Uno degli argomenti più discussi, e trattato da molti studi internazionali, così come da esperti e voci del settore, riguarda il rapporto tra prodotti contenenti alcol, e quindi anche il vino, e la salute. Il concetto di moderazione e del bere a tavola, tipico dello stile italiano, e quindi la distinzione netta con l’abuso (che fa male, senza dubbio), viene evidenziato sempre più come un modello virtuoso che si richiama alla Dieta Mediterranea Patrimonio Unesco, riconoscimento che abbraccia anche la Cucina Italiana di cui il vino è un pilastro. Eppure non mancano visioni differenti, a livello di approccio. Nelle ultime settimane è tornato alla ribalta il caso “europeo” delle etichette allarmistiche , di cui si è parlato anche a Vinitaly 2026. Come nel talk “Vino, alimentazione e salute: questione di stile”, organizzato da Confcooperative Fedagripesca e che ha visto la presenza del Presidente di Fedagri Confcooperative, Raffaele Drei; del Viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo; del Sottosegretario (Ministero dell’Agricoltura), Patrizio La Pietra e del professore Alberto Battezzati, Ordinario di Fisiologia presso la Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell’Università di Milano e Direttore Unità Operativa di Nutrizione clinica - Irccs Istituto Auxologico Italiano. E proprio Battezzati ha sottolineato che “il tema dei rischi per la salute correlati al consumo di vino richiede un approccio di estrema cautela e rigore scientifico. È fondamentale distinguere tra le evidenze degli effetti di singoli componenti e l’impatto di un alimento quando inserito in un regime alimentare completo.
Sebbene l’alcol sia una sostanza tossica presente nel vino, le evidenze scientifiche complessive non giustificano la messa al bando del vino stesso; al contrario, esistono numerosi studi a favore del vino inteso come alimento parte integrante della Dieta Mediterranea”. Battezzati ha aggiunto che “la ricerca ci insegna che una “dieta salutare” è molto più della semplice somma delle singole sostanze che la compongono. Un bicchiere di vino consumato da adulti all’interno di un corretto contesto alimentare e di uno stile di vita equilibrato produce effetti diversi rispetto a modalità di consumo sregolate, come il pericoloso fenomeno del binge drinking tra i giovani, dove peraltro il vino non è prevalente. In assenza di abuso e di condizioni cliniche, l’assunzione moderata di vino occupa un posto di rilievo nella nostra cultura alimentare e mostra benefici, in particolare a livello cardiovascolare, che non ha senso eliminare. Non è il singolo elemento a determinare la salute, ma il pattern dietetico complessivo: il vino, se inserito in un modello millenario come quello mediterraneo, continua a rappresentare un valore aggiunto per il benessere”.
Sulla stessa linea, il presidente di Confcooperative Fedagripesca, Raffaele Drei per il quale “è quanto mai fondamentale continuare a contrastare, con il rigore della scienza, messaggi allarmistici che minano l’immagine del settore e disinformano i consumatori, impattando negativamente anche sul consumo del vino. L’abuso è certamente dannoso, ma il consumo moderato e consapevole è parte della nostra identità e del nostro benessere alimentare. Ci sono altrettanti studi che dimostrano che il vino, inquadrato in un regime alimentare equilibrato, porta benefici alla salute. A maggior ragione ora che la cucina italiana, nella sua tradizione e nell’insieme dei suoi componenti, ha ricevuto il riconoscimento come patrimonio Unesco in virtù anche del valore che essa riveste per il benessere della persona, non si può per così dire scorporarne un pezzo, considerando il vino un prodotto che arreca danni alla salute”.
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