La differenziazione dei mercati del vino è una delle leve strategiche per il futuro del settore che vede nella ricerca di nuovi ed emergenti mercati una possibilità concreta per ampliare la propria platea dei consumatori. Una sfida e una necessità anche per il vino italiano, soprattutto in uno scenario di incertezza, certificato da un mercato che sta subendo un rallentamento evidente in molti Paesi chiave, dagli Usa al Regno Unito. Tra le nuove frontiere a cui gli addetti ai lavori guardano interessati c’è sicuramente l’Africa, continente enorme e variegato dove le potenzialità non mancano. Certo, per il vino italiano siamo ancora a numeri di “nicchia”, basti pensare che l’intero continente africano ha importato nel 2025, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, 27,9 milioni di euro, con una crescita interessante, però, del +27,9% sul 2024, andando, quindi, in controtendenza (l’export totale ha toccato, per il vino italiano 7,7 miliardi di euro nel 2025, -3,7% sul 2024) sul dato complessivo.
Ma l’Africa non è un mercato, è tanti mercati. E c’è chi ci ha investito da tempo, e in tempi non sospetti, come Astoria Wines, una delle realtà più importanti nello scacchiere produttivo del Prosecco - vino locomotiva dell’export italiano - e non solo, che ha puntato su diversi Paesi del continente già 20 anni fa. “Quest’anno abbiamo raggiunto il milione di euro di fatturato nel continente”, ha detto l’ad Astoria Wines, Filippo Polegato. E, recentemente, a Vinitaly 2026, l’azienda ha voluto puntare i riflettori proprio sul mercato africano in occasione dei suoi primi 20 anni di presenza commerciale in Africa. Astoria ha, infatti, aperto a Verona la prima delle 10.000 bottiglie di Prosecco Superiore dedicate all’anniversario, e che saranno commercializzate sia in Italia che all’estero, con un brindisi insieme a Miss Africa Italia, Ngone Gueye.
Per la cantina veneta, il primo contatto con l’Africa è arrivato nel 2006, nell’anno in cui Astoria sponsorizzò la Nazionale di calcio del Togo ai Mondiali in Germania. Ma il primo acquisto ufficiale è arrivato dal Kenya, a cui si sono aggiunti altri 30 Stati: Sudafrica, Costa d’Avorio e Ghana sono i Paesi di riferimento, ma la presenza è diffusa in modo abbastanza omogeneo. Dall’esperienza di Astoria Wines, emerge che per fare “breccia” in questi mercati, è fondamentale accompagnare i consumatori attraverso degustazioni e con una presenza a supporto anche dell’azienda, perché, ad esempio in Kenya, il consumatore ha un suo percorso di approccio al vino che parte, in primis, dai vini dolci prima di avvicinarsi, successivamente, ai vini più secchi e alle bollicine. In Mozambico, invece, complice la vicinanza e la forte presenza dei vini sudafricani, c’è già un’ottima conoscenza del mondo del Prosecco, ma le difficoltà sono legate ai dazi al 150% e alle complessità burocratiche e amministrative per la gestione dei pagamenti. “Ogni Paese fa storia a sé - aggiunge Filippo Polegato - ma noi siamo convinti che sia importante investire in questi mercati, più frammentati ma anche meno saturi, anche per diversificare i rischi in un contesto macroeconomico instabile. Certo questo significa moltiplicare gli sforzi organizzativi e dotarsi di una struttura e di personale adatti”.
Per conquistare un’area del mondo che, ha detto il presidente Astoria Wines, Paolo Polegato, soffre di “marginalità mediatica”, per cui di Africa “si parla solo in caso di immigrazioni o tragedie umanitarie, cosa che impedisce di guardarla come uno sbocco interessante per i nostri prodotti, e questo si traduce in pochi sforzi anche dal punto di vista istituzionale”. E che invece, come testimonia la case history di Astoria Wines, è un mercato, o meglio tanti mercati, da non sottovalutare.
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