Il Giappone è saldamente il Paese asiatico che importa più vino dall’Italia, pur chiudendo il 2025 in ribasso sull’anno precedente, a 176,4 milioni di euro (-4,1%, secondo i dati Istat analizzati da WineNews), risultato comunque molto migliore di quello della Cina (-25,1% sul 2024), l’altro grande player di mercato dell’area, che prosegue, però, il proprio disinnamoramento su un prodotto che tanti esperti pensavano vi potesse fare centro. Il Giappone, invece, ha sempre avuto un buon feeling con l’Italia, basti pensare che nel range 2015-2024, le esportazioni dell’industria alimentare italiana verso il Paese asiatico sono aumentate da 724,8 milioni di euro a 980,4 milioni di euro, con un incremento del +35,3%, ed i legami, nel tempo, si sono rinsaldati grazie ad eventi come Expo Osaka, ma anche con la nascita di progetti ispirati dal Piemonte enoico, in particolare dal Moscato di Alessandria, come il “Muscat Shiragai”.
E proprio dai “maestri” piemontesi, il Giappone vuole imparare per alzare ancora di più il livello produttivo dei propri vini: nelle Langhe, terra di vini come Barolo e Barbaresco, Barbera d’Asti e Nizza, Roero e Gavi, Asti e Alta Langa, tra gli altri, e precisamente nella cantina Bera di Neviglie, tra Alba e Asti - 40 ettari vitati a conduzione familiare sotto la guida di Valter Bera insieme alla moglie Alida Chiarle e ai figli Umberto e Riccardo - è stato siglato un memorandum d’intesa tra il distretto di Yoichi, piccola cittadina dell’Hokkaido, e un gruppo di produttori langaroli. Insieme a Bera, al patto hanno aderito, infatti, le cantine Adriano Marco e Vittorio, Cantina del Pino, Diego Morra e Luigi Giordano. Enoturismo, commercio, pratiche di viticoltura, sono i tre pilastri di un “patto di vino” che ha visto protagonisti alcuni nomi di spicco della viticoltura piemontese che hanno accolto Keisuke Saito, diplomatico, sindaco di Yoichi ed esperto del mondo vinicolo internazionale, riconoscendo nel territorio dell’isola di Hokkaido un grande potenziale per la coltivazione di Pinot Nero e Chardonnay.
L’intesa, denominata “Langhe - Yoichi Alliance”, mira ad uno scambio profondo di conoscenze: al centro dell’accordo c’è la comune sensibilità per una viticoltura sostenibile, l’adattamento al cambiamento climatico e il trasferimento di secoli di esperienza nella vinificazione e nel branding territoriale. Sul piano operativo, l’accordo punta anche a sviluppare un modello di enoturismo ispirato ai Paesaggi vitivinicoli piemontesi, Patrimonio Unesco. L’obiettivo è creare un ponte culturale che porti gli appassionati giapponesi a scoprire le Langhe e, allo stesso tempo, inviti il pubblico italiano a esplorare il fascino selvaggio dell’Hokkaido. Parallelamente, l’intesa mira a consolidare la presenza dei grandi vini piemontesi in uno dei mercati asiatici più esigenti.
Umberto Bera, enologo di Bera, ha spiegato che “dopo diversi incontri con il sindaco Saito in Langa, nel mese di gennaio ho avuto l’opportunità di recarmi a Yoichi, dove ho visitato cantine e conosciuto alcuni produttori locali: persone autentiche senza paura di mettersi in gioco; ho anche avuto modo di assaggiare i Pinot Nero dell’Hokkaido, scoprendo vini distintivi, in cui il mare - che caratterizza il clima - e i suoli di origine vulcanica giocano un ruolo fondamentale nel profilo organolettico. Mi auguro che questa alleanza possa generare scambi proficui, sul piano culturale, tecnico ed enoturistico, creando un dialogo virtuoso tra due territori che condividono una visione importante e incentrata sulla qualità”.
Keisuke Saito, sindaco di Yoichi, ha affermato che “Yoichi, già nota come la “nuova frontiera” del vino giapponese, cerca nelle Langhe non solo tecnica, ma la filosofia necessaria per elevare i propri Cru a standard globali. Yoichi aspira a diventare un punto di riferimento mondiale per il Pinot Nero e lo Chardonnay. Poter contare sulla saggezza e sul supporto dei maestri delle Langhe è per noi un onore immenso. Questo sigillo in vino è la nostra promessa di non tradire mai la ricerca dell’eccellenza”.
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