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Affari & Finanza / La Repubblica

Le scelte di “Affari & Finanza”: Barbaresco di Gaja, Sagrantino di Caprai, Sassicaia di Incisa della Rocchetta, Montepulciano d'Abruzzo "Villa Gemma" di Masciarelli …

Barbaresco - Costa 400 euro il top di Gaja
Angelo Gaja è erede di una dinastia di vignaioli, ma è diventato ormai una star internazionale dell'enologia. Il suo Barbaresco (re dei vini piemontesi ancor più ricercato del Barolo nonostante abbia un anno di affinamento in meno) è forse il vino italiano più caro: una bottiglia passa i 400 euro. E' stato il primo ad intuire la necessità di affiancare alla produzione di vino anche la distribuzione, l'importazione di bottiglie del suo livello (strategia peraltro perseguita anche da Piero Antinori l'altro grande del vino italiano), la diversificazione. Se lo zoccolo duro qualitativo della sua azienda resta il Piemonte, l'espansione Angelo Gaja l'ha cercata nelle zone di pregio della Toscana: prima a Montalcino dove produce due Brunelli, poi a Bolgheri (la piccola Bordeaux) nella prima Maremma dove ha dato il là alla produzione di uvaggi bordolesi su una settantina di ettari per allargare il mercato. Ma il chiodo fisso di Angelo Gaja è e rimane quello di seguire personalmente la distribuzione dei suoi vini. Così è uno degli italiani più noti in America e in Francia, ma è anche uno strenuo difensore dell'identità delle produzioni nazionali. La sua ultima battaglia infatti è contro gli imitatori del gusto internazionale.

Sassicaia, uUna case history quella di Incisa
Produce a Bolgheri il vino italiano più famoso nel mondo. Lo ha ereditato dal padre, Mario Incisa della Rocchetta, che mise a coltivazione una decina di ettari a Bolgheri, nel sud della provincia di Livorno, con cabernet sauvignon e cabernet franc. Oggi Niccolò Incisa della Rocchetta, grazie alle cure che Giacomo Tachis il più noto winemaker italiano e maestro di tutti gli enologi di punta, presta da 30 anni al Sassicaia è il vignaiolo più importante d'Italia. Non in termini di quantità (di Sassicaia se ne fanno meno di 200 mila bottiglie su una quarantina di ettari attorno a Castagneto Carducci), ma in termini di qualità e di notorietà. E' diventato una case history di marketing perché con il suo vino ha inventato un terroir, quello di Bolgheri, e perché riuscito a diversificare la produzione senza intaccare di una virgola il prestigio della sua principale bottiglia che alle aste internazionali è arrivata al di sopra dei 6 mila euro. E tutto questo partendo dalla tenuta San Guido, appena 120 ettari nel cuore di Toscana e nel volgere di un trentennio (la prima annata di Sassicaia risale al 1968). Ora sta impiantando una "filiale" in Sardegna.

Sagrantino di Montefalco: Caprai scommette sulla genetica
Tradizione e innovazione e un'immagine vincente. Questo il segreto della cantina diventata un caso di scuola nel mondo: la CapraiValdimaggio. Merito dell'ostinazione di Arnaldo Caprai, un self made men, che con il tessile ha costruito un piccolo impero e con l'agricoltura ha conseguito il cavalierato del lavoro. Merito soprattutto del figlio Marco Caprai che ha scommesso su un vitigno autoctono, semisconosciuto, il Sagrantino di Montefalco (nel cuore dell'Umbria) e lo ha portato in forza della qualità e di un marketing innovativo ai vertici internazionali. La Caprai è stata la prima azienda a fare selezione clonale e ricerca genetica in proprio sul Sagrantino, la prima a sposare l'immagine del vino con quella del territorio (la Fondazione Agnelli ha definito il boom di notorietà di Montefalco un unicum nella storia del marketing territoriale), è stata anche la prima cantina a fare una produzione esclusiva per la vendita in Internet. Ed è cresciuta: oggi conta su oltre cento ettari con una gamma di prodotti che vanno dal grechetto, a 4 euro, al Sagrantino 25 anni che spunta prezzi al di sopra dei 60 euro.

Montepulciano d’Abruzzo: il Villa Gemma di Masciarelli
Uno su mille ce la fa, cantava Gianni Morandi. E Gianni Masciarelli, vinificatore in quel di San Martino sulla Marruccina nelle colline chietine, è la dimostrazione che può succedere. In una ventina di anni è riuscito a diventare uno dei produttori più noti d'Italia partendo da un vitigno che serviva a fare da rinforzo a tutti i vini italiani, venduto a cisterne o in damigiane: il Montepulciano d'Abruzzo. Masciarelli ha preso in mano l'azienda del nonno e del padre e nel 1981 ha imbottigliato per la prima volta la produzione. Partendo dai 30 ettari di proprietà ne ha affittati un'altra ventina e ha cominciato maniacalmente a lavorare sulla qualità. Oggi il suo Villa Gemma è uno dei rossi più apprezzati nel mondo. Coadiuvato dalla moglie, Marina Cvetic alla quale sono dedicate alcune etichette, ha affiancato a tecniche tradizionali, modernissimi criteri enologici. La produzione, tra bianchi dove spicca il Trebbiano e rossi dove si punta tutto sul Montepulciano, è attorno alle 600 mila bottiglie con una gamma di prezzi che riesce a soddisfare tutti i segmenti di mercato.

(arretrato de "Affari & Finanza de La Repubblica del 16 febbraio 2004)

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