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Affari & Finanza / La Repubblica

“Dalla damigiana all’Orient Express e l’Amarone Masi è finito in borsa” ... “Stiamo adottando un nuovo tipo di cassetta tutta in bambù,in modo da evitare qualsiasi trauma all’uva anche durante il trasporto” dice Raffaele Boscaini, coordinatore del gruppo tecnico di Masi Agricola, settima generazione dei produttori di vino della Valpolicella - uno dei brand più famosi al mondo, primo a quotarsi in Borsa in questo settore - mostrando i graticci di bambù, le arelle come si chiamano qui, dove appassiscono le uve per la produzione dell’Amarone.

Siamo a Garganago, piccola frazione di Sant’Ambrogio di Valpolicella, in provincia di Verona, sede storica delle Cantine Masi, nei cosiddetti “fruttai”, i locali aerati dove i grappoli sostano tre-quattro mesi dopo la vendemmia, costantemente controllati: “Bisogna evitare che si formino marciumi o muffe- racconta Raffaele - ecco perché vogliamo sostituire anche le cassette, oggi si usano quelle in plastica bucherellate ma non consentono la tritale traspirazione, invece in questo modo una volta effettuato il raccolto in vigna, si deposita direttamente la cassetta nei fruttai”.

L’appassimento è il cuore della vinificazione dell’Amarone della Valpolicella, il fuoriclasse di questa terra. Una pratica che risale agli antichi Romani e si usa per tanti vini, dal Passito di Pantelleria al Recioto, il vino dolce sempre della Valpolicella.li riposo sui graticci favorisce la concentrazione degli zuccheri, che fanno salire il contenuto alcolico, dando vita a vini importanti. Il principio base è uguale per tutti. Mila la rasa Masi ha nel tempo sviluppato un proprio stile, un expertise, “AppaXXImento” con tanto di brevetto. Portando questo vino di territorio nell’Olimpo mondiale dell’enologia.

L’Amarone è un vino rosso secco, degno rivale dei prestigiosi Bordeaux come dei grandi Barolo e Barbaresco, Amarone per distinguerlo dal Recioto dolce. Vino a elevata gradazione, oltre 14 gradi, che si sposa bene con piatti impegnativi: arrosti di selvaggina, cacciagione, stracotti, formaggi stagionati. Cibi caldi, autunnali e invernali. Famoso è anche il risotto all’Amarone. Ma l’Amarone si può bere anche da solo, dopo pasto, come un Porto. E’ frutto dell’assemblaggio di tre vitigni, Corvina, Rondinella e Molinara, tipici di questo territorio che si estende su tre valli, Negrar, Marano e Fumane, tra i Monti Lessini e il Lago di Gai da una distesa di colline e filari protetti da un microclima mediterraneo e nutriti da terreni rossi e bruni poggiati su marne cretacee, ha sali i e calcari dell’era della collisione tra i continenti.

La natura duna,l’uomo perfeziona. lino volta staccato dalla pianta, il grappolo continua a vivere nella bacca si attivano 415 geni, che hanno la funzione di tenere a bada lo stress della disidratazione, ma allo stesso tempo di presiedere alla produzione di sapori e bouquet del vino.

La Cantina Masi, che ha un proprio Laboratorio di ricerca, lavorando in collaborazione con il Centro di Genomica funzionale vegetale dell’Università di Verona, ha fatto una scoperta: “La Corvina, rispetto a Syrah e Cabernet Sauvignon, impiega il doppio del tempo per disidratarsi e durante questo periodo attiva alcuni geni che conferiscono alla Corvina un più elevato aroma dì spezie legnose, una caratterizzazione locale” racconta Raffaele. Nel mondo globalizzato del vino, l’Amarone ha portato una sua identità unica e irripetibile: “È la leva comunicativa

delle nostre etichette, tutti i prodotti ormai sono buoni oggi, la differenza è nella storia che il territorio può raccontare”, spiega

Sandro Boscaini, padre di Raffaele, Presidente di Masi Agricola, “Mister Amarone”, come lo chiamano in tutto il mondo, l’uomo che ha dato la svolta radicale al gruppo di famiglia, fino all’approdo in Borsa, avvenuto lo scorso anno, Dai fruttai nel sottotetto alla cantina sotterranea: tra gli storici grandi fusti veronesi e le più moderne barrique, maturano e conquistano i mercati del mondo le diverse linee della cantina, che ora saranno servite anche sull’Orient Express. L’etichetta ammiraglia è il Costasera, anche in versione Riserva, o Nectar, dove è maggiore la presenza di Corvina. Lo scorso anno ha compiuto 50 anni Campofiorin, un Supervenetian, il capostipite di una schiatta di vini che decenni dopo saranno classificati come Ripasso, altra variante dell’appassimento: il vino Doc Valpolicella viene “ripassato” per 10-15 giorni sulle vinacce residue dell’Amarone. Una “tecnica ingegnosa”, l’ha definita Hugh Johnson, il più autorevole tra i guru della critica enologica mondiale. “È stato mio padre Guido a ideare il Campofïorin” racconta Sandro. A quel tempi l’Italia era la damigiana del mondo, forniva vini sciolti che venivano imbottigliati da marchi stranieri. E i produttori più illuminati hanno iniziato a produrre vini di sempre maggiore qualità. In tutti questi anni Masi ha affinato la tecnica e oggi l’appassimento della casa è un expertise con tanto di brevetto. L’impronta della maison che è alla base della maggior parte delle etichette: dà corpo senza togliere freschezza al Rosa dei Masi Igt; conferisce una personalità fruttata al Masianco, Pinot grigio e Verduzzo Igt; dona vigore al Colberc, rosso d’Argentina, dove la cantina nei suoi piani di espansione ha comprato la tenuta Vignetí La Arboleta, a Tupungato, nel Mendoza, dove si produce anche il Torrontés locale clic si sposa con il Pinot grigio in un matrimonio raffinato da un tocco di appassimento. Il Brolo Campoforin Oro, invece, è l’emblema dell’innesto dell’innovazione stilla tradizione: contiene l’Oseleta, un antico vitigno riscoperto dal Masi, che studi a vitigni e classi di lieviti naturali “Abbiamo creato il primo campo sperimentale dinamico di conservazione e confronto di varietà e cloni di uve autoctone delle Venezie - racconta Raffaele - dove sono state impianta te 48 diverse varietà replicate in un numero dì piante tali da permettere le microvinificazioni necessarie”. Il vigneto si trova nelle antiche tenute dei conti Serego Alighieri, di proprietà del Conte Pieralvise di Serego Alighieri, discendente di Dante, oggi partner di Masi. L’antica magione è stata adibita a residence, la versione elegante e riservata di un agriturismo. Più familiare e popolare è invece wine bar-ristorante nella Tenuta famosa, vicino al Lago di Garda, a due passi dall’Autostrada. Tutto fa business nella filiera che dal vino sì snoda fino al turismo, dal mass market all’Alto di gamma. L’ultimo nato nella tenuta Cime Bossi Fedrigotti, con la quale ha stretto una jv, è Conte Federico, spumante Trento Doc. E ora, con Moxxé, il debutto dell’appassimento anche nelle bollicine.

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