Una protesta “contro i “trafficanti di olio” che, accusati di usare sostanze chimiche come clorofilla e olio deodorato, ingannano i consumatori sulla reale qualità dell’olio andando a rovinare il sistema Italia. Il tutto mentre gli arrivi dall’estero spingono sempre più al ribasso le quotazioni, favorendo speculazioni e frodi che minacciano la sopravvivenza delle aziende tricolori”. È quella che ha visto scendere in piazza, oggi a Bari, gli agricoltori e olivicoltori italiani con Coldiretti e Unaprol. Che spiegano come i prezzi dell’extravergine pagati agli olivicoltori stanno registrando una caduta verticale che li ha fatti arrivare vicini alla soglia dei 5 euro al litro, dai 9 euro corrisposti lo scorso anno. Una cifra ampiamente al di sotto dei costi di produzione medi, con l’aggravante che la crisi energetica legata alla guerra in Iran sta costando oltre 200 euro ad ettaro in più agli olivicoltori italiani. I conti non tornano, spiegano le due organizzazioni: l’Italia produce 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno.
Per tutelare la filiera dell’extravergine italiano e la salute dei cittadini, Coldiretti e Unaprol chiedono pertanto un deciso rafforzamento dell’attività di controllo lungo tutta la filiera dell’olio per contrastare frodi e falsificazioni sull’origine dei prodotti, suggerendo strumenti come la risonanza magnetica nucleare e la mappatura isotopica che consentono di identificare con precisione la provenienza dell’olio. Le due organizzazioni sollecitano, inoltre, un’applicazione rigorosa della normativa contro le pratiche commerciali sleali e contro le vendite effettuate al di sotto dei costi di produzione, a tutela del reddito degli olivicoltori. Tra le richieste figura anche il divieto di commercializzare come extravergine miscele ottenute con la successiva aggiunta dell’olio di oliva vergine, di minor pregio. E per garantire una tracciabilità completa e avanzata della filiera viene ritenuta indispensabile l’introduzione del documento di trasporto elettronico delle olive fin dalla fase di conferimento. Sul fronte commerciale, Coldiretti e Unaprol chiedono, infine, la sospensione delle importazioni di olio tunisino a dazio zero e il superamento del regime di Traffico di perfezionamento attivo (Tpa) applicato agli oli esteri, considerato un potenziale punto critico per l’ingresso sul mercato di prodotti suscettibili di generare fenomeni fraudolenti.
Alla mobilitazione a Bari hanno preso parte il vicepresidente nazionale Coldiretti e presidente Unaprol, David Granieri, assieme al presidente Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, e al direttore Pietro Piccioni. Per l’occasione è stato allestito un grande tavolo degli inganni per far vedere ai cittadini come i trafficanti di olio mettono a rischio la loro salute con miscelazioni pericolose e non controllate.
Ma ad alzare la voce è anche Cia-Agricoltori Italiani che pone l’accento sulla difesa dell’olio Evo made in Italy, una produzione nazionale annua che varia da 250.000 a 360.000 tonnellate, con un fatturato di 3,2 miliardi di euro: “un immenso patrimonio olivicolo-oleario ripetutamente minacciato da logiche speculative, frodi e dinamiche di mercato spesso opache”. Perciò, l’associazione di categoria chiede “una vera riforma della filiera per affrontare seriamente la crisi del mercato olivicolo, partendo da misure nazionali come un Sian più evoluto, in termini di analisi e prevenzione”. E ancora: “occorre tutelare tutti i diversi tipi di olivicoltura con interventi differenziati. In particolare, l’olivicoltura orientata al mercato ha bisogno di sostegno per funzionalità ed efficienza. Nell’immediato - sottolinea Cia-Agricoltori Italiani - è assolutamente necessario un piano di controllo più efficace sulla filiera: dalla bolla elettronica per l’olio sfuso, per assicurare una tracciabilità vera e complessiva, a un sostegno finanziario temporaneo legato ai costi di stoccaggio realmente qualificato. Servono protocolli di condotta per buyer e operatori commerciali, misure straordinarie per supportare i frantoi e le cooperative nella logistica e un disciplinare di qualità per la ristorazione pubblica, senza dimenticare la necessità di strutture di stoccaggio doganale, dedicate esclusivamente all’olio d’oliva importato, per dire basta alle frodi”.
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