Dalla Liguria, dove si arriva solo a piedi, alla Val d’Orcia dei casali in pietra, fino ai letti alti d’epoca a Sextantio e i cesti da picnic in quota, l’Italia del turismo 2026 sceglie di andare controcorrente e riscoprire il valore della sottrazione: meno comfort standardizzati, meno connessioni forzate, più tempo, silenzio e autenticità. È in questo scenario che si inserisce Unexpected Italy, la startup travel tech nata a Londra, fondata da Elisabetta Faggiana e Savio Losito e premiata dalle Nazioni Unite. Un progetto che promuove un turismo responsabile e inclusivo, con il cuore profondamente radicato nei territori italiani, e che ha scelto di mappare e raccontare sei luoghi “scomodi” e radicali, rifugi etici che rifiutano i compromessi dell’overtourism per proteggere qualcosa di sempre più raro, la lentezza, in un’epoca in cui - come rileva l’American Psychological Association - oltre il 70% degli adulti vive in uno stato di stress cronico legato all’iperstimolazione e alla connessione continua, mentre studi della Harvard Medical School dimostrano che natura e disconnessione contribuiscono ad abbassare il cortisolo, migliorare il sonno e la capacità di concentrazione.
“Il vero lusso oggi non è aggiungere servizi, ma togliere il superfluo - spiega la founder Elisabetta Faggiana, parlando di un vero e proprio manifesto contro l’urgenza quotidiana - rallentare diventa un asset strategico per la salute psicofisica e l’ospitalità si trasforma in un atto culturale e politico, selezionando presìdi che non vogliono piacere a tutti, ma restare fedeli alla propria identità”.
Come il Parco del Grep in Piemonte, con le sue case sugli alberi senza Wi-Fi e i pasti gourmet serviti in cesti da picnic da aprire come regali, o La Sosta di Ottone III in Liguria, dove l’auto si lascia a valle e il borgo si conquista a piedi, tra colazioni à la carte che valorizzano piccoli produttori e uno sguardo sulle Cinque Terre lontano dalle folle, passando per Follonico in Val d’Orcia, casale di pietra dove si “disimpara la fretta” tra orto, tessuti naturali e sapori stagionali, fino a Sextantio, in Abruzzo, progetto di albergo diffuso che preserva senza addolcirlo un borgo medievale fatto di camini in pietra, candele, pavimenti che scricchiolano e una colazione che è rito lento e filologico, accanto alle due perle venete, Cargador de Ron a Valdobbiadene, casera nel bosco raggiungibile con un ultimo tratto impervio e arredata con materiali di recupero e memoria contadina, e La Scuola Guesthouse sull’Altopiano di Asiago, ex scuola degli anni Venti che invita a tornare bambini tra camere dedicate alle materie scolastiche e un laboratorio di gelato itinerante che attraversa le contrade, sei indirizzi che raccontano un’Italia inattesa e resistente, dove il turismo non consuma ma cura, non accelera ma ascolta, e dove disconnettersi non è una rinuncia bensì un atto di libertà capace di restituire al viaggio il suo significato più profondo.
“Con Unexpected Italy selezioniamo anche luoghi che chiamiamo “scomodi” perché rifiutano i compromessi della standardizzazione per proteggere qualcosa di immensamente più raro: il silenzio, il tempo e la presenza. Non sono semplici strutture ricettive, ma presidi di resistenza culturale che scelgono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese”, conclude Faggiana.
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