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Affari & Finanza / La Repubblica

Vino & finanza - Masi, la cantina dove fanno la fila le merchant bank ... Quando Sandro Boscaini tiene conferenze a Londra o a Los Angeles non fa mai pubblicità alla Masi Agricola, di cui è presidente. Parla dei vini veronesi e veneti, parla della Valpolicella e delle tecniche di vinificazione narrate da Cassiodoro e Plinio il Vecchio. Dice che "non è solo una strategia di rafforzamento del marchio, ma anche una politica di promozione della cultura veneta e del vino". Per questa via Masi è arrivata a rappresentare una storia eccellente quanto anomala, tanto che dei 10 milioni di bottiglie prodotte appena l’11% viene venduto in Italia e il resto finisce in una sessantina di paesi (39% in Usa). Nel 2003 il giro d’affari valeva 40,8 milioni (erano 31,3 tre anni prima, nel 2000), il margine operativo lordo 9,2 milioni e il risultato ante imposte 6,5 milioni. Alla fine di quest’anno, i tre parametri citati sono attesi rispettivamente a 44,2, 9,7 e 6,9 milioni. Non capita a caso, dunque, che alle porte dell’azienda di Sant’Ambrogio in Valpolicella abbiano bussato varie merchant bank e che una serrata trattativa sia in corso affinché uno dei maggiori fondi di private equity italiani acquisisca una importante quota del capitale. Anche qui emerge l’anomalia di Masi, impresa di successo in un settore sempre più marginale.

Di questa storia, che dura dalla fine del XVIII secolo, ha voluto rendere conto il premio "Imprenditore dell’anno" promosso da Ernst & Young, che nella categoria "Communication" ha segnalato appunto Sandro Boscaini. Nella motivazione si legge che "ha sposato la filosofia del vino come espressione del territorio: la comunicazione della Masi è espressa attraverso il premio omonimo, la fondazione Masi e le molte attività che hanno permesso di associare positivamente il marchio a un marketing del territorio".

Marketing del territorio implica dare valore a una tradizione, perché come dice Boscaini il vino italiano "può essere vincente solo se sa tenere assieme massa critica e regionalismo. E’ necessario che il mercato sappia riconoscere i grandi campioni del Veneto, del Piemonte, della Toscana. Ma è anche indispensabile raggiungere volumi di vendita tali da permettere un efficace standard di distribuzione a livello internazionale. E quindi occorre una forte capacità di investimento per affermare i vini di pregio del territorio e per consentire un costante tasso di innovazione tecnologica".

Tradizione e innovazione sono due rotaie dello stesso binario, secondo la strategia di Masi. In concreto vuol dire, per esempio, che il prossimo triennio richiederà investimenti per 15 milioni di euro per nuove cantine e vigneti in Toscana, ampliamento della base viticola in Friuli, rifacimento dei vigneti e degli impianti di imbottigliamento in Valpolicella. Innovazione ha a che fare con i vigneti sperimentali e i laboratori di microvinificazione sperimentale, realizzati assieme alla facoltà di agraria dell’Università di Milano e con il riconoscimento del ministero della Ricerca. Oltre il 5% del fatturato ogni anno è dedicato alla voce ricerca. Ma a testimoniare che innovazione e tradizione in Masi sono una cosa sola è in primis il vino.

Masi ha ridato valore al processo di vinificazione tramite appassimento. La metodica è la stessa da un paio di millenni, qui sono entrati in gioco impianti computerizzati capaci di garantire scientificamente il controllo del processo e la qualità del prodotto finale. I fasti odierni dell’Amarone devono molto all’evoluzione di una tecnica che, facendo ridurre umidità e peso a un mix di uve (Corvina, Rondinella e Molinara), ottiene un raro equilibrio fra concentrazione, alcol e acidità. "Come Armani non ha inventato la giacca, noi non abbiamo creato l’Amarone, però abbiamo l’ambizione di avergli dato uno stile originale e internazionale" dice Boscaini.

Sebbene l’Amarone sia il più celebre dei vini di Masi, non ne risolve affatto il catalogo. Scriveva Goffredo Parise vent’anni fa sul Corriere della sera che "Campofiorin aggiunge qualcosa alla nostra vita, come un bellissimo libro, come un verso di Omero, come il peso di un grappolo d’uva nella mano". Campofiorin è un altro dei vini della tradizione locale riscoperti da Masi quand’erano a un passo dall’abbandono. Parole e numeri vanno di pari passo per spiegare i bilanci di quest’impresa sui generis. Dice Boscaini che le cifre sono frutto di una lunga e lenta semina e di chi, come Parise, ne sa riconoscere l’esito.

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