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CULTURA

La liaison tra vino & arte, su cui sempre più cantine investono, evolve nel collezionismo

Con la mostra “Transitum Frugum, l’antico patto” di Federico Ferrarini, il progetto “Art Ferment” di Farina Wines in Valpolicella diventa “permanente”

In un momento come l’attuale in cui il vino vuole e deve rivendicare la sua peculiarità di bevanda culturale l’affiancamento ad altre forme di creazione - dall’arte alla musica, dal teatro alla poesia - è quanto mai interessante e sempre più diffuso. Moltissime le aziende che già molti anni fa hanno intrapreso questo percorso che ultimamente e felicemente si è allargato coinvolgendo in Italia - secondo la mappatura di MetodoContemporaneo, il primo osservatorio italiano permanente su arte e paesaggio vitivinicolo promosso dall’Università degli Studi di Verona con Bam! Strategie Culturali - oltre 60 aziende vinicole che hanno costruito e mantengono una stretta liaison con l’universo dell’arte (come WineNews ha raccontato anche in un video). Il vino si fa così medium culturale e l’arte trova nuovi spazi di espressione, contribuendo a ridefinire il ruolo delle cantine come attori attivi nel panorama contemporaneo. E quasi sempre la liaison vino & arte evolve nel collezionismo e trasforma la cantina in luogo di incontro privilegiato tra arte contemporanea e tradizione enologica. È il caso di “Art Ferment” di Farina Wines, una delle cantine più storiche della Valpolicella Classica, con una produzione che abbraccia le grandi denominazioni, dall’Amarone al Recioto, dal Ripasso al Valpolicella Superiore ed al Valpolicella Classico. Il progetto, al suo quarto anno di vita, nei giorni scorsi, ha inaugurato la mostra “Transitum Frugum, l’antico patto” dell’artista Federico Ferrarini, rappresentato da Kromya Art Gallery, perfettamente “integrata” nella bella cantina di Pedemonte di San Pietro in Cariano, che si presta molto bene come galleria espositiva, aprendo un nuovo corso che prevede la selezione semestrale di un artista e di una galleria per la realizzazione di una mostra site-specific negli spazi della cantina e l’acquisizione di un’opera dell’artista ospitato ad ogni edizione.
“L’obiettivo di questo progetto artistico, nato nel 2023 in collaborazione con la galleria Artericambi - ha raccontato Elena Farina, che con suo cugino Claudio conduce l’azienda dando seguito a una tradizione vitivinicola iniziata oltre 100 anni fa - è di celebrare il dialogo tra vino e arte contemporanea, espressioni della creatività e della sapienza manuale dell’essere umano. Tutto ruota intorno all’evoluzione, allo spirito di continua ricerca che porta l’uomo a migliorarsi e a trasformare la materia. Anche degustare un vino non è mai un’esperienza statica: emozioni e sensazioni evolvono, influenzate dallo stato d’animo, dall’ambiente e dal momento. Lo stesso accade davanti a un’opera d’arte: gli stati d’animo cambiano e tutto è in continua evoluzione”.
E a Francesco Pandian, fondatore della galleria d’arte Artericambi di Verona, non si deve solo l’incontro della quarta generazione dei Farina con l’arte contemporanea, ma anche la possibilità di godere stabilmente di opere poste nella corte rinascimentale dell’azienda come una scultura di Anselm Kiefer - tra i più importanti artisti del XX e XXI secolo - dedicata a Paul Celan, influente poeta di lingua tedesca del secondo dopoguerra, ebreo rumeno sopravvissuto alla Shoah. “È stata la simpatia contagiosa della famiglia Farina a portare alla nostra collaborazione - ha raccontato, a WineNews, Francesco Pandian - la volontà di Elena e Claudio di sostenere gli artisti, in un mondo spesso cinico poco incline a valorizzarli, li ha motivati verso questo cambio di passo del progetto “Art Ferment”: dall’esposizione delle opere in cantina all’acquisizione di alcune di esse per costituire una propria collezione privata. L’arte e il vino condividono la capacità di costruire narrazioni e l’importanza del tempo per raggiungere la piena espressione ed essere apprezzati appieno”.
“Art Ferment” ha debuttato nel 2023 con l’installazione dell’opera di Anselm Kiefer che come altre sculture della serie “Libri di Piombo” è monumentale: i libri realizzati in piombo simboleggiano la conoscenza inaccessibile, il peso della storia e la perdita associati al tema dell’Olocausto. Sempre al debutto nella corte sono state collocate anche opere dell’artista e fisico argentino Mariano Sardòn che esplora l’intersezione tra arte, scienza, neuroscienze e tecnologia, crea installazioni interattive e visualizzazioni di dati che indagano la percezione e i processi cognitivi, esponendo in contesti globali e collaborando con scienziati. Nel 2024 è stata la volta di Fabrizio Gazzarri, pittore che prediligeva tele astratte molto colorate e di grandi dimensioni, docente e storico collaboratore di Emilio Vedova, dal 2006 direttore dell’Archivio e della Collezione della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova a Venezia, mancato nel 2023. Nel 2025 nella cantina della Valpolicella ha esposto Roberto Bigano, fotografo eclettico che spazia dallo still life alla fotografia di paesaggi con una tecnica fotografica di altissimo livello, caratterizzata da una cura assoluta per i dettagli e una profonda comprensione della luce e della composizione.
“Non è scontato che un’azienda così radicata nel territorio decida di affiancare il proprio nome all’arte contemporanea - ha sottolineato Riccardo Steccanella, direttore di Kromya Art Gallery Verona - anche perché si tratta di un progetto che non renderà più ricca la famiglia, ma aggiungerà un valore culturale notevole al suo lavoro quotidiano”. Una sottolineatura quest’ultima importante per tutte le aziende che affiancano l’arte al vino. Solo a lungo termine si può attendere un ritorno in termini di aumento delle visite in cantina e anche la crescita della reputazione non può che essere lenta, visto che piccola è la sovrapposizione tra le categorie dei wine lover e dei frequentatori di mostre d’arte contemporanea. Sono necessari tempo e comunicazione per ampliare la percezione delle attività in cantina “oltre” il vino. E queste considerazioni rendono ancor più meritevoli i produttori che investono nell’arte.
“Superate le perplessità iniziali, quando si comincia questo percorso l’entusiasmo prende il sopravvento - ha raccontato Claudio Farina - ed è bellissimo aprirsi ad altri mondi con cui si trovano affinità. Da noi passano circa 11.000 visitatori all’anno e non tutti interessati all’arte: il nostro obiettivo è quello di mantenere viva la loro attenzione e di far crescere l’interesse per le opere contemporanee che esponiamo in questo contesto unico”.
La mostra di Federico Ferrarini accompagnerà le visite quotidiane in cantina fino al 15 settembre 2026 arricchendo i tour e le degustazioni dedicate ad appassionati, wine lover ed enoturisti. A questa proposta si affianca “Art Ferment Wine Tour”, che unisce la visita alla cantina e all’esposizione insieme all’artista, seguita da una degustazione. La selezione di venti opere - tra pittura e scultura, di cui alcune inedite - sono pensate in relazione alla monumentalità degli spazi della cantina, si inseriscono tra la Wine Boutique e la barricaia sino al suggestivo “Salone delle botti”, tra i Tulipe in cemento e i colorati Clayver in grès ceramico, utilizzati per l’affinamento dei vini, componendo un itinerario multisensoriale unico di scoperta della cantina.
“Il titolo della mostra richiama la transizione e la trasformazione della materia - ha illustrato Silvia Congari, curatrice della mostra - la ricerca di Federico è profondamente alchemica e si muove tra sculture in marmo, minerali e installazioni che raccontano il rapporto tra tempo, spazio e materia. Le sculture nascono da marmi di diversa provenienza, anche locali, e incarnano un’idea di elevazione, come ponti tra cielo e terra. La materia viene scavata, incisa, trasformata, e in questa trasformazione ritroviamo armonia e tensione poetica”.
Infine, Federico Ferrarini ha raccontato la propria visione, definendo la mostra come frutto di anni di collaborazione e contaminazione creativa con la famiglia Farina. “Molte delle opere sono nate anche grazie agli stimoli ricevuti qui - ha sottolineato l’artista - la contaminazione è il cuore della mia ricerca: combinare materiali, idee e suggestioni diverse per creare nuove prospettive e porre nuove domande. Ogni opera custodisce una “temperatura emotiva”, il piacere stesso di scolpire, incidere, dipingere. Questa mostra porta con sé opere nuove, molte nate appositamente per questo spazio. Spero possano trasmettere le stesse vibrazioni che io ho sentito creandole”.

Clementina Palese

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