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VINO E TERRITORIO

Clima, difesa del vigneto, sostenibilità e microvinificazione: così il Franciacorta guarda al futuro

Presentato il “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” 2026. Oltre 3.500 ettari la superficie vitata nel 2025 con il Pinot Nero che cresce ancora

La Franciacorta è uno dei territori più significativi e innovativi della spumantistica tricolore, primo vino italiano prodotto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto, nel 1995, la Docg, e con un Consorzio, fondato nel 1990 e oggi presieduto da Emanuele Rabotti, che riunisce oltre 120 cantine e rappresenta uno dei patrimoni più grandi dell’enologia non solo della Lombardia ma anche nazionale. Innovazione che è uno dei tratti salienti del “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” 2026, edizione n. 4 di un documento che rappresenta uno degli strumenti più significativi per comprendere l’evoluzione tecnica e scientifica del territorio della Franciacorta, offrendo una lettura approfondita dell’annata 2025 e delle principali attività di ricerca che stanno guidando il futuro della viticoltura franciacortina. La pubblicazione, alla quale hanno contribuito i membri del Comitato Tecnico consortile, coordinati dal Gruppo di lavoro e dall’ufficio Ricerca e Sviluppo (R &D) è stata presentata, ieri, a Cazzago San Martino, alla Cantina Monte Rossa, tra le griffe più rappresentative e qualitative della Franciacorta.
Clima, difesa del vigneto, sostenibilità e microvinificazione: sono questi i principali dossier aperti della denominazione del Franciacorta, analizzati nel “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” 2026, che consolida un approccio fondato sull’integrazione tra dati, monitoraggio continuo e sperimentazione scientifica. Nel corso degli anni, infatti, la Franciacorta si è progressivamente affermata come un vero laboratorio di innovazione vitivinicola, capace di interpretare con rigore scientifico le dinamiche agronomiche ed enologiche del territorio e di trasformarle in strumenti operativi a disposizione dei produttori. Un Rapporto che restituisce anche una fotografia aggiornata della denominazione. “La ricerca - ha affermato Cesare Bosio, vicepresidente Consorzio Franciacorta con delega alla Ricerca & Sviluppo - rappresenta oggi uno degli strumenti più concreti attraverso cui la Franciacorta costruisce il proprio futuro. Il lavoro che portiamo avanti, dal monitoraggio climatico alle sperimentazioni agronomiche ed enologiche, nasce dall’esigenza di offrire ai produttori strumenti sempre più avanzati per interpretare il cambiamento climatico, migliorare la gestione del vigneto e rafforzare la qualità dei nostri vini. Questo Rapporto testimonia un percorso collettivo che unisce rigore scientifico, condivisione dei dati e visione di lungo periodo per la sostenibilità della denominazione”.
Tra i temi centrali, l’analisi agrometeorologica dell’annata 2025, affidata a Gabriele Cola dell’Università di Milano. Il quadro delineato è quello di un’annata nel complesso in linea con la media storica, ma segnata da una forte variabilità stagionale. Il dato più rilevante riguarda l’anno idrologico 2024-2025, risultato il più piovoso dal 1997, con precipitazioni superiori del 35% rispetto alla media. In questo contesto, la maturazione delle uve ha mantenuto un equilibrio favorevole tra accumulo zuccherino e acidità, confermando il peso crescente del monitoraggio climatico e delle curve di maturazione nella lettura dell’annata. Nel corso dell’intervento è emerso anche un punto che guarda già alla prossima vendemmia. Cola ha sottolineato come il segnale più sensibile non riguardi tanto il periodo aprile-giugno, rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi 29 anni, quanto l’andamento di gennaio-marzo, che con un aumento di circa un grado e mezzo anticipa il risveglio vegetativo e accresce il rischio di gelate. La stessa annata 2026, è stato spiegato, mostrerebbe già un anticipo di circa una settimana rispetto alla media. Il monitoraggio del territorio si conferma uno degli strumenti operativi più strutturati della denominazione. Nel 2025 sono stati effettuati oltre 285 rilievi fenologici e monitorati più di 50 vigneti, mentre il bollettino fitosanitario ha registrato 39 emissioni nel corso dell’anno, consolidandosi come supporto tecnico alle decisioni dei viticoltori. È su questa base che il Consorzio legge oggi le cinetiche di maturazione, i dati meteorologici e le principali criticità del vigneto.
Uno dei capitoli più rilevanti è stato quello dedicato alla peronospora. Negli interventi di Giuliana Maddalena e Silvia Laura Toffolatti, entrambe dell’Università di Milano, il tema è stato affrontato sia sul piano della modellistica sia su quello della difesa integrata. Da un lato, lo studio della dinamica di germinazione delle oospore e l’impiego della piattaforma Epi, che elabora i dati meteorologici e il rischio di infezione alimentando il bollettino distribuito dal Consorzio; dall’altro, il tema delle resistenze, con l’attenzione posta sulla corretta alternanza dei meccanismi di azione dei fungicidi per evitare la selezione incontrollata di individui resistenti. Più in generale, al convegno è stata evidenziata una linea di lavoro che supera la logica reattiva per spostarsi verso un approccio più sistemico e preventivo alla difesa fitosanitaria. Il Rapporto richiama, infatti, studi dedicati non soltanto alla peronospora, ma anche agli insetti fitomizi e alle dinamiche epidemiologiche dei giallumi della vite, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia degli interventi e ridurne l’impatto ambientale.
Parallelamente, ha spiegato Luca Facciano dell’Università di Brescia, per il Franciacorta, la sostenibilità ambientale continua a rappresentare uno degli assi strategici della ricerca. I progetti sviluppati negli ultimi anni indagano la qualità biologica dei suoli e la biodiversità del vigneto attraverso protocolli avanzati di zonazione, mentre specifiche sperimentazioni valutano l’impiego di biochar e biostimolanti naturali per migliorare la fertilità e la vitalità dei terreni. In questo contesto proseguono anche iniziative volte alla riduzione dell’impatto ambientale della viticoltura, tra cui i progetti dedicati ai vigneti plastic free e lo sviluppo di strumenti digitali per la gestione agronomica e fitosanitaria. La sostenibilità evolve così da obiettivo progettuale a elemento strutturale della competitività della denominazione, delineando un modello di viticoltura sempre più orientato a principi rigenerativi.
Sul versante enologico, il convegno ha confermato il ruolo crescente del laboratorio di microvinificazione come strumento di verifica e sperimentazione. Nel 2025 sono state condotte attività di microtiraggio e vendemmie sperimentali, accompagnate dallo sviluppo di protocolli sensoriali standardizzati per il monitoraggio qualitativo delle microvinificazioni. In questo ambito rientrano anche gli studi sulle potenzialità dell’Erbamat e i casi studio del progetto GrapePress4.0 applicati a Chardonnay e Pinot Bianco. È stato evidenziato, inoltre, il lavoro sulla standardizzazione del panel sensoriale, pensato per ridurre la soggettività del giudizio, e quello sui marker del processo di pressatura, con l’obiettivo di definire linee guida utili alla spumantizzazione.
Il cambiamento climatico rappresenta un ulteriore ambito di ricerca centrale per la denominazione. Attraverso vigneti sperimentali e sistemi avanzati di gestione dell’irrigazione, i tecnici stanno sviluppando modelli agronomici in grado di garantire stabilità produttiva e qualità delle uve anche in condizioni climatiche sempre più variabili, lavorando in particolare sull’ottimizzazione delle risorse idriche e sull’adattamento del vigneto alle nuove condizioni ambientali.
Il Rapporto offre, infine, anche una fotografia aggiornata della struttura del vigneto Franciacorta. Nel 2025 la superficie vitata complessiva ha raggiunto 3.546,3 ettari, con 2.744,6 ettari di Chardonnay e 678,6 ettari di Pinot Nero. Proprio il Pinot Nero, nell’ultimo decennio, ha rafforzato il proprio peso sul vigneto totale, passando dal 14,8% del 2014 al 19,1% del 2025, con un incremento di circa 273 ettari.
Nel suo insieme, quindi, il “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” n. 4, restituisce dunque, conclude la nota, l’immagine di una denominazione che affida alla conoscenza scientifica uno dei propri pilastri strategici. Attraverso una rete articolata di studi agronomici, sperimentazioni enologiche e monitoraggi climatici, la Franciacorta rafforza la propria capacità di affrontare le trasformazioni ambientali e produttive contemporanee, mantenendo al centro la qualità del vino e la sostenibilità del territorio.

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