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Affari & Finanza / La Repubblica

Toscana capofila - Ecco i manager del vino, li prepara l’Università ... Il business del vino è diventato troppo importante per non stimolare anche l’interesse dell’università. E non solo in termini enologici - in quell’ambito la ricerca esiste da sempre, tanto che oggi sono una ventina i corsi di laurea sul tema della viticoltura e dell’enologia attivati da molti atenei (Pisa, Udine, Basilicata, Torino, Cattolica del Sacro Cuore, Sassari, Udine, Pisa, Marche ...) ma anche da un punto di vista manageriale e di marketing. Il baricentro è soprattutto sulla Toscana. A Firenze, per esempio, dal 2000 le Facoltà di Agraria e di Economia, insieme alla Provincia, hanno attivato un master in management e marketing delle imprese vitivinicole (www.wine.unifi.it) giunto quest’anno alla quinta edizione. «L’aumento della concorrenza nel settore ha comportato la necessità per le aziende di disporre di figure professionalmente sempre più qualificate, preparate a svolgere i compiti di gestione e di marketing per valorizzare il prodotto», spiega Vincenzo Zampi dell’università di Firenze.
Il master, in questa ottica, offre opportunità sia per chi già opera nel settore e vuole aggiornarsi, sia per chi vuole inserirsi nel mercato avendo a disposizione gli strumenti gestionali appropriati e la giusta mentalità per approcciare il business del vino. «All’inizio non è stato facile convincere le aziende (soprattutto le piccole) ad assumere i nostri allievi - ammette Zampi - perché non si rendevano conto di aver bisogno di certe competenze manageriali: ritenevano che l’unica condizione per il successo fosse fare un "buon vino" e qualche attività di p.r. finalizzata ad essere citati sulle guide. Oggi le cose sono molto cambiate: quasi tutti sono consapevoli che la qualità, i grandi nomi e la tradizione non sempre sono sufficienti».
«L’interesse da parte delle aziende a migliorare e ad arricchire le proprie competenze manageriali c’è senz’altro - conferma Piero Mastroberardino, che oltre ad essere imprenditore nel settore è anche presidente di Federvini e docente presso l’università di Foggia - del resto, in una situazione di mercato che si fa via via più difficile diventa indispensabile rivedere i propri processi, rendere più efficace la comunicazione e reimpostare la gestione finanziaria. Tutti ambiti in cui l’università può fare molto, a patto che i programmi formativi abbiano un taglio operativo e siano mirati a potenziare soprattutto le competenze tecniche».
Sullo stesso tema l’università di Siena ha appena concluso un importante progetto di ricerca internazionale intitolato "leading firms e wine clusters" che, in particolare, aveva l’obiettivo di comprendere meglio il rapporto tra le aziende vinicole di marca e il territorio all’interno delle quali esse gravitano, sia in Italia che all’estero. Del gruppo di lavoro facevano parte diversi ricercatori italiani e stranieri (tra i quali Alberto Mattiacci e Mario Tonveronachi) che hanno fatto un confronto tra l’Italia e la Germania (il distretto vitivinicolo della Baviera), la Francia (l’area di Bordeaux), gli Usa (Napa Valley) e l’Argentina. «Dopo venti anni di successi i leader di mercato europei stanno soffrendo la concorrenza internazionale - spiega Lorenzo Zanpi dell’università di Siena, coordinatore della ricerca - i colossi stranieri, oltre ad avere dimensioni maggiori, hanno sicuramente maggiori competenze in ambito manageriale e di marketing».
Dallo studio emerge che per le nostre imprese ci sarebbero enormi potenzialità, ancora da sfruttare, se si facesse leva su una maggiore collaborazione tra le aziende leader e le PMI locali: «Questo purtroppo non sempre avviene. Spesso infatti c’è vera e propria concorrenza tra marchio del territorio e brand aziendali. Un caso particolarmente positivo è quello di Montalcino dove, a fronte di un nome forte come quello di Banfi, azienda che ha fatto forti investimenti e innovazione (grazie a capitali americani e grandi capacità di marketing), si è sviluppato tutto un distretto, alla cui promozione la stessa Banfi collabora fattivamente», conclude Zampi.

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