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GIOVANI & FORMAZIONE

Agronomi e forestali professioni del futuro sempre più richieste e con un’occupazione oltre il 90%

Studio Conaf-Fidaf: tra il 2010 e il 2024 i laureati magistrali in Italia sono cresciuti del +63,2% e quelli triennali del +44,7%
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Agronomi e forestali professioni del futuro

Nel pieno delle trasformazioni che stanno ridefinendo il sistema agroalimentare, tra sostenibilità, innovazione tecnologica e nuove abitudini di consumo, prende forma una figura professionale sempre più strategica: quella del dottore agronomo e forestale. A delinearne il profilo è l’indagine “Una professione dai molti percorsi”, presentata dal Consiglio nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali (Conaf) insieme alla Federazione Italiana dei Dottori in Scienze Agrarie e Scienze Forestali (Fidaf), e promosso con la Conferenza nazionale per la didattica universitaria di Agraria e dell’Osservatorio delle libere professioni, basato su dati provenienti da fonti istituzionali (Ministero dell’Università e della Ricerca, AlmaLaurea, Epap, Conaf) su un campione di quasi 1.300 rispondenti.
L’obiettivo è offrire una fotografia aggiornata delle caratteristiche della categoria e delle prospettive professionali dei laureati in agraria, scienze forestali e discipline affini, utile anche per orientare le politiche di accesso e valorizzazione della professione. Lo studio evidenzia un settore dinamico e in crescita, in cui i giovani laureati - sempre più preparati e rapidamente occupati - scelgono percorsi interdisciplinari, costruendo carriere ibride, flessibili e destinate a evolversi nel tempo. Alla base di queste scelte vi è una forte motivazione valoriale: passione per la natura e l’ambiente, consapevolezza del ruolo centrale della produzione alimentare, interesse per la sostenibilità, la mitigazione dei cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile. Si conferma, così, l’attrattività di una professione che integra competenze agrarie, tecnologiche, economiche e ambientali.
I numeri testimoniano questo cambiamento: tra il 2010 e il 2024 i laureati magistrali sono cresciuti del +63,2% e quelli triennali del +44,7%. Parallelamente si registra un riequilibrio dell’offerta formativa, con una contrazione dei percorsi più tradizionali - come Scienze e Tecnologie Agrarie e Forestali (L-25) - ed una marcata espansione dei corsi a maggiore contenuto interdisciplinare. In particolare, aumentano gli iscritti in Scienze e Tecnologie Alimentari (+512 unità), Scienze per la Cooperazione allo Sviluppo (+447) e Scienze e Tecnologie Agrarie (+400), a conferma di una domanda sempre più orientata verso competenze trasversali. Come emerge dall’analisi, le nuove generazioni riconoscono, infatti, nell’interdisciplinarità un valore aggiunto decisivo.
Il settore offre oggi oltre 30 percorsi di accesso alla professione, spiegano Conaf-Fidaf, con curricula che spaziano dalla biologia alla meccanica, dall’economia alla chimica, fino alla tecnologia e alla scienza delle costruzioni. Questa ampiezza formativa si traduce in una gamma molto diversificata di sbocchi professionali: non più limitati alla gestione aziendale agricola o alla consulenza tecnica, ma estesi all’industria alimentare, al sistema finanziario e assicurativo, agli enti di certificazione e qualità, alla sicurezza alimentare, alla tracciabilità, alla sostenibilità e alle attività di raccolta e interpretazione di dati, anche satellitari. A queste si affiancano le nuove opportunità legate alla chiusura delle filiere e alle catene del valore, dalla trasformazione alimentare alla grande distribuzione, fino al turismo enogastronomico, all’agriturismo e all’integrazione tra agricoltura ed energia.
Sul piano occupazionale il quadro è, infatti, particolarmente positivo. Oltre il 90% degli intervistati risulta occupato, il 60% entra nel mondo del lavoro entro 6 mesi dalla laurea e si registra una forte continuità occupazionale nel tempo. A ciò si aggiunge una crescita dei redditi del +24,5% tra il 2015 e il 2023 (da 23.717 euro a 29.517 euro), a dimostrazione di una domanda di competenze superiore all’offerta. La soddisfazione professionale è elevata: il 70% dei liberi professionisti, il 64,9% dei dipendenti e il 67,7% di chi combina lavoro dipendente e attività autonoma assegna un punteggio medio di 4,5 su 5. Si conferma, dunque, la solidità delle prospettive occupazionali in termini di stabilità, continuità e remunerazione. Cresce, inoltre, la componente femminile, sia tra gli iscritti ai corsi universitari sia all’interno dell’Ordine, con una tendenza che porterà alla parità di genere nel ricambio generazionale. Tuttavia, il riequilibrio numerico non si traduce ancora pienamente in condizioni equivalenti in termini di lavoro e reddito, evidenziando la necessità di politiche mirate a favorire pari opportunità, conciliazione vita-lavoro e accesso equo alle professioni regolamentate. Parallelamente, gli under 35 rappresentano già oltre il 14% degli iscritti, contribuendo a rinnovare profondamente il profilo della categoria.
In questo contesto, si evidenzia con forza anche la centralità della formazione continua. La complessità dei cambiamenti normativi, tecnologici e di mercato rende, infatti, indispensabile un aggiornamento costante lungo tutto l’arco della vita lavorativa. Il cosiddetto “long life learning” non può più essere considerato un semplice adempimento, ma si configura come una vera infrastruttura strategica, fondamentale per favorire la mobilità tra ambiti diversi, rispondere a nuove esigenze sociali e sostenere carriere sempre meno lineari. Ciò implica, anche in termini di policy, la necessità di rafforzare sistemi di riconoscimento delle competenze e strumenti di raccordo tra formazione, professione e innovazione.
Il quadro complessivo è quello di una professione moderna, attrattiva e in continua evoluzione, chiamata ad adattarsi alle mutate esigenze del mercato e del Paese. Gli agronomi e forestali si configurano, così, come figure chiave per accompagnare le transizioni ambientali e produttive, dalla gestione sostenibile delle risorse alla valorizzazione delle filiere enogastronomiche, dimostrando come il futuro del cibo e dei territori passi sempre più attraverso competenze tecniche avanzate, capaci di coniugare qualità, innovazione e rispetto dell’ambiente.
“Il sistema delle professioni agrarie e forestali è oggi molto più ampio, differenziato e dinamico di quanto non restituiscano le rappresentazioni tradizionali. Le professioni agrarie e forestali non possono più essere considerate solo come sbocco specialistico di settore, ma devono diventare leva di interesse generale, in quanto sono - e lo saranno sempre più - professioni già immerse nei processi di trasformazione che segneranno il prossimo futuro del Paese e dell’Unione Europea”, afferma Mauro Uniformi, presidente Conaf. “Il rapporto costituisce non soltanto una ricognizione settoriale, ma un utile strumento di orientamento per chi è chiamato a definire politiche coerenti con la crescente centralità del sapere tecnico-professionale agrario e forestale nelle transizioni ambientali, tecnologiche e sociali in corso. Dovendo fare sintesi e tradurre queste riflessioni in linee operative, il quadro delineato prospetta uno scenario ad elevato potenziale di crescita professionale”, conclude Andrea Sonnino, presidente Fidaf.

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