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Affari & Finanza / La Repubblica

Scommettere sul vino, business ad alta rendita. Banche e assicurazioni puntano da tempo su un settore dall’alta redditività ... Pensare al business degli immobili quando si parla di diversificazione degli investimenti sul fronte del mantenimento del capitale è quasi scontato. Ma, oltre al Real Estate, banche e assicurazioni hanno da tempo puntato anche sul settore vitivinicolo. E, a vedere la redditività derivante da questo tipo di investimento, la scelta appare più che giustificata. Basti pensare che comprare negli anni Settanta un ettaro di vigneto in Chianti costava 3 milioni di lire e che oggi, spiegano gli esperti di winenews. it, vale 80/100 volte tanto, 300 milioni, ovvero più di 150.000 euro. Ma non solo. Il valore della terra segue quello del vino e oggi sono tanti gli imprenditori che si rivolgono al vigneto come investimento che, per di più, non conosce le fluttuazioni dei titoli azionari. Tant’è vero, che anche Borsa Italiana si è ultimamente occupata della convivenza tra il mondo della finanza e le aziende vitivinicole al fine di individuare i reciproci vantaggi sul fronte degli investimenti. Per esempio, per le aziende potranno nascere nuove opportunità sul fronte del reperimento di risorse utili per la crescita e il rafforzamento della propria struttura patrimoniale; mentre, gli investitori potranno trovare nel mondo del vino opportunità di investimento alternativo: sia come investimento fisico che attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari che vedono le proprie performance legate all’andamento del settore.
La finanza può offrire infine ad entrambe le parti un background tecnico per la costruzione di strumenti che permettano la copertura dei rischi di mercato e la possibilità di trading. Insomma, i punti a favore non mancano e non è un caso se molti gruppi bancari e assicurativi hanno da tempo investito molto in questo segmento. E’ il caso di Ras che a Castelnuovo Berardenga, possiede l’Agricola San Felice, un vero e proprio borgo del vino con 200 ettari a vigneto da cui vengono prodotti 1,3 milioni di bottiglie di Chianti l’anno. L’antico borgo è stato ristrutturato e trasformato in struttura alberghiera, mentre a Montalcino, la tenuta è quella di Campogiovanni. I dipendenti sono 55 ed il fatturato 2003 globale si è attestato sui 7 milioni di euro. Sull’intera produzione, la quota destinata all’export (soprattutto verso Usa, Canada, Germania e Svizzera) è del 60%.
Nel 2003 ha raggiunto un giro d’affari di 34,1 milioni di euro producendo 7 milioni di bottiglie, di cui un quarto destinato alle esportazioni verso i mercati tedesco, americano, giapponese e inglese, provenienti da 149 ettari vitati di proprietà. Si tratta di Mps Tenimenti, che occupa 133 addetti e che possiede la tenuta Fontanafredda in Piemonte e Poggio Bonelli e Chigi Saracini in Toscana. Tra gli investimenti effettuati dal gruppo c’è l’esclusiva per la fornitura ufficiale delle Olimpiadi Invernali Torino 2006. Anche il gruppo Ligresti, con la SaiAgricola (nata nel 1980 per gestire il patrimonio agrario del Gruppo) è presente nel segmento con le tenute di Colpetrone in Umbria (nel territorio del Sagrantino di Montefalco), di Montalcino, nel territorio del Brunello (con 20 ettari) e con la Fattoria del Cerro a Montepulciano con 167 ettari a vigneto e una produzione di 850mila bottiglie.
Le origini dell’azienda risalgono al 1851, vent’anni dopo la costituzione delle Assicurazioni Generali, con l’acquisto di Ca’ Corniani, in provincia di Venezia. Oggi Genagricola, che ha sede nella Tenuta Sant’Anna, con oltre 10mila ettari complessivi posseduti, 725 destinati alla viticoltura, è la prima azienda del settore in Italia. Nel 2003 sono stati 5 milioni le bottiglie prodotte ed il fatturato ha raggiunto i 13,3 milioni di euro occupando una quota del 40% sul volume d’affari complessivo del Gruppo, in crescita del 5,3% sull’anno precedente. La quota destinata alle esportazioni, soprattutto Germania e Nordamerica, è il 35% e deriva per lo più dalle tenute Poggiobello a Udine e Le Telizze e San Giorgio a Pordenone.

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