A pronunciarlo sembra quasi uno scioglilingua. A berlo, invece, è tutto molto più semplice. Soprattutto quando arriva fresco, agile e schietto come l’Ortrugo dell’azienda La Margherita. Siamo sulle colline della Val d’Arda: qui la famiglia Mangiavacca ha deciso nel 2014 di riprendere un percorso iniziato negli anni Sessanta da Franco Mangiavacca, scegliendo di puntare sui vitigni storici del territorio e sulla coltivazione biologica. Oggi La Margherita è una piccola realtà di 5 ettari, con una produzione di circa 35.000 bottiglie e una bella storia familiare alle spalle: il nome della cantina è quello di Margherita, la più giovane della famiglia. All’Ortrugo è dedicato circa un ettaro. Vitigno profondamente piacentino e tutt’altro che scontato da gestire: «Azzeccare il momento della raccolta è fondamentale - spiega Sabrina Migliavacca che con il fratello Nicola gestisce l’azienda - perché con la maturazione l’acidità può scendere velocemente». Ed è proprio sulla freschezza che si gioca buona parte del fascino di questo vino. Vinificato con Metodo Martinotti, nel bicchiere è di un giallo paglierino tenue, con profumi delicati di frutta a polpa bianca. Il sorso è fresco, immediato, agile. In un mondo del vino che qualche volta ama complicarsi, l’Ortrugo de La Margherita ricorda quanto possa essere piacevole bere un buon bicchiere senza doverci pensare troppo. Da provare con la tipica torta fritta piacentina.
(Fiammetta Mussio)
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