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Affari & Finanza / La Repubblica

Finite le bolle tornano le bollicine ... L’Australia è uno dei paesi dove Vranken-Pomrnery Monopole si è aperta nuovi sbocchi. E l’Australia è per tutto il mondo champagne la nuova frontiera: con una crescita dell è seconda solo a Nuova Zelanda in termini di incrementi. Incrementi a doppia cifra anche in Giappone, un paese che pure in questo momento si dibatte in una grossa crisi economica.
L’Italia, che con 6,3 milioni di bottiglie è il settimo mercato al mondo per l’export del celebre vino francese. In tre anni dal 2013 al 2015 il mercato italiano ha guadagnato un milione di bottiglie. Ma è scivolata indietro nella classifica globale, superata da altri paesi. Il Regno Unito presidia storicamente il primo posto.
Dopo anni di “tre per due”, in concomitanza con le fasi peggiori della crisi mondiale, le bottiglie spedite dalle cantine della Champagne nel mondo, Francia inclusa, nel 2015 sono state 312 milioni e 532mila, con una crescita dell’1,7% e un giro d’affari di 4,75 miliardi di euro che rappresenta la miglior performance commerciale nella storia di questo prodotto.
Numeri contati, non stime: il Civc, Comité Champagne, organismo semipubblico che riunisce tutte le maison e tutti i viticoltori, misura le spedizioni reali in uscita dalle cantine. I grandi marchi sono quelli che realizzano, ovviamente, la fetta più grossa del business. E agli italiani, in particolare le bollicine griffate piacciono, detengono l’85,4% del mercato, seguiti dai viticoltori
dalle cooperative.

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