Varietà bianchista tra le più diffuse e amate nel mondo, specie (ma non solo), in un periodo storico dove i rossi appaiono in calo, in un trend di mercato che ricerca sempre di più la bevibilità, lo Chardonnay, originario della Borgogna, in Francia, ma diffuso pressoché ovunque, oltre che apprezzato in purezza, entra anche negli uvaggi di tanti vini, fermi ma anche spumanti prestigiosi, compresi quelli italiani, basti pensare, ad esempio, al Franciacorta o al Trentodoc. Chardonnay che ha anche un suo “mondiale”, lo “Chardonnay du Monde”, concorso enologico che si è tenuto per la sua edizione n. 33, nei giorni scorsi, proprio in Borgogna a Château des Ravatys, a Saint-Lager.
Un evento internazionale, promosso da Forum Oenologie, che ha visto quest’anno 471 campioni di vini degustati da 25 Paesi rappresentati, per un totale di 74 medaglie d’oro e 81 medaglie d’argento assegnate. Anche l’Italia è stata protagonista tanto che nella “Top 10” c’è lo Chardonnay Igt 2025 prodotto da Casale del Giglio, storica realtà laziale fondata da Dino Santarelli nel 1967, in provincia di Latina, e che ha contribuito alla crescita del territorio enoico dell’agropontino.
Nel medagliere è la Francia la regina incontrastata del concorso con 47 ori e 41 argenti, grazie alle performance della Borgogna, delle zone del Sud e dello Champagne. L’Italia conquista, invece, 3 medaglie d’oro grazie al risultato, oltre di Casale del Giglio, dell’Igt Toscana Camattole prodotto da Cantina Gentili che si afferma con le annate 2023 e 2024, e con l’Igt Toscana 2024 con cui conquista l’argento.
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