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TRADIZIONE AI FORNELLI

Un “ponte tra generazioni” e un “patrimonio da tutelare e tramandare”: ecco le “Nonne in Cucina”

Il progetto ideato dallo chef pugliese Rosario Di Donna: “affiancare le nonne non è un atto di folklore: è un dovere culturale”

Nell’era della cucina in tv abbiamo visto di tutto: chef stellati, aspiranti cuochi, chi cucina nei mercati disseminati in Italia, chi nei boschi e in situazioni “selvagge”, e ancora frati e monache con le loro ricette, cuochi amatoriali diventati star, e chi più ne ha più ne metta. Ma ora c’è chi lavora per riportare sul piccolo schermo quelle figure che tutti, quando parlano di piatti o di sapori scolpiti nella memoria, evocano, ovvero le nonne. Idea di Rosario Di Donna, chef dell’“Hostaria u’ Vulesce” di Cerignola (che fa parte della rete degli Ambasciatori del Gusto  e socio degli “Chef del Mediterraneo”, ndr) che ha lanciato il format “Nonne in Cucina”, per ora legato alle Regioni del Sud Italia, ma con l’ambizione di coinvolgere quelle di tutto il Paese, e che potrebbe approdare presto su un canale nazionale tematico legato al cibo.
“Non si tratta di uno show televisivo, né di un cooking contest patinato. È qualcosa di più autentico e più necessario: un recupero urgente di ciò che rischiamo di perdere per sempre. Invitiamo le nonne che ci devono trasmettere le loro ricette, che sono il nostro patrimonio, che dobbiamo difendere e divulgare, per affermare che si può mangiare bene seguendo tre concetti chiave, ovvero “stagione, territorio e prodotto”, partendo anche da materie povere o di recupero”, spiega a WineNews Rosario Di Donna. Il meccanismo è semplice: “le nonne entrano in cucina, fianco a fianco con chef professionisti, e fanno quello che hanno sempre fatto: cucinano. Dettano tempi, correggono proporzioni, assaggiano con occhio critico. Sono loro le vere maestre. I piatti che escono da queste sessioni - come “U pan cuott”, i “Tagliaredd e cicr” o la “Turtier d poll paisan” - approdano poi sul tavolo del ristorante, ogni venerdì, come una piccola cerimonia laica della memoria”.
Il progetto ha già mosso i suoi primi passi tra i vicoli e i profumi della Basilicata - spiega una nota - con le nonne di Rotondella e di Montalbano Ionico: Teresa Ironico (86 anni), Caterina Pupia (79 anni) ed Elisa Rinaldi (80 anni) hanno dimostrato che l’esperienza non si misura in like, ma in decenni trascorsi a sfamare famiglie, a trasformare ingredienti poveri in piatti indimenticabili.
Ma ora il progetto vuole allargare i propri orizzonti. L’organizzazione si occupa di tutto: il contatto, il trasporto per raggiungere il luogo dell’evento, il rientro a casa e, quando la distanza lo richiede, anche l’ospitalità per la notte. “Nessuna nonna viene lasciata sola, nessun dettaglio logistico ricade sulle famiglie. Basta volerci essere”.
“Le tradizioni non vanno perse”, ripete con convinzione Rosario Di Donna, che è anche socio degli Chef del Mediterraneo, l’associazione che riunisce professionisti della cucina mediterranea e che ha abbracciato con entusiasmo questo progetto mettendo a disposizione competenze, cucine e passione. “Affiancare le nonne non è un atto di folklore: è un dovere culturale, il riconoscimento che la vera alta cucina nasce sempre da una cucina di casa. Le nonne sono un ponte tra generazioni, avvicinarsi a una nonna che cucina significa avvicinarsi a un codice genetico culturale che nessun algoritmo potrà mai replicare”.

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