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Affari & Finanza Di Repubblica

Future sul vino, un mercato congelato dai trader ... Mercoledì 7 giugno, pomeriggio; digitando sul motore di ricerca Google l’espressione wine futures appare l’indicazione che 2.350.000 pagine web la riportano. Che cosa è un contratto future sul vino e quali opportunità di investimento questo strumento finanziario offre in concreto? I contratti future sul vino esistono da almeno un centinaio di anni in Francia, prima nella zona del Bordolese poi in altre regioni viticole francesi, e sono conosciuti con l’espressione en primeur. Un contratto en primeur permette a chi lo acquista di assicurarsi una fornitura di uno specifico vino, ad esempio uno Chateau LafiteRothschild, di una specifica annata (vintage), ad esempio l’anno 2000, ad un prezzo che viene stabilito all’inizio della fase di maturazione del vino, subito dopo il primo assaggio da parte degli esperti, e comunque prima che il vino sia imbottigliato. Al termine del periodo di maturazione, che per i grandi cru può andare dai tre ai cinque anni, il produttore consegnerà il prodotto finito al portatore del contratto en primeur. Appare subito evidente che il contratto en primeur nasce come uno strumento di finanziamento dell’impresa viticola da una parte e come un mezzo per assicurarsi la disponibilità del vino finito per il compratore dall’altra. Infatti, originariamente e per parecchi decenni gli acquirenti dei future erano operatori commerciali, i negociant, che "bloccavano" le partite di vino di loro interesse ad un prezzo che era già fissato al momento della stipulazione del contratto e quindi certo alla consegna. Si stima che alcuni noti produttori francesi arrivino a smobilizzare in questo modo fino al 70% del valore del magazzino del vino in maturazione, riuscendo così sia ad anticipare e stabilizzare gli incassi dei ricavi della vendita sia di contenere e ridurre l'investimento nel magazzino stesso. L’elemento interessante, e che è cruciale nell’ottica di trasformazione di questo contratto da strumento di finanziamento a strumento anche di investimento, è il differenziale che si può registrare tra il prezzo di regolamento del future, che non dimentichiamo è stato fissato all’inizio della fase di maturazione del vino, e il prezzo spot, ossia corrente, che quello stesso vino viene ad avere dopo cinque anni, ossia al momento della sua consegna fisica. Il grafico mostra, per quattro Chateau bordolesi, il differenziale tra il prezzo di vendita del contratto future giugno 2001, relativo all’annata 2000, e i prezzi spot degli stessi vini fatti registrare rispettivamente due anni dopo, a giugno 2003 e quattro anni dopo, a giugno 2005. Se si considera l’intera variazione percentuale nei quattro anni si va da un minimo del 75% di Chateau Haut Brion a un massimo del 113% per lo Chateau Latour, individuando dei rendimenti di tutto rispetto. Inoltre, l’inserimento di uno strumento che ha sottostante il rischio di prezzo del vino, che è poco correlato con l’andamento dei prezzi degli strumenti negoziati sui mercati mobiliari, consente anche di acquisire un beneficio di diversificazione del portafoglio degli investimenti che si riverbera in una riduzione del rischio complessivo di questo ultimo. Allora, che cosa si aspetta ad inserire future sul vino nei portafogli finanziari degli investitori? Il problema è che a oggi questa occasione di investimento è meno attraente di quello che potrebbe essere a causa di alcune carenze di sistema che sono di seguito analizzate. Innanzitutto, il mercato dei future sul vino è prevalentemente focalizzato negli Stati Uniti ed è in mano a trader che non appartengono al sistema finanziario. Lasciando da parte la distanza geografica, le transazioni possono essere effettuate anche su Internet, il problema principale che discende da questa situazione è la trasparenza dei prezzi. Infatti, se per i prodotti bordolesi si può fare affidamento ai prezzi fissati dagli esperti dopo il primo assaggio, per i prodotti italiani, ad es. le Dcg storiche Barolo, Brunello, Barbaresco, oppure per le Doc con un mercato internazionale, Bolgheri su tutte, non esiste un sistema di fissazione del prezzo; lo stesso vale anche per i Californiani, gli Australiani o gli Spagnoli, tanto per fare altri esempi. Il rischio è quindi che il prezzo di esercizio del future sia troppo basso, e questo sarebbe una fortuna per l’investitore, oppure troppo alto, pregiudicando almeno una parte del profitto potenziale. Inoltre, il prezzo spot a cui è eventualmente possibile rivendere il contratto o il prodotto quando consegnato, soffrono degli stessi problemi di trasparenza, oltre che del problema di valutazione della specifica annata. Altro importante problema è dato dal regolamento del contratto a scadenza con consegna fisica della merce. Se al singolo investitore può anche fare piacere decidere di bersi il vino al posto di rivenderlo, nell’ambito di una gestione patrimoniale, magari in monte, è fondamentale che, se si detiene il future fino alla scadenza, questo venga regolato per contanti, ossia pagando all’investitore il differenziale tra il prezzo di esercizio e quello spot del momento. Infine, affinché l’investimento sia appetibile per essere inserito nei portafogli finanziari, è opportuno che ci sia la possibilità di smobilizzo del future prima della scadenza in tempi rapidi e senza significative perdite di prezzo, ossia il servizio di liquidità che i trader che operano in future sul vino difficilmente offrono. Sarebbe quindi opportuna la nascita di un mercato mobiliare dei future sul vino, che ovvierebbe a queste debolezze e amplierebbe le possibilità di investimento. Alla fine del 2001 Euronext lanciò, portando avanti un’iniziativa della borsa di Parigi, un mercato di negoziazioni di contratti future sui vini del Bordolese, della Borgogna e della Valle del Rodano, che un mese dopo l’avvio contava già una media di cinquanta negoziazioni a sessione; la decisione di migrare gli scambi di strumenti derivati su un’altra piattaforma determinò la fine dello strumento. Anche Borsa Italiana ha in più riprese manifestato interesse per il lancio di una piattaforma di negoziazione sul mondo del vino. Proprio in questi giorni sono insistenti le voci di una possibile aggregazione tra Euronext e Borsa Italiana; c’è da augurarsi che in un futuro, si spera prossimo, da questa probabile aggregazione possa nascere anche un mercato che dia la spinta alla diffusione di questo strumento finanziario su larga scala.
Autore: Claudio Zara

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