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Affari & Finanza / La Repubblica

Parla Alfredo Cazzola: "Una grande offerta di promozione ai produttori ma in futuro bisognerà puntare anche su Roma" ... Alfredo Cazzola, bolognese, è il principale imprenditore privato del settore fieristico. Lo chiamano Mr. MotorShow per aver portato al successo (si compie il prossimo anno il trentennale) la rassegna motoristica più famosa d’Europa e di recente ha rilanciato con lo Smau. Con la sua Promotor International da quattro anni organizza il Salone del Vino. Cazzola, c’è ancora spazio per il Salone del Vino in un momento assai delicato di mercato e con così tante manifestazioni?
«Lo spazio c’è ma non v’è dubbio che ci sia bisogno di una rilettura del settore. Fino al 2003 c’era un quadro ben definito. Il settore aveva una sua stabilità con il gigante Vinitaly, che se qualche problema lo ha avuto è stato per eccesso di successo, con manifestazioni collaterali come la Fiera del Novello a Vicenza o il Merano wine festival o il Salone del Gusto. Poi è arrivato il Salone del Vino che si è collocato a grande distanza temporale da Vinitaly e in un momento dell’anno in cui massima è l’attenzione al vino e la promozione di questo settore strategico per il comparto agroalimentare. Nel 2004 è arrivato MiWine: si era molto insistito sul legame vinoMilano città della moda ma, a dire dei più i risultati di MiWine non sono stati all’altezza delle aspettative e questo in un momento molto delicato del mercato. La nostra risposta è stata quella di offrire ai produttori una nuova azione di marketing: faremo una grande degustazione a Roma alla Città del Gusto per tutti coloro che hanno partecipato a Torino». Roma, se ne parla molto come di una possibile futuro del Salone del Vino. «Nel futuro ritengo che resterà consolidato il ruolo di Verona e per il Salone del Vino si dovrà immaginare un’alternanza, in termini di biennalità, con il Salone del Gusto a Torino. Credo però che all’orizzonte stia venendo avanti un grande evento fieristico con baricentro Roma. Ma non prima del 2006». Ma Roma si candida a diventare un polo fieristico di importanza europea. Lei ne è partner. Non trova però che sul fronte fiere ci sia un po’ di confusione e un eccesso di offerta? «Devo dire due cose: la prima è che le Fiere mantengono la loro indispensabilità e tuttavia è vero che è ormai tramontata la logica delle «campionarie»; si devono fare Fiere che interpretano i settori, che lavorano su e per mercati specifici. La seconda considerazione è che l’offerta di fronti espositivi sta subendo una rivoluzione. Arriverà Roma, arriverà prima la grande Milano, si stanno ristrutturando e ampliando Bologna e Rimini. A questo surplus di offerta si farà fronte implementando una integrazione tra i momenti fieristici e quelli promozionali».

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