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ANALISI

L’orgoglio identitario guida le scelte di crescita e gestione finanziaria dei vignaioli Fivi

Privilegiando controllo e continuità aziendale e adottando meno strumenti finanziari, in coerenza con una logica di sviluppo graduale e sostenibile

Se nel 2025 la ricerca sulla sostenibilità economico-finanziaria delle aziende vitivinicole verticali aderenti alla Fivi - Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti, aveva restituito la fotografia di un “modello resistente e fragile al contempo”, i risultati della ricerca 2026 - come l’anno scorso in collaborazione con l’Invernizzi Agri Lab di Sda Bocconi School of Management con il fondamentale sostegno della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi e di Crédit Agricole Italia - presentata oggi a Vinitaly - raccontano dell’orgoglio e della felicità di essere Vignaioli Indipendenti, come ha sottolineato Rita Babini, vignaiola presidente dell’Associazione, che si fondano su radicamento territoriale, qualità delle produzioni e sulla gestione familiare. “Per il secondo anno approfondiamo, grazie ad una ricerca e ai dati che ne scaturiscono, la dimensione economico-finanziaria delle nostre aziende verticali trasformando sensazioni e opinioni in numeri” ha osservato Babini. Dati che - come ha sottolineato Vitaliano Fiorillo, direttore di Invernizzi Agri Lab, Sda Bocconi School of Management - permettono di studiare una parte del settore vitivinicolo poco visibile dal punto di vista economico-finanziario.
Alla ricerca hanno partecipato 396 aziende agricole sulle 1.800 iscritte alla Fivi, campione rappresentativo, concentrato al Nord, ma in linea con la distribuzione media nazionale. “L’indagine si è focalizzata su quattro tematiche - ha illustrato Luca Ghezzi, coordinatore della ricerca di Sda Bocconi School of Management - la prima è relativa alla gestione del capitale circolante da parte delle aziende Fivi e a questo riguardo è emerso quale elemento chiave che la maggior parte di queste aziende ha un disallineamento negativo tra i tempi di incasso dai clienti e i tempi di pagamento ai fornitori. Sul totale del campione solo 58 aziende riescono ad avere tempi di incasso inferiore ai tempi di pagamento, ben 134 hanno invece una dinamica di incassi e pagamento svantaggiosa, trovandosi a pagare i fornitori più velocemente rispetto ai tempi con cui incassano dei propri clienti. Le altre sono nel mezzo. Se a questo aggiungiamo una durata del magazzino, solitamente significativa in questo settore, emerge un tema di pressione finanziaria di tensione sulla liquidità legata al denaro circolante. Emerge poi chiaramente che le aziende Fivi tendono ad affrontare queste tensioni usando sostanzialmente leve solo interne, come il contenimento delle spese e degli investimenti puntando sul risparmio di risorse. Le aziende ricorrono in misura molto residuale al debito bancario. Quello a breve non viene preso in considerazione da più del 50% delle aziende e sui finanziamenti a medio-lungo termine sono emerse delle criticità dal punto di vista dei tassi di interesse, delle garanzie richieste e della lunghezza delle pratiche. Elementi che rendono questa leva di difficile utilizzo”.
“Le problematiche circa la liquidità aziendale - ha aggiungo a questo proposito Babini - sono certamente legate alla natura stessa del nostro modello di impresa, basato su importanti investimenti iniziali e su un ciclo del circolante inevitabilmente lungo: i vini di qualità escono dalla cantina a distanza di molti mesi o anni dalla vendemmia, e quando si investe in un vigneto il lento ritorno dall’investimento comincia dopo almeno 4 o 5 anni. In questo contesto, è fondamentale che i flussi finanziari esterni siano puntuali. Incertezze e ritardi rischiano di frenare la propensione agli investimenti, costringendo le aziende a ridimensionare i propri piani di sviluppo e innescando un circolo poco virtuoso per l’intero comparto”.
La seconda parte della ricerca è stata dedicata alla propensione delle aziende all’apertura del capitale proprio per crescere, alle acquisizioni e alle operazioni straordinarie. “Circa l’apertura a capitali esterni per crescere - ha proseguito Ghezzi - è emerso un aspetto molto interessante: i soci Fivi prediligerebbero interlocutori non di matrice finanziaria perché il loro intento non è di ordine finanziario, cioè di accesso al denaro, ma di recuperare competenze e contatti per migliorare l’accesso ai mercati. Ne emerge un modello imprenditoriale che privilegia il controllo e la continuità aziendale, adottando in modo selettivo gli strumenti finanziari e le operazioni straordinarie, in coerenza con una logica di sviluppo graduale e sostenibile.
Dalla propensione alla realtà, l’ultima parte della ricerca ha chiesto in maniera diretta se oggi ci sono delle operazioni in corso sul capitale: il 58% delle aziende ha risposto negativamente, mentre il 10% le sta valutando come ipotesi remota e il 21% potrebbe valutarla. Si può sintetizzare che l’89% appare disinteressato e solo un 11% di aziende Fivi in questo momento ha in corso operazioni sul capitale. Il 5% sta facendo delle acquisizioni, il 6% sta dismettendo o comunque subendo un’acquisizione, pari a circa 30 aziende, quindi con numeri fisiologici per ogni settore. Quindi la ricerca rimanda un'immagine del vignaiolo indipendente che vuole dare grande continuità imprenditoriale alla sua azienda e, come ha detto la presidente Rita Babini, felice del suo status”.
Il commento di Maurizio Crepaldi, responsabile Direzione Affari e Agri Agro di Crédit Agricole Italia ha evidenziato come nelle strategie del Gruppo il supporto al sistema agroalimentare resti centrale. “L’anno scorso - ha ricordato - abbiamo erogato oltre 1,1 miliardi di nuovi prestiti agli operatori di questo settore, cercando di sostenere progetti orientati alla sostenibilità e all’innovazione delle aziende. La collaborazione con la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti si inserisce in questo quadro e vuole essere un concreto segnale di attenzione verso una realtà a cui riconosciamo il merito di custodire i valori autentici delle comunità in cui insieme operiamo”.
“Dalla ricerca emerge in maniera ancora più evidente la centralità agli strumenti di promozione - ha commentato la presidente Fivi - nonostante il forte desiderio dei Vignaioli di aprirsi ai mercati internazionali, che la ricerca mette in luce, altri dati mostrano che solo una piccola parte delle aziende riesce a beneficiare delle attuali misure di sostegno. Se il 75% dei soci esporta, solo il 13,6% ha utilizzato il bando Ocm nel 2025. Fivi accoglie con favore la novità la novità che consente alle Regioni di ridurre la soglia minima di accesso ai progetti, è un primo passo concreto per rendere le politiche più inclusive, tenendo conto anche delle specificità dei piccoli produttori”.
A margine dell’incontro Rita Babini ha evidenziato ai microfoni di WineNews la necessità di rivedere la gestione produttiva del vino italiano per affrontare la svalorizzazione dei terreni e la sovrapproduzione. “Il valore fondiario - ha spiegato - è spesso utilizzato come garanzia per i mutui, tende a decrescere a causa della sovrapproduzione di vino, che supera la capacità di assorbimento del mercato. Questa dinamica è particolarmente critica in molte zone d’Italia, ad eccezione di alcune poche aree virtuose, va affrontata con una riduzione delle rese soprattutto nel settore dei vini generici, che presenta giacenze in crescita da 3-4 anni, nonostante annate difficili come il 2023 ed evitando la concessione di deroghe di produzione in alcuni casi fino a 400 quintali per ettaro, che danneggiano il valore del vino e non promuovono la qualità”.

Clementina Palese

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