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Affari & Finanza / La Repubblica

Vino, il top del business a tavola ... E’ tra i settori più importanti del "made in Italy a tavola", il "made in Italy in bottiglia". Ma il nostro vino proprio nella fase di rilancio dei vitigni autoctoni, legati alla grande svolta del settore sempre più orientato verso prodotti di qualità rischia di venir colpito da decisioni comunitarie che puntano a rendere possibile la produzione di Brunelli o Amaroni nei paesi più impensabili. Con il rischio di mettere a dura prova il nostro export di prodotti migliori. Secondo i dati diffusi da Assoenologi nel corso dell’ultimo Vinitaly, il 2003, come era nelle previsioni, ha mostrato una flessione. Nei primi undici mesi dell’anno fatta eccezione per la Spagna e la Russia, che sono cresciute rispettivamente del 29 e del 54%, dell’Inghilterra e della Svizzera che hanno fatto registrare +2% in valore e in volume, e per Stati Uniti, Canada e Paesi dell’Est che hanno mantenuto i livelli del 2002, tutti gli altri mercati registrano globalmente una flessione. È finita la primavera del vino italiano? Dobbiamo attenderci tempi duri? «Non credo è il commento di Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi, nonché Presidente dell’Union Internationale des Oenologues anche perché non si può sempre crescere; non dobbiamo dimenticare che il 2001 è stato l’anno in cui il nostro prodotto imbottigliato mandato all’estero ha superato quello sfuso, e nel 2002 il vino è diventata la voce più importante all’interno del comparto alimentare. Quindi una battuta d’arresto dopo 10 anni di crescita». Le nostre esportazioni hanno fatto segnare 16,6% nei volumi. Il maggior responsabile è il vino sfuso, che ha visto una riduzione di 2 milioni di ettolitri, pari a circa l’80% del calo totale. Mentre i rossi complessivamente hanno fatto registrare una caduta del 21,6% nei volumi e solo del 10% nei valori. I bianchi, scesi nella quantità esportata (14,6%), hanno addirittura incrementato gli introiti di quasi il 5%.

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