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LA NOVITÀ

Anche la Toscana del vino punta sulle bollicine: l’Igt Toscana diventa anche spumante

Via libera del Comitato Vini alla modifica del disciplinare, ora il dossier in Ue. Cesare Cecchi (Consorzio Vino Toscana): “opportunità importante”
CESARE CECCHI, COMITATO NAZIONALE VINI, CONSORZIO VINO TOSCANA, DISCIPLINARE, IGT TOSCANA, SPUMANTE, STEFANO CAMPATELLI, TOSCANA, Italia
Il David di Michelangelo brinda all’Igt Toscana Spumante (ph: ChatGpt)

Il “Chiantishire”, le colline del Chianti Classico, le vigne che guardano al mare della Maremma Toscana e da Bolgheri, i borghi medievali o rinascimentali come Montalcino e Montepulciano circondati dai vigneti, con il Sangiovese a fare di gran lunga la parte del leone: parlare di vino, in Toscana, fa venire in mente soprattutto grandi vini rossi, pur con qualche crescente escursione sui bianchi della costa, Vermentino in testa, senza dimenticare la storica Vernaccia di San Gimignano: comunque, vini fermi. Ma i tempi cambiano, così come cambia il clima e come evolvono i gusti dei consumatori, che, da anni, guardano sempre più spesso agli spumanti. E così, ora, anche il Granducato associa il proprio brand territoriale più celebre alle bollicine. Perché ha compiuto un passo decisivo l’iter che porterà alla nascita della versione spumante dell’Igt Toscana, sia Metodo Classico che Charmat, sia bianco che rosato, con il via libera del Comitato Nazionale Vini del Ministero dell’Agricoltura, arrivato il 17 marzo, tappa fondamentale di un percorso, avviato con l’approvazione della Giunta Regionale Toscana nel dicembre 2024, e che ora aspetta l’ultimo passaggio in Commissione Europea, con l’obiettivo di arrivare a poter applicare il nuovo disciplinare entro la fine 2026.
Una modifica al disciplinare storica, spiega il Consorzio Vino Toscana che tutela l’Igt Toscana, guidato da Cesare Cecchi e Stefano Campatelli (accompagnata da un’altra novità formale, ovvero il passaggio da “Toscano o Toscana” a “Toscana”, scelta che punta a rafforzare riconoscibilità e posizionamento sul mercato). E che può rappresentare un grande potenziale per un’Indicazione Geografica tra le più importanti d’Italia e tra le più riconosciute nel mondo, con una produzione media, negli ultimi 5 anni, di oltre 90 milioni di bottiglie, per un valore alla produzione di 458 milioni euro, con il 70% del prodotto che viene esportato.
“Adesso è tutto pronto per affrontare l’ultimo passaggio, quello dell’approvazione da parte della Commissione Europea, e le modifiche introdotte - afferma Cesare Cecchi, presidente Consorzio Vino Toscana, passato dai 70 soci del 2019 ai 450 di oggi, che diventano 1.700 considerando anche i viticoltori afferenti alle cooperative - rispondono all’evoluzione degli stili di consumo e alle esigenze del mercato. Tra le principali novità, desidero sottolineare l’introduzione della categoria vino spumante, che rappresenta un’importante opportunità di sviluppo per le aziende vitivinicole toscane. Non meno rilevante è la possibilità di usare in etichetta il solo nome geografico “Toscana Igt” eliminando “Toscano” che non ha più ragione di essere usato, con ulteriore rafforzamento dell’identità del vino che si consolida come vero e proprio marchio di qualità, capace di valorizzare l’eccellenza delle produzioni regionali”.
L’Indicazione Geografica Tipica “Toscana” comprende oggi diverse tipologie di vino: bianco, rosato, rosso, i vini frizzanti, e le tipologie da uve appassite (Passito) e da uve stramature (Vendemmia Tardiva). Quando sarà approvato il nuovo disciplinare la gamma si completerà con le due tipologie di spumante. “L’introduzione delle due tipologie di vino spumante - spiega Stefano Campatelli, direttore Consorzio Vino Toscana - è nata dalla richiesta di molti produttori toscani che, da tempo, sono impegnati in questo tipo di produzione e rappresenta una concreta opportunità di sviluppo per il comparto, che, pur restando ancorato alla tradizione, si apre a nuove prospettive in linea con un mercato sempre più orientato alla qualità e alla diversificazione dei prodotti. La modifica relativa all’uso del solo nome geografico “Toscana” permetterà anche di rafforzare l’opera che il Consorzio Vino Toscana sta facendo per far rispettare il disciplinare di produzione e per opporsi, anche grazie alla registrazione del nome “Toscana” in classe 33, alla registrazione di marchi che richiamano impropriamente l’Indicazione Geografica”.
E, chissà che, dunque, si apra per la storica Toscana del vino, una pagina nuova che guarda al futuro, anche a suon di bollicine.

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