda agricola, non solo vinicola, poi negli ultimi decenni, prima i miei zii e poi mio padre, hanno ridisegnato i vigneti. Siamo sempre stati coerenti con questa vocazione agricola, abbiamo sempre investito nel vigneto, anche in anni non sospetti, quando a crescere erano soprattutto le commerciali, più che i produttori di uva e di vino. Quando si produce partendo dalla terra ci sono molti più rischi rispetto a chi fa solo commercio, ma li abbiamo sempre voluti affrontare. Questa copertina è un riconoscimento a chi gestisce la terra e la vigna, e che come avvolte ricordo ai nostri amministratori, la fortuna, il valore non è il vino, è la vigna, è quella che porta il lavoro, che porta le famiglie a lavorare tutto l’anno, e credo che “Wine Spectator” questo nostro concetto lo abbia seguito e capito negli anni”.

E di vigneti, oggi, Frescobaldi ne mette insieme quasi 1.500 ettari, nei territori più importanti della Toscana del vino, divisi in diverse tenute di primissimo piano (Castello di Nipozzano e Castello di Pomino nel Chianti Rufina, Rèmole a Sieci, Tenuta Castiglioni a Montespertoli, Perano a Gaiole in Chianti, nel Chianti Classico, Tenuta Ammiraglia in Maremma e Castelgiocondo da Montalcino), tutte sotto il cappello della “Tenute di Frescobaldi”, a cui si aggiungono aziende che sono diventati miti assoluti del vino mondiale, come Masseto e Ornellaia a Bolgheri, su tutte, o ancora Luce a Montalcino, senza dimenticare Attems, in Friuli Venezia Giulia. Da cui nascono grandi vini, ma anche progetti importanti legati al mecenatismo, come “Artisti per Frescobaldi” e la “Vendemmia d’Astista” di Ornellaia, ma anche al sociale, “come quello del vino di Gorgona, un progetto molto bello, serio e continuativo”, dice Lamberto Frescobaldi, riferendosi al vino prodotto insieme ai detenuti sull’isola-carcere della Toscana, progetto nato nel 2012.
“Una cosa che contraddistingue noi produttori di uva e di vino rispetto ad altri, d’altronde - sottolinea Lamberto Frescobaldi - è la nostra visione nel fare le cose con continuità. Anche in anni difficili non si molla di un centimetro. Questa copertina è un riconoscimento alla famiglia tutta, anche ai suoi “attori più silenziosi”, ma anche a tutti produttori come noi che, con umiltà, vogliono eccellere partendo dalla vigna. Concetto che non è scontato, ma importantissimo. Altrimenti saremmo dei pazzi ad investire in vigneti che, soprattutto in certi territori, hanno valori altissimi. Che non è scontato, in tanti parlano di vino, di barrique, di tecnologie, ma allora siamo pazzi ad investire in vigneti che costano moltissimo. Ma anche questo è il bello, perchè si possono fare grandi cose in tanti posti diversi. Noi per esempio siamo andati a destra e sinistra in Toscana, per scoprire luoghi diversi, con eccellenze diverse. Tant’è che quando mi fanno l’imbarazzante domanda su quale sia il nostro vino che preferisco, io con sincerità dico tutti, perché ognuno è intrigante, interessante, e racconta una storia”.
E guardando al futuro, a possibili nuove acquisizioni, Lamberto Frescobaldi racconta a WineNews: “sogni nel cassetto che ti fanno palpitare il cuore ci sono sempre, la curiosità è sempre tanta, c’è sempre voglia di guardare ed esplorare, però bisogna fare si che questi sogni possano essere gestiti, valorizzati, e di concreto non siamo vicini a nulla di nuovo. Se devo dire qualcosa che mi piacerebbe, però, in un’Italia che ha un territorio più bello dell’altro, penso a territori nel centro-sud del Paese, magari in collina, dove ci sono notti fresche, per fare vini con una bella sapidità, acidità e da invecchiamento. Ma di concreto ad oggi non c’è nulla”.
A chi rappresenta una famiglia con una storia plurisecolare, che ha attraversato le epoche, marchiate da crisi e avvenimenti anche peggiori della pur durissima pandemia da Covid-19 che stiamo tutti vivendo, è d’obbligo chiedere una riflessione su come portare a termine questa che sembra una “traversata nel deserto”, e su cosa ci sarà dopo. “Come imprenditori dobbiamo essere sempre lucidi e concentrati, perchè nel mondo ci sono sempre opportunità, in ogni epoca. La pandemia perà ci ha mandato un messaggio chiaro: chi vuole guardare al futuro deve essere pronto a cambiare veste, a cambiare modo di fare. E cambiare è faticoso, bisogna avere la forza di farlo, di rimettersi in discussione, senza avere troppa paura di sbagliare. Il futuro non so come sarà, ma cerco di immaginarmi alcune cose. E una delle più semplici da intuire che sarà ancora più importante tutta quella che è la logistica del vino, il cui miglioramento sarà necessario per valorizzare anche i piccoli ordini dei mercati più lontani.
Perché sarà sempre più importante accontentare la clientela più disparata, ma senza mai fare sconti sulla qualità, che sarà sempre fondamentale. In questo senso, dovremmo ingrandire le nostre cantine per fare spazio a tutta quella che è la gestione logistica, serviranno investimenti in strutture. Di sicuro non basterà più, però, dire che il nostro prodotto è buono, e quali sono le sue caratteristiche. Dovremmo imparare, tutti, ad essere ancora più attenti alle necessità di ogni nostro cliente”. Parole di Lamberto Frescobaldi, tra i pochissimi produttori italiani a finire sulla copertina di “Wine Spectator”. Prima di lui, due volte Angelo Gaja (nel 1985 e nel 2011) e Piero Antinori (nel 1994 e, con le figlie Albiera, Allegra e Alessia, nel 2015), e poi, solo una volta, Oscar Farinetti (nel 2013), Lodovico Antinori (nel 2016), Marilisa Allegrini (nel 2017) e Nicolò e Priscilla Incisa della Rocchetta (Sassicaia, Tenuta San Guido) nel 2018.

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