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PATRIMONIO ZOOTECNICO

In Ue meno stalle e più alveari: il numero dei capi di bestiame in flessione da ormai un decennio

Eurostat: in 10 anni diminuiti suini (-8,9%), bovini (-9,7%), ovini (-12,2%) e caprini (-17,5%) in una transizione strutturale della zootecnia europea

Il -0,5% di suini, il -0,4% di bovini, il -2,2% di ovini e il -2,5% di caprini. Il patrimonio zootecnico dell’Unione Europea continua a diminuire nel 2025, come spiega Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue, nei nuovi dati del patrimonio zootecnico pubblicati in questi giorni. In particolare, l’anno scorso nel Vecchio Continente si sono registrati 131,5 milioni si suini, 71,6 milioni si bovini, 55,3 milioni di ovini e 10,2 milioni di caprini, per un calo del numero dei capi bestiame che riflette, ormai, una tendenza di lungo periodo negli allevamenti presenti in Europa. Rispetto al 2015, infatti, 10 anni fa, il numero dei suini è diminuito del -8,9%, quello dei bovini del -9,7%, gli ovini del -12,2% e i caprini del -17,5%.
Al contempo lo stesso Eurostat ha registrato una forte espansione dell’apicoltura, grazie alle api baluardo della biodiversità e “sentinelle ambientali” per eccellenza, in una sorta di transizione strutturale della zootecnia europea. Nel 2023 gli alveari censiti nelle aziende agricole dell’Unione Europea hanno raggiunto quota 9,4 milioni, registrando un incremento del +16% sul 2020. L’Italia guida questa crescita, posizionandosi al primo posto in Europa con quasi 1,9 milioni di arnie e uno straordinario aumento del 79%. Tuttavia, l’andamento non è omogeneo: a fronte di 12 Stati membri in crescita, altri 10 mostrano forti flessioni, come Ungheria e Spagna. E nonostante l’aumento delle arnie, il settore si trova ad affrontare un paradosso: la produzione di miele (del quale l’Italia con 60 tipologie detiene il record mondiale di questo prodotto che è un’eccellenza made in Italy) è in calo a causa dei cambiamenti climatici come siccità e piogge estreme che riducono le rese e costringono gli apicoltori a nutrizioni di soccorso.

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