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Affari & Finanza / La Repubblica

Franciacorta, per l’export la vetrina sarà una svolta ... “Il 2014 si è chiuso con un incremento del 10% rispetto al 2013”: Maurizio Zanella, presidente del Consorzio Franciacorta nonché produttore di Ca’ del Bosco - una delle etichette blasonate di questo territorio in provincia di Brescia - brinda due volte: per i conti record e per una vetrina d’eccezione, Expo 2015, dove il Franciacorta sarà il vino ufficiale. “Il Franciacorta ha venduto 15,5 milioni di bottiglie. Ancora poche all’estero ma siamo sicuri che l’Expo ci consentirà di incrementare la nostra visibilità nel mondo e di far crescere l’export”. Franciacorta, unico vino che sarà stappato e versato durante i banchetti ufficiali dell’esposizione universale di Milano. Capi di Stato, politici, imprenditori: tutti avranno modo di assaporare e apprezzare questo Metodo classico, ovvero prodotto con la rifermentazione in bottiglia, come lo champagne. Franciacorta, una denominazione che porta il nome della zona dove si produce e imbottiglia, tra Erbusco e gli altri comuni vocati, vicino al lago d’Iseo. “Siamo a un’ora di macchina da Milano, l’Expo è anche un’eccezionale occasione per invitare i visitatori a conoscere il nostro territorio, a capire come nasce e si realizza il nostro prodotto”, commenta Zanella.
La crisi ha infetto una svolta radicale al mercato. Le politiche di prezzo, anche in periodi di difficoltà, anzi proprio nei momenti peggiori, non premiano più: vince chi fa qualità, innovazione. Una tendenza che raccoglie anche i top brand dell’enologia, come registrano da anni le rilevazioni di Fondazione Altagamma. Il Made in Italy vince la competizione globale con l’eccellenza. E nel settore vitivinicolo l’eccellenza sono i territori, unici e irripetibili, che legano i vini alla specificità e cultura di ogni triangolo di terra. L’arma con la quale siamo riusciti a tenere testa ai produttori del nuovo mondo, australiani e neozelandesi in primo luogo, che competono con prezzi all’osso e spregiudicate politiche di marketing su vitigni internazionali senza una identità.
Finora ha funzionato bene con i vini fermi, Brunello, Amarone, Soave. Ma tra i vini “mossi” la confusione è ancora tanta. “La parola spumante va eliminata - tuona da anni Zanella, che ha sempre contestato le statistiche che ogni Natale se ne escono con un campanilistico: lo spumante italiano ha superato lo champagne - E’ come paragonare le vendite di tutti i vini rossi a quelle dei Bordeaux”.
Alcuni territori hanno fatto grandi sforzi di coordinamento tra denominazione e territorio. L’Asti, per esempio: il Prosecco, che sotto un’unica denominazione ha invaso il mondo di tante etichette. La denominazione Trento Doc, che ha sancito la forza del distretto delle bollicine nato attorno alla Cantina Ferrari. Il Franciacorta, con il marchio Cà del Bosco, Berlucchi, Bellavista, è salito nell’Olimpo dell’enologia mondiale. In questa terra è spuntato anche un marchio biodinamico, Barone Pizzini, che ha conquistato il cuore e il palato di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Ora è tutto il Consorzio, che conta 109 produttori, a fare il grande salto. Il brand di territorio dà forza e visibilità a tutti i produttori, anche i più piccoli, consentendo ai consumatori di identificare sotto lo stesso nome la provenienza, il disciplinare di produzione, il vitigno stesso. Chardonnay e/o Pinot Nero, come per gli champagne, sono i due vitigni alla base di questo prodotto. Vuoi la terra, vuoi la tecnica, il Franciacorta ha caratteristiche inconfondibili. E anche ecosostenibili: Un terzo delle vigne è certificata biologica e il rimanente a basso impatto ambientale e secondo sistemi di coltivazione lotta integrata. Giappone, Usa, Germania, Gran Bretagna; i mercati più attenti sono proprio quelli che per primi hanno intercettato il Franciacorta. “L’estero rappresenta il 9,2% delle vendite, ma è cresciuto del 12,8% - racconta Zanella- ma il record è anche per l’Italia, considerato che nel nostro Paese il consumo divini è in flessione, noi siamo cresciuti del 9,7%”.

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