Nella giornata di oggi il Senato della Repubblica ha approvato, senza nessun voto contrario, il ColtivaItalia, una proposta da oltre 1,1 miliardi di euro per interventi che mirano a rafforzare il mondo agricolo italiano. E che interessa, tra i vari comparti, anche il mondo del vino, da dove sono arrivate le prime reazioni, come la soddisfazione da parte della Federazione Italiana Vignaioli indipendenti (Fivi) che, per la prima volta, avrà un proprio membro nel Comitato Nazionale Vini Dop e Igp. “Una giornata davvero importante per i Vignaioli indipendenti italiani”, ha commentato la presidente Fivi, Rita Babini che ha aggiunto come “l’emendamento all’articolo 40 del Testo Unico del Vino, inserito nel ColtivaItalia, approvato oggi in Senato, prevede, infatti, che nel Comitato Nazionale Vini Dop e Igp sia inserito un membro designato da associazioni rappresentative dei Vignaioli Indipendenti. È la prima volta che una legge italiana riconosce la specificità dei Vignaioli Indipendenti, citandoli esplicitamente come una categoria che necessita di una propria rappresentanza. Parliamo di migliaia di aziende vitivinicole verticali, che seguono tutte le fasi del processo produttivo, dalla vigna alla bottiglia. Sono l’architrave su cui regge il vino italiano, inteso come prodotto rurale che affonda le radici nella terra. Ringraziamo il Ministro Lollobrigida, gli uffici preposti e l’intero Parlamento per questo passo avanti, simbolico ma importantissimo per il completo riconoscimento della nostra categoria e di un modello produttivo che rappresenta il futuro del vino italiano”.
Sul tema è intervenuto anche il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio, che parla, però, di “occasione persa” per il mancato riconoscimento per i vitigni Piwi che avrebbe consentito l’apertura alle Dop. “Dispiace che l’emendamento del senatore Pietro Patton, volto a consentire l’inserimento delle varietà di vitigni Piwi nei disciplinari delle denominazioni d’origine, non abbia potuto trovare spazio all’interno del Ddl ColtivaItalia. Credo sia stata un’occasione persa, alla quale porre rimedio. Si tratta, infatti, di un’iniziativa condivisibile, in linea con le norme europee e sostenuta anche da un’interrogazione bipartisan, che ho presentato al Ministro dell’Agricoltura insieme alla deputata del Pd Antonella Forattini. Allargare le denominazioni Doc e Docg anche ai vini ottenuti con vitigni ibridi resistenti alle malattie funginee, solo a seguito di una specifica decisione del relativo consorzio di tutela, significherebbe riconoscere l’apporto della ricerca alla nostra viticoltura, mantenendo intatte qualità dei prodotti e sicurezza dei consumatori. Per questo, mi auguro che il Senato possa esaminare finalmente il disegno di legge presentato dal collega Patton, che modifica sul tema il Testo Unico sul vino, così da consentirne l’approvazione entro la fine della Legislatura”.
Per l’ok al ColtivaItalia è arrivato il plauso anche di Federvini e del Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena, in particolare per il via libera finale alla norma di interpretazione autentica che chiarisce in via definitiva l’utilizzo della denominazione “aceto”, riservandola ai soli prodotti ottenuti dalla doppia fermentazione alcolica e acetica di materie prime agricole e stabilendo l’obbligo di indicarne in etichetta la materia prima d’origine. Un provvedimento, come viene spiegato in una nota, che “consentirà di superare le incertezze interpretative emerse negli ultimi anni e di consolidare un quadro di riferimento finalmente chiaro a vantaggio di produttori e consumatori”. Per il Presidente Federvini, Giacomo Ponti, “il voto del Senato segna un passaggio particolarmente rilevante per il comparto italiano degli aceti, perché riconosce il valore delle produzioni ottenute da materie prime agricole e contribuisce a rafforzare la trasparenza sul mercato”.
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